Si è spenta la voce della Sardegna
CAGLIARI - «L'indiano» (come veniva definito in ricordo anche dell'album, al quale aveva collaborato, che Fabrizio De Andrè aveva dedicato al rapimento di cui era rimasto vittima con Dori Ghezzi) se n'è andato a 51 anni. E ora i suoi amici, i suoi colleghi, ma anche chi lo conosceva solo un po' e già gli voleva bene, lo piangono ricordandone la determinazione, la poesia e la leggerezza che lo hanno accompagnato sino all'ultimo istante.
Da casa Parodi, dove è andata immediatamente per confortare i parenti, Elena Ledda, la folksinger che proprio in questi mesi stava preparando con Andrea un album, ammette di non trovare parole. «Sono troppo abbattuta - spiega con la voce strozzata dal pianto - e ora proprio non so che dire».
In lacrime anche Barbara Vargiu, dell'associazione culturale sassarese «Le Ragazze Terribili», che conosceva Parodi da più di vent'anni. «Da quando i Tazenda ancora non li conosceva nessuno», precisa lei. Il ricordo è quello di un tipo dal grande entusiasmo, mai perso anche dopo il successo nazionale arrivato grazie a una trasmissione di Pippo Baudo e a Sanremo. «L'immagine che ho in mente ora - continua Barbara Vargiu - è quella di Andrea al suo matrimonio, nel 1999 a Osidda, in Barbagia. Una grande festa alla quale era stato invitato tutto il paese, con balli tradizionali e Valentina, la moglie, bellissima, che indossava un abito fatto apposta per lei da Paolo Modolo».
Ma che tipo era Andrea Parodi? «In sintesi - ricorda ancora la sua vecchia amica - direi che era un sognatore, ma di quelli con i piedi per terra. Nel senso che era sempre alla ricerca di idee nuove, ma conosceva bene anche gli ostacoli che si trovano nel mondo della musica e quindi riusciva a non crearsi frustrazioni».