la sentenza
Bari, fallimenti truccati: condannato Marco Vignola
La Corte dei conti: l’avvocato pagherà 280mila euro per il danno all’immagine dello Stato
BARI - Sono stati gli articoli di giornale sulla sua condanna penale a innescare i giudici contabili. Ed è proprio a seguito della pubblicazione delle notizie sui reati compiuti nel ruolo di curatore del fallimento « Nova Tessile» che l’avvocato barese Marco Vignola, 49 anni, è stato condannato a risarcire il danno d’immagine all’ordine giudiziario: poco più di 281mila euro, pari al doppio della cifra che - secondo le indagini all’epoca compiute dalla Finanza - Vignola avrebbe sottratto illecitamente dai conti di una procedura.
La sentenza della Corte dei conti (presidente facente funzione Daddabbo, relatore Laino) ha ridimensionato, e di molto, la pretesa economica della procura contabile, che con il viceprocuratore Pierpaolo Grasso (oggi trasferito nelle Marche e sostituito dal collega Carlo Picuno nell’aprile scorso chiese e ottenne il sequestro conservativo dei beni di Vignola (29 appartamenti sparsi tra Bari, Vietri di Potenza, Conegliano e San Vito di Cadore, oltre a vari conti correnti) per un valore pari a 3,7 milioni di euro. In sede di convalida, infatti, il sequestro fu circoscritto a 281mila euro, perché nel frattempo il notissimo professionista barese aveva proceduto a restituire buona parte dell’ammanco dai conti del fallimento, inizialmente quantificato in circa 1,5 milioni di euro e poi progresivamente ridotto a 146mila euro: per quest’ultima somma, peraltro, la stessa curatela ha nel frattempo eseguito un pignoramento sui beni di Vignola. I giudici contabili hanno dunque preso atto della «già avvenuta precostituzione di un titolo giudiziale idoneo a ristorare il danno» (il pignoramento dei 146mila euro), e hanno provveduto a quantificare il danno d’immagine prodotto dal «disdicevole episodio», comunque limitato per via «dell’assenza di un pubblico dibattimento penale».
Dopo l’arresto cautelare patito nel 2011, nel 2015 Marco Vignola patteggiò una condanna poi divenuta definitiva a due anni e quattro mesi (di cui due anni coperti da indulto) per peculato, truffa aggravata, falso ideologico e per vari reati tributari. Questa vicenda, comunque, non si è ancora conclusa del tutto: Gaetano Vignola, padre di Marco, è ancora a processo davanti al Tribunale di Bari. Anche lui ha provveduto a restituire parte delle somme illecitamente prelevate dai conti dei fallimenti che gestiva.