Ore 14.26, Arisa è la prima a salire sul palco delle prove generali di Sanremo 2026. Carlo Conti passeggia in platea salutando i giornalisti e i discografici ammessi a questo momento campale di ogni Festival, il primo ascolto dal vivo con l’Orchestra dopo aver sentito i brani a gennaio in versione radio. E si sa, molte canzoni cambiano veste dal vivo, proprio come quella della lucana Arisa, voce sempre impeccabile e un tappeto di archi che fa crescere il brano in emozione e intensità (con tanto di telefonata finale in vivavoce della stessa cantante che si confronta con gli orchestrali per un feedback a esibizione finita). Atmosfere colorate e pop per Dargen D’Amico, anche nelle immagini che scorrono nei led alle sue spalle. Ritornello che si canta e passeggiata tra le prime file, sicuramente dal vivo l’impatto è più convincente. Resta orecchiabile il pop di Francesco Renga, e anche in questo caso il ritornello è grintoso e potente, complice un sostegno importante dei coristi dell’Orchestra, staremo a vedere come il pubblico accoglierà «Il meglio di me». Ditonellapiaga porta sei ballerine sul palco che rendono ancora più dinamica la canzone, il testo è travolgente, la salentina Carolina Bubbico ha trasformato un trionfo di elettronica in uno spettacolo di fiati e percussioni. Un altro livello. Applausi, tanti. E funziona anche la canzone di Eddie Brock, un bel pop d’autore, lui sul palco sta bene e canta bene, il «nanana» finale è ruffiano al punto giusto per coinvolgere il pubblico. Da tenere d’occhio al televoto. Un’intensa canzone d’amore per Mara Sattei, elegantissima in prova, in nero lungo con tanto di strascico. Emozionata, il brano si sposa benissimo con la sua vocalità, farà molto bene a lungo termine. Ancora qualche perplessità su Luchè, il brano anche dal vivo non sembra avere quella spinta necessaria. Curiosità su come sarà accolto dal vivo, visto che è un nome che ai fanatici dell’urban (ma anche ai cultori del rap vecchia scuola) piace.
In ritardo di un’ora sulla tabella di marcia, Enrico Nigiotti si becca applausi a scena aperta (forse inaspettati, rispetto all’impatto del brano ai primi ascolti). Lui granitico, in un’atmosfera di penombra che mette ancora più in risalto la voce e soprattutto l’intensità. Esibizione essenziale, convincente. Bambole di Pezza: impossibile restare indifferenti davanti alla potenza di una band tutta al femminile, che suona e canta alla grande: pop d’autore a cui forse manca un pizzico di spinta. Ditonellapiaga riprova per problemi tecnici (con grande piacere del pubblico), poi 15 minuti di pausa e si rientra con Nayt, e un brano che si conferma stratificato e sofisticato. La produzione di Zef potentissima, esibizione essenziale, lui in total black con luci rosse, grande personalità senza strafare. TrediciPietro è teatrale nelle movenze e nel modo di cantare: il brano ha due facce complementari nella strofa e nel ritornello e lui è convincente in entrambe, da tenere d’occhio. Sal Da Vinci ripete per problemi tecnici: dopo un ascolto la conosciamo già tutti, c’è chi sventola tovaglioli, lui scende e prende a braccetto una donna dalle prime file (se dovesse farlo con Alba Parietti tra vent’anni lo staremmo ancora guardando). Sarà top 5, se non direttamente podio. Malika Ayane club version, sofisticata ed esotica, e dal vivo ancora di più. Un lato diverso, ma sempre convincente, maturo, di chi non deve dimostrare niente. Fulminacci mai banale nella sua semplicità. La canzone è leggera ma profonda allo stesso tempo. E solo i più grandi ci riescono. Il «matrimonio» Liguria-Tunisia di Sayf funziona nel testo e nella resa scenica. Si siede sui gradini e si prende il palco: è il suo momento. Come da primo ascolto, molto bene. Fedez e Masini non cercano orpelli: entrambi in total black, uno ha un rap convincente che a prescindere da qualsiasi giudizio si percepisce che lo sente tutto; l’altro ha «una voce della Madonna». Gli ingredienti ci sono tutti. Applausi entusiasti. La canzone di Levante con l’orchestra recupera moltissimo: lei se la canta con tutto il cuore (e la voce è sempre una garanzia). Ermal Meta: suono mediterraneo e melodia onirica, sembra stia davvero raccontando una favola. È già proiettato verso la Notte della Taranta. Il suo falsetto sul finale patrimonio dell’umanità. J-Ax fa lo show: cappello da cowboy, bastone, violino e banjo sul palco, e un corpo di ballo di cheerleader con tanto di acrobazie. Serena Brancale prende l’unica standing ovation della serata: l’atmosfera di stelle creata dalle luci in sala all’Ariston durante l’esibizione è una delle più belle viste qui. La sua voce arriva fin Lassù. Emozionante. Lda&Aka7even, in una sola parola: «napolatini». Trash al punto giusto, la canteremo tutti. Corpo di ballo incluso, è la quota FantaSanremo. Raf quando si tratta di intensità e di toccare certe corde emotive è un fuoriclasse. Anche lui si prende l’applauso nel pieno del brano. È un festival di gran belle voci. Si avvicinano le 19, orario in cui inesorabilmente i giornalisti sono costretti a uscire. Maria Antonietta e Colombre sono gli unici con strumenti musicali sul palco: il motivetto entra in testa senza problemi, leggero come la canzone. Profonda e intensa, invece, «I romantici» di Tommaso Paradiso, elegante e profondo: applausi meritati. Restano fuori dalle prove Samurai Jay, Elettra Lamborghini, Leo Gassmann, Patty Pravo, Michele Bravi. Che tanto da domani queste canzoni saranno di tutti.