È l’unico vero prete di Habemus Papam, il nuovo e discusso film di Nanni Moretti, interpretato da uno straordinario Michel Piccoli nel ruolo del Papa in crisi. E il caso ha voluto che, oltre alla produzione affidata al pugliese Domenico Procacci e il casting del barese Francesco Lopez di OZ Film, Don Salvatore Miscio sia anch’egli pugliese, precisamente di Manfredonia, in provincia di Foggia. Don Salvo, appassionato di arte tanto da laurearsi con una tesi su Fabrizio De Andrè, è rettore del seminario arcivescovile «Sacro Cuore» di Manfredonia e nella pellicola di Moretti ha interpretato il ruolo di uno sconosciuto sacerdote intento a celebrare Messa in una chiesa romana. Una scena in realtà della durata di poco meno di 30 secondi, ma che diventa cruciale per il protagonista Michel Piccoli, come ha spiegato lo stesso regista romano pochi giorni fa in occasione dell’uscita del suo film.
A proposito di Don Salvo infatti, Moretti ha parlato di «un giovane prelato di Foggia che spontaneamente ha fatto una predica a Santa Dorotea che magnificamente si adattava al panico appena del pontefice scelto dal Conclave».
Don Salvatore, com’è capitato in questa avventura? «Sono un appassionato di cinematografia e sin da piccolo ho sempre avuto la passione di capire come venisse girato un film. Adoro il cinema di Ozpetek, Almodovar i grandi della cinematografia italiana, ma anche i giovani come Sorrentino, Veronesi, Garrone. L’esperienza con Moretti è nata per caso. Un giorno ero a Roma con un caro amico, Filippo Antonelli, che ho conosciuto in un convegno. Filippo è stato il fotografo di scena del film The Passion di Mel Gibson, nonché anche del film di Moretti. Mi ha portato sul set e, dopo qualche settimana, mi ha comunicato che Moretti cercava un sacerdote vero per un ruolo. Non credevo nemmeno che si fosse accorto di me, ma pare che fosse rimasto colpito dal modo con cui ero stato li in silenzio a guardare il tutto».
E’ vero che ha quasi completamente improvvisato la predica, affidandosi alla sua esperienza diretta? «Inizialmente la scena doveva essere incentrata sul momento dell’Eucarestia. Poi, ascoltando le parole di alcuni testi sacri ai quali Moretti era molto interessato, ha deciso di cambiare scena e mi ha chiesto di utilizzare un testo che rispecchiasse la speranza al momento di smarrimento del mondo intero che aspettava il nuovo Papa, parole alle quali ho aggiunto commenti creati al momento».
Che idea si è fatta di Moretti? «Non lo conoscevo, però ho incontrato una persona molto delicata, attenta e rispettosa soprattutto della mia conoscenza e della la mia fede. E’ molto meticoloso nel suo lavoro, ma soprattutto molto attento alle relazioni con gli altri».
Ha letto delle polemiche di questi giorni? «Sì, molti si aspettavano un altro film da Moretti: più critico, pretestuoso e presuntuoso nei confronti della chiesa. Ho l’impressione che le tante critiche mosse al film, siano nate da una pellicola non vista. Pregiudizi e polemiche che si intuiscono da alcuni accenni e giudizi che non esistono nel film. Per cui, penso che sia una commedia che punta a mettere in evidenza la debolezza e la fragilità dell’uomo di potere che ha una responsabilità enorme come può essere il Papa, ma anche una metafora per tutti gli uomini di potere».
C’è anche il lato della fede che nel film viene espresso da lei. «Sì, infatti è l’unico accenno, ma in questo c’è un grande gesto di umiltà e attenzione da parte di Moretti: lasciare dire un altro, in questo caso un prete vero, una prospettiva che, forse, lui non avrebbe saputo dire. In altri tempi forse avrebbe detto a me cosa dire, oppure non avrebbe invitato sulla scena un prete».
















