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Tutti contro Natuzzi «E' rimasto vittima del suo modello d'impresa»

Tutti contro Natuzzi «E' rimasto vittima del suo modello d'impresa»

Tutti contro Natuzzi «E' rimasto vittima del suo modello d'impresa»

 
Tutti contro Natuzzi «E' rimasto vittima del suo modello d'impresa»

Giovedì 11 Luglio 2013, 08:16

03 Febbraio 2016, 03:14

dal nostro inviato STEFANO BOCCARDI

MATERA - «Io non capire». Alle 14, in uno dei capannoni della zona Paip di Matera in località La Martella, il più loquace dei ragazzi cinesi impegnati nell’assemblaggio dei divani finge di «non capire». Gli altri nemmeno rispondono. Continuano impassibili a lavorare, armati di cucitrice. Eccoli gli operai cinesi (solo a Matera se ne contano più di 4.000), quelli che il patron del salotto murgiamo, il 73enne Pasquale Natuzzi da Santeramo in Colle, addita come i responsabili della crisi che una settima fa lo avrebbero indotto a chiedere la messa in mobilità (di fatto, l’anticamera del licenziamento) di 1.726 dipendenti.

Improvvisamente, in questo capannone «invisibile», senza insegne, spunta un ragazzone italiano. Ma anche lui, è praticamente muto. «Il titolare non c’è, io controllo solo gli imballaggi», si limita a dire. Sembra tutto chiaro: il capannone «invisibile», i cinesi, l’italiano, forse persino cassintegrato. Sembra di risentire, amplificate, le parole che da giorni va ripetendo Natuzzi: li usano, i cinesi e i cassintegrati, per farmi concorrenza sleale, lavorano a ritmi da schiavi e hanno ridotto i costi di lavorazione dei divani a 0,25 euro al minuto, che è quasi un quarto di quello che spendo io, che pago non meno di 91/92 centesimi al minuto.

Tranne un gruppetto di massimo quattro cinesi, nel capannone, dove dalle 12.45 alle 14.30 è prevista la pausa pranzo, tutti lavorano senza un attimo di pausa almeno sino a ben oltre le 18, quando, come da cartello affisso al muro, si dovrebbero chiudere i battenti. Sembra davvero tutto chiaro. E invece no. Perché qui, sulle colline della Murgia, in quello che una volta era conosciuto come il triangolo del salotto (prima che si estendesse alla provincia di Taranto, andava da Altamura a Santeramo e Matera), anche la fotografia più nitida, quella che potrebbe apparire persino illuminante, resta sfuocata, incompleta, troppo carica di grigi per raccontare, da sola, questa ennesima crisi.

E sì, perché basta farsi una chiacchierata con qualche addetto ai lavori per finire in un mondo ancora più grigio, praticamente buio. Un mondo che un tempo dava lavoro a quasi ventimila persone e che ora come allora è pieno zeppo di aziende cosiddette «contoterziste». Un mondo nel quale Pasquale Natuzzi è sì sempre il dominus, è sì sempre al centro di tutto, ma non solo come vittima predestinata.

E così a controbattere alle accuse di Natuzzi, non sono solo i sindacati che hanno rimandato al mittente il piano che prevede la chiusura di ben due (a Matera e Ginosa) dei quattro stabilimenti dislocati tra Puglia e Basilicata. Nel merito, a rispondere al patron di Santeramo, oltre ai diretti interessati, ovvero gli imprenditori che in un modo o nell’altro vengono accusati di svolgere nei suoi confronti un’azione di concorrenza sleale, è anche il direttore dell’Ispettorato provinciale del lavoro di Matera, Michele Campanelli, al quale non sono proprio piaciute alcune affermazioni di Natuzzi e in particolare quelle che, di fatto, chiamano direttamente in causa gli organismi di controllo. Campanelli, che ovviamente parla solo ed esclusivamente del territorio di sua competenza, ricorda che negli ultimi anni a Matera e proprio su sollecitazione di Natuzzi sono state eseguite numerose attività di controllo, a tappeto, con la partecipazione di carabinieri provenienti da Napoli e con l’ausilio dei militari della Guardia di Finanza.

Risultato? Tutto, o quasi, in regola. Nulla, comunque, che si configurasse come vero e proprio lavoro nero. Ancora più pesanti i commenti e le controaccuse che vengono dal mondo imprenditoriale materano, a cominciare da quelle espresse dal senatore di Scelta Civica, Salvatore Tito Di Maggio, presidente (in scadenza) del Distretto del salotto di Matera nonché rappresentante sul territorio della francese Chateau D’Ax, da sempre uno dei grandi concorrenti di Natuzzi. Di Maggio non solo sfida il patron di Santeramo a provare le sue accuse, ma, certo di poter dimostrarne l’infondatezza, arriva persino a invocare la «galera».

Più blande, ma altrettanto pungenti, le dichiarazioni di altri due noti concorrenti di Natuzzi, l’amministratore unico della Soft Line di Modugno, il polignanese Modesto Scagliusi, e il direttore commerciale della Nicoletti di Matera, Eustachio Nicoletti, figlio del fondatore Giuseppe, per anni alla guida del Distretto materano e poi costretto a ridimensionare, e di molto, la sua azienda. Dice ad esempio Scagliusi, che in premessa, come tutti, afferma di non voler polemizzare con Natuzzi: «Ognuno c’ha i suoi problemi. Che lui gestisca i suoi. Se lei ha da ridire nei confronti degli altri, ci sono gli organi istituzionali che possono intervenire. Non certamente lui».
E poi «Natuzzi - osserva Eustachio Nicoletti - ha beneficiato di una serie di interventi pubblici ad hoc. Se oggi lui pensa che la sua vera concorrenza è qui a Matera, si sbaglia. Perché noi produciamo agli stessi costi in cui produce lui».

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