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Ersap, lo scandalo dei suoli svenduti grazie a legge-truffa

Ersap, lo scandalo dei suoli svenduti grazie a legge-truffa

Ersap, lo scandalo dei suoli svenduti grazie a legge-truffa

 
Ersap, lo scandalo dei suoli svenduti grazie a legge-truffa

Martedì 19 Agosto 2014, 07:54

03 Febbraio 2016, 05:30

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Può essere definita la Grande Svendita. Decine e decine di ettari di suoli pubblici venduti come agricoli ma in realtà diventati edificabili, un patrimonio immenso che negli ultimi cinque anni la Regione non è solo stata costretta a regalare: spesso, infatti, ci ha addirittura rimesso centinaia di migliaia di euro. Tanto che ora, nascosta in un articolo della manovra di assestamento del bilancio, è spuntata una norma per fermare lo scempio. Ma forse è troppo tardi.

Quello dei falsi terreni coltivabili non è che l’ultimo capitolo della storia infinita dell’Ersap, l’ente che avrebbe dovuto sviluppare l’agricoltura e che è stato chiuso nel ‘93 dopo uno scandalo che costò le manette all’ultimo presidente Antonio Buttiglione. Al momento della cancellazione l’Ersap aveva accumulato debiti per quasi 500 milioni di euro, che la Regione sta tuttora pagando attraverso un mutuo contratto nel 1999. La liquidazione però non è ancora chiusa. Per chiudere i conti la Regione deve infatti disfarsi di un ricco patrimonio fondiario (all’epoca valutato in 50-60 milioni) su cui gli agricoltori possono esercitare il diritto di riscatto: bastava dimostrare di aver coltivato quei suoli per cinque anni, e si poteva chiedere di comprarli.

Nel frattempo però quelle che negli anni ‘50 erano zone rurali sono state assorbite dalla città, o si trovano sul mare in posizione molto favorevole per il turismo: basti pensare alle decine di proprietà che la Regione aveva in Salento, in particolare a Otranto e alle Cesine, trasformate in ville, alberghi e villaggi turistici. Terreni che valevano oro, ma sono stati venduti a pochi spiccioli.

La dismissione dei beni della riforma fondiaria è regolata da una legge regionale del 1999, in cui è previsto che il prezzo dei suoli venga stabilito attraverso una perizia (che oggi spetta all’Agenzia del Territorio). Nel mondo civilizzato, il valore di un terreno dipende dalla sua destinazione urbanistica: un conto è se ci puoi costruire un grattacielo, un conto è se serve per coltivare patate. Eppure nella legge di bilancio 2009, con un emendamento che definire criminogeno è un eufemismo, il Consiglio regionale ha consentito l’incredibile: «Se il mutamento di destinazione interviene dopo l'accettazione del prezzo, nei tempi e nelle forme previste, ma prima che sia stipulato il contratto di cessione, la vendita ha luogo alle condizioni proposte e già accettate».

È esattamente in quel comma che si nasconde il trucco, tanto che nella manovra di fine luglio - su proposta dell’assessore al Bilancio, Leo Di Gioia - la norma è stata cancellata. Ma forse è già troppo tardi. Ed un esempio pratico - quello che ha convinto gli uffici a intervenire - chiarisce meglio la portata del problema. A luglio 2009 la Regione ha venduto un terreno edificabile di 8 ettari in agro di Ginosa, incassando 45mila euro. È vero che la variazione da agricolo a edificabile è avvenuta nel periodo intercorso tra la valutazione e la vendita, tuttavia il funzionario che ha chiesto la perizia si era «dimenticato» di segnalare all’Agenzia del Territorio che il Comune aveva già approvato un nuovo piano regolatore. Ad accorgersene è stata l’Agenzia delle Entrate: il valore reale del terreno è pari a 785mila euro, quasi 15 volte in più. Il bello è che alla Regione è stata pure contestata l’elusione delle imposta di registro, ipotecarie e catastale, ed è stato emesso un verbale di 90mila euro che la Commissione tributaria provinciale di Taranto ha confermato. Morale della favola: la Regione ha fatto un regalo da quasi un milione di euro, e ci ha pure rimesso 45mila euro oltre le spese legali.

Nessuno sa con precisione quanti siano i casi simili, anche perché il Fisco non sempre se ne accorge e gli uffici dell’assessorato all’Agricoltura non hanno mai segnalato il problema. Ma dagli atti emerge che in provincia di Taranto se ne sono verificati almeno altri due, e su un altro la Regione è forse riuscita a fermare la vendita in tempo (l’acquirente però ha fatto causa, e c’è un processo in corso). Di certo c’è che negli ultimi 5 anni sono state alienate decine e decine di immobili ex Ersap, alcuni anche in zone di gran pregio. E nel 2011 è stato cancellato il Comitato tecnico consultivo che era stato istituito nel 1997 proprio per vigilare su quell’enorme patrimonio: ciò che è accaduto dopo si può soltanto immaginare.
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