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Estorsione

Bari, factotum costretto a pagare 60 mila euro
per scuola figli del clan Di Cosola: 2 arresti

L'indagine nata da un'inchiesta precedente che aveva svelato l'esistenza di un presunto accordo 'elettorale' tra il clan e il faccendiere di un candidato alle regionali del 2015

carabinieri

BARI - Sarebbe stato costretto da uomini del clan Di Cosola a versare mille euro al mese, pagare le rette scolastiche dei loro figli, consegnare auto, ricariche telefoniche e biglietti dello Stadio per circa due anni. Per il reato di estorsione aggravata sono finiti in carcere i pregiudicati Christian Testini, di 25 anni, e Ivan Romita di 37 anni di Casamassima. Vittima del 'taglieggiò Armando Giove, già coinvolto in una indagine della Procura di Bari su un presunto scambio elettorale politico-mafioso risalente alle ultime elezioni regionali in Puglia del maggio 2015.
Ammonterebbero a complessivi 60 mila euro il denaro e i beni dati al clan da Armando Giove, condannato nei mesi scorsi per aver accettato la promessa del clan di procurare voti per Natale Mariella (poi non eletto) in alcuni comuni della provincia di Bari, offrendo in cambio 70 mila euro.

Quando Giove è stato arrestato nel dicembre 2016 su disposizione della magistratura barese per la vicenda del voto di scambio, ha iniziato a rendere dichiarazioni, quale parte offesa, sul conto dei destinatari dell’odierno provvedimento di arresto, raccontando di essere stato oggetto di una aggressiva manovra estorsiva iniziata nel 2014 e protrattasi per tutto il 2016. In quel periodo risulta che la vittima, dietro minacce rivolte anche ai suoi familiari, aveva subito tre richieste estorsive, impegnando a versare la somma di 15 mila euro in rate mensili da mille euro a partire dal gennaio 2015. Le indagini hanno accertato che, oltre al denaro contante, Giove avrebbe ricevuto richieste di ricariche telefoniche e dispositivi telepass per pedaggi autostradali, ma anche richieste di consegna di numerosi veicoli, biglietti per lo stadio e pagamenti delle rette scolastiche dei figli del pregiudicati. Nell’inchiesta dei Carabinieri, coordinata dal pm della Dda di Bari Federico Perrone Capano, sono indagati in stato di libertà anche due familiari di Testini e Romita.

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