Csm: De Magistris via da Catanzaro
ROMA - La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha disposto il trasferimento del Pm Luigi De Magistris da Catanzaro e dalla funzioni di sostituto procuratore della Repubblica.
Il trasferimento non è immediatamente esecutivo. Ma è una pena accessoria alla condanna principale, che è quella della censura. Ciò vuol dire che il trasferimento diventerà operativo soltanto quando il provvedimento sarà diventato definitivo; quando cioè, dopo un più che probabile ricorso, si saranno pronunziate le sezioni unite della Corte di cassazione.
Il Pm di Catanzaro è stato condannato per sei delle 11 accuse che gli venivano mosse.
Le accuse al magistrato
Un modo «errato e distorto di intendere il proprio mestiere», per il quale «si è ispirato più ad un'ottica missionaria. La magistratura non è una missione, ma un mestiere, che è il controllo della legalità, guai se un magistrato pensa di avere una missione». È quanto il Pg di Cassazione Vito D'Ambrosio ha contestato oggi al Pm di Catanzaro Luigi De Magistris di fronte alla sezione disciplinare del Csm, sottolineando che «manca nella condotta dell'incolpato il principio costituzionale per il quale i giudici sono soggetti soltanto alla legge, un principio che è il limite interno per la magistratura. L'autonomia e l'indipendenza delle toghe sono assicurate in quanto si ha la certezza che il giudice sia vincolato all'applicazione della legge e alle regole disciplinari anche a quelle che non piacciono». D'Ambrosio, inoltre, ha rilevato come la magistratura sia «l'unico potere che ha una capacità di delegittimazione enorme e che può incidere sulla libertà personale. Questo è accettato se teniamo conto del limite interno e De Magistris, da questo punto di vista, non dà sufficienti garanzie. Non è questo il modello di magistrato che la Costituzione e l'ordinamento prevedono e di cui necessita la democrazia ordinaria».
Nel ripercorrere la vicenda che ha portato il magistrato calabrese davanti al Tribunale delle toghe, il Pg non ha mancato di sottolineare «comportamenti sleali» di De Magistris, la «incuranza rispetto ai termini procedurali», «l'adozione di provvedimenti al di fuori del Codice», nonchè «rapporti con la stampa utilizati per fare pubblicità a se stesso». «Non abbiamo contestato a De Magistris di aver rivelato delle notizie riservate - ha spiegato D'Ambrosio - ma riteniamo che i rapporti intensi con i giornalisti fanno sempre sfuggire qualche accenno». Il Pg, poi, ha ricordato le dichiarazioni pubbliche rilasciate dal Pm, bacchettando «l'appello alla piazza».
Di certo, però, ha osservato ancora D'Ambrosio, non vanno dimenticati dei dati positivi nei confronti del magistrato di Catanzaro, tra cui la valutazione favorevole di professionalità che era stata fatta negli anni scorsi, nonchè il fatto che «si sia trovato a svolgere le sue funzioni in un ambiente decisamente difficile».
Le contestazioni "tecniche"
Provvedimenti «abnormi» come il decreto di perquisizione nei confronti del procuratore generale di Potenza, Tufano, oppure come quello con cui aveva disposto che i nomi di due suoi indagati, il senatore Pitelli e il generale Cretella, fossero tenuti chiusi in un armadio blindato. È anche per questo che il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris è stato condannato dalla sezione disciplinare del Csm alla censura e al trasferimento d'ufficio.
La condanna è stata inflitta inoltre per non aver chiesto la convalida di provvedimenti di fermo, e per aver trasmesso alla Procura di Salerno il fascicolo dell'inchiesta Poseidone, dopo che gli era stata avocata dal procuratore di Catanzaro. La sezione disciplinare ha riconosciuto colpevole De Magistris anche per non aver informato dei suoi provvedimenti i suoi diretti superiori.
Non era lui la "gola profonda" del Tribunale
De Magistris è stato assolto dalla sezione disciplinare del Csm da alcune delle accuse, che gli aveva mosso la Procura generale della Cassazione, a cominciare da quella di non aver adottato tutte le misure necessarie per impedire la fuga di notizie sulle sue inchieste. Tra gli episodi contestati c'era anche la vicenda della fuga di notizie sull'iscrizione del presidente del Consiglio nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta "Why Not". L'assoluzione riguarda anche l'accusa di aver avuto «rapporti disinvolti» con la stampa e di essersi presentato all'opinione pubblica come «vittima di persecuzione da parte di politici e magistrati». Come pure De Magistris è stato assolto dall'addebito di aver diffuso «sospetti» senza prove nei confronti di superiori e colleghi.