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Tegola giudiziaria

Catania, Ciancio lascia «La Sicilia» dopo sequestro beni da 150mln
Giornalisti Gazzetta: da sempre nostra informazione libera e corretta

Bloccate 31 società e i conti correnti tra cui anche la maggioranza delle quote della Gazzetta del Mezzogiorno. L'editore: a 86 anni ho diritto di vivere da cittadino libero da interminabili processi

Catania, sequestro di beni all'editore Mario Ciancio

BARI - Il Tribunale di Catania ha emesso un decreto di sequestro e confisca, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, di una serie di beni nei confronti dell’editore e direttore del quotidiano La Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo. Il valore dei beni, in corso di quantificazione, è di almeno 150 milioni. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Catania. Il sequestro finalizzato alla confisca di oltre 150 milioni di beni disposto dal Tribunale di Catania su richiesta della locale Dda riguarda l’intero gruppo editoriale che fa capo a Mario Ciancio Sanfilippo. Il provvedimento riguarda, tra l’altro, anche la maggioranza delle quote della 'Gazzetta del Mezzogiorno' di Bari e due emittenti televisive regionali, 'Antenna Sicilia' e 'Telecolor'. Il Tribunale ha nominato dei commissari giudiziari per garantire la continuazione dell’attività del gruppo: si tratterebbe del commercialista Angelo Bonomo e del prof. Luciano Modica (docente di Matematica all'Università di Pisa ed ex sottosegretario all'istruzione nel Governo Prodi), entrambi di Catania.

La vicenda giudiziaria che riguarda l’editore è travagliata e comincia nel 2010 con l’apertura dell’indagine nei suoi confronti. Poi la richiesta di archiviazione da parte della procura e l’ordine del gup per nuove indagini nel 2012. Nel 2015 un altro giudice decide il non luogo a procedere. La procura ricorre in Cassazione e la Suprema corte annulla con rinvio il proscioglimento: si arriva così al rinvio a giudizio nel giugno 2016 per concorso esterno alla mafia e quindi all’inizio del processo nel marzo scorso. In questo contesto s'inserisce poi il sequestro di beni per circa 17 milioni nel giugno 2015.

LA POSIZIONE DI CIANCIO - «Lascio oggi con amarezza la direzione di questo giornale da me assunta, con passione, entusiasmo e spirito di servizio, nel lontano 1967. Lascio perché penso che oggi un mio passo indietro, seppur doloroso, rappresenti una scelta che possa aiutare me ad essere più libero rispetto alla prova che mi tocca affrontare e perché ciò può contribuire ad evitare che restino eventuali dubbi nei miei 400.000 lettori, nei giornalisti, nei tipografi e nei collaboratori. Ma lascio a fronte alta, perché non ho commesso alcuno dei reati di cui sono accusato. E lo dimostrerò». Lo afferma in una nota l’editore Mario Ciancio Sanfilippo che ha lasciato la direzione del quotidiano La Sicilia dopo il sequestro e la confisca dei suoi beni.

«Per questo, e direi nonostante tutto, mantengo intatta la fiducia nella magistratura. Chiedo solo, a 86 anni, e credo di averne il diritto - afferma Ciancio - di vivere da cittadino libero da interminabili processi. Ho dedicato la mia vita a questa testata, ereditata da mio zio Domenico Sanfilippo che ne fu il fondatorè. L’editore conclude: 'Io ne ho difeso sempre l’indipendenza e l’autonomia, anche nei tempi di crisi cominciati oltre 10 anni fa, rispondendo con il mio patrimonio personale. Sono sicuro che chi mi seguirà in questo impegno sociale e civile andrà ancora più avanti, e che La Sicilia sarà sempre libera e indipendente, come lo è stata in tutta la sua storia».

GIORNALISTI GAZZETTA: PROCEDURE NON COMPROMETTANO IL GIORNALE - Ecco il documento approvata dall'assemblea di redattori de La Gazzetta del Mezzogiorno, testata edita da Edisud spa, società interessata dal sequestro: «I giornalisti de La Gazzetta del Mezzogiorno esprimono preoccupazione per gli avvenimenti che vedono coinvolto l'editore Mario Ciancio Sanfilippo. Nel ribadire pieno rispetto e fiducia nei confronti dell'operato della magistratura, i giornalisti de La Gazzetta del Mezzogiorno si augurano che le necessarie procedure giudiziarie non compromettano l'esistenza della Testata.

La Gazzetta del Mezzogiorno ha sempre assicurato la corretta e libera informazione svolta con estrema dignità da tutti i suoi giornalisti nell'interesse esclusivo delle comunità di Puglia e Basilicata. I giornalisti auspicano altresì che la situazione venutasi a creare non penalizzi ulteriormente i lavoratori tutti della Edisud Spa già da alcuni anni alle prese con tagli occupazionali, cassa integrazione e altri sacrifici economici».

IL SOSTEGNO DEL MINISTRO LEZZI - «Inchiesta per mafia ha portato a sequestro di @lasiciliait, maggioranza quote di @GazMezzogiorno e altre emittenti. Brutta notizia per informazione al Sud: sono vicina ai lavoratori delle testate, che spero possano proseguire il lavoro mentre magistratura conclude il proprio». Lo scrive su Twitter il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, commentando il decreto di sequestro e confisca, per circa 150 milioni di euro, emesso nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo. 

LA PREOCCUPAZIONE DI FNSI E ASSOSTAMPA - «La Federazione nazionale della Stampa italiana, l’Associazione Siciliana della Stampa, l'Associazione della Stampa di Puglia e l’Associazione della Stampa di Basilicata esprimono preoccupazione per il sequestro del quotidiano 'La Sicilià, della maggioranza delle quote azionarie della 'Gazzetta del Mezzogiorno' e delle emittenti televisive Telecolor e Antenna Sicilia, disposto dalla Dda di Catania nell’ambito della confisca di beni nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo». «Ferme restando le esigenze di indagine e nel rispetto dell’attività degli inquirenti - è detto in una nota - il sindacato dei giornalisti non può non evidenziare il rischio che tale provvedimento possa mettere a repentaglio la sopravvivenza di aziende editoriali che rappresentano un patrimonio per l'informazione nel Mezzogiorno». «Per questo - è detto ancora - auspica che la situazione venga chiarita e si risolva in tempi brevi e che, nel frattempo, l’attività di gestione dei commissari giudiziari nominati per garantire la continuità delle aziende non pregiudichi l’autonomia delle testate e il regolare svolgimento delle attività redazionali, assicurando la piena operatività anche sotto il profilo del rispetto dei diritti e delle prerogative dei giornalisti e degli altri lavoratori». «Il sindacato dei giornalisti - conclude la nota - si attiverà da subito per incontrare i commissari giudiziari e chiedere garanzie sulla tutela delle testate e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali».

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