Martedì 25 Settembre 2018 | 18:35

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Barretta condannati a due anni di reclusione evasione fiscale

xxxx coinvolta società in portogallo

Barretta condannati a due anni di reclusione evasione fiscale

BRINDISI - Due anni di reclusione per Francesco Barretta; un anno e quattro mesi ciascuno per Giuseppe Barretta e per Giuseppe Solito. I primi due sono imprenditori portuali brindisini, l’altro è il loro commercialista. Sono accusati di evasione fiscale commessa con la creazione di società in Portogallo, fittiziamente estere, con il solo scopo di eludere il fisco italiano. Il giudice monocratico Barbara Nestore ha concesso la sospensione della pena, ma ha disposto la confisca di beni per oltre un milione di euro, sottoposti tempo fa a sequestro, pari alla presunta evasione.

«Valuteremo con attenzione le motivazioni della decisione del Tribunale – affermano i loro legali - e proporremo appello per dimostrare che la società Barry Towage non è in alcun modo esterovestita: è stata costituita in Portogallo per effettive ragioni imprenditoriali, che esulano da qualsivoglia finalità di risparmio fiscale e svolge la propria attività di rimorchio d’altura in acque extra-territoriali, lungo costa nord-occidentale dell’Africa. Manca dunque qualsiasi radicamento con il territorio nazionale che possa fondare la pretesa impositiva italiana. Peraltro, dimostreremo che, se la società fosse stata stabilita in Italia, avrebbe potuto fruire di un trattamento fiscale del tutto equiparabile, se non addirittura più favorevole, di quello di cui gode in Portogallo».

Questa vicenda non ha nulla a che vedere con la società «Fratelli Barretta» che opera nel porto di Brindisi, non coinvolta in questo procedimento.

Secondo il capo di imputazione (pubblico ministero titolare dell’inchiesta è Raffaele Casto), i fratelli Barretta avrebbero costituito questa società in Portogallo non perché necessaria alla gestione dei loro rimorchiatori, che operano in quelle zone di mare nei pressi delle piattaforme petrolifere, ma per non pagare le tasse. L’evasione che viene contestata è di poco meno di trecentomila euro e risale al 2009. Si arriva ad oltre un milione perché la «falsa» società portoghese si tira dietro la Acamar di Brindisi, sempre dei Barretta. Avvenendo un dialogo lavorativo tra le due società ed essendo entrambe italiane, la Acamar a sua volta avrebbe dovuto pagare iva per 900mila euro. Esenzione possibile solo nel caso la Barry fosse stata realmente straniera. Il pm invece ritiene che siano entrambe italiane e il giudice monocratico ha ritenuto reale l’ipotesi accusatoria accogliendo le richieste di condanna.

Di diverso avviso il collegio di difensori, il quale ha già preannunciato ricorso in Appello.

Di recente la stessa società «Barry Towage» era stata coinvolta in un altro processo per evasione fiscale, dinanzi ad altro giudice monocratico, che aveva assolto i due Barretta, Solito e Damiano Carvignese, un rivenditore di barche.

Secondo il giudice Giuseppe Biondi non c’era stata emissione di fatture per operazioni inesistenti. Le due imbarcazioni «incriminate» erano state realmente vendute da Carvignese alla società portoghese «Barry towage and offshore servico» (anche se utilizzate dai Barretta) e di conseguenza era venuta meno l’ipotesi di reato contestata dal pubblico ministero Raffaele Casto, a Carvignese, quale esecutore del reato, ai fratelli Barretta, ritenuti i «determinatori del reato, giacché diretti beneficiari dell’arricchimento patrimoniale personale derivato dalla sua consumazione», ed a Solito quale istigatore del reato. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna di tutti e quattro gli imputati: due anni e mezzo a testa di reclusione per i fratelli Barretta, due anni e tre mesi per Solito, due anni per Carvignese.

Biondi invece li aveva assolti ritenendo che quella società fosse realmente portoghese e non di comodo per evadere le tasse.

Piero Argentiero

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