il processo
Uxoricidio di San Severo, oggi Ciro Caliendo dal gip: potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere
L’uomo l’avrebbe prima tramortita colpendola alla testa con un corpo contundente; poi l’avrebbe bruciata viva all’interno dell’auto; quindi avrebbe inscenato un incidente stradale dando fuoco alla Fiat 500
Probabilmente si avvarrà della facoltà di non rispondere alle domande Ciro Salvatore Caliendo, 48 anni noto imprenditore vinicolo di San Severo da 4 giorni in carcere, quando stamane sarà interrogato dal gip Mario De Simone e dal pm Sabrina Cicala che gli contestano l’omicidio premeditato della moglie Lucia Salcone morta il 27 settembre 2024. L’avrebbe prima tramortita colpendola alla testa con un corpo contundente; poi l’avrebbe bruciata viva all’interno dell’auto; quindi avrebbe inscenato un incidente stradale dando fuoco alla Fiat 500, facendo credere che l’utilitaria avesse preso fuoco nell’urto contro un albero. Secondo l’accusa movente del delitto la volontà di sbarazzarsi della coniuge restia a separarsi mentre lui voleva andare a vivere con l’amante con cui ha una relazione da 3 anni.
Caliendo, difeso dagli avv. Simone Moffa e Angelo Masucci, si dice innocente. Ma per rispondere compiutamente alle contestazioni di gip e pm, l’indagato e i legali devono leggersi le 10mila pagina di atti processuali depositati dalla Procura; e consultarsi con i propri consulenti per controbattere a quelli della Procura. Il caposaldo dell’accusa è infatti rappresentato dalle consulenze autoptica e cinematica.
Secondo l’autopsia eseguita da Luigi Cipolloni, professore di medicina legale dell’università di Foggia, Lucia Salcone aveva 2 ferite in parti opposte del capo. Morì per le ustioni e per aver respirato il fumo sprigionato dalle fiamme. Per l’anatomopatologo le lesioni alla testa non “appaiono compatibili e non sembrano trovare giustificazione” nell’urto contro l’albero. Sono “lesioni determinate da urti dotati di una violenza significativa”. E il livello di monossido di carbonio riscontrato sul cadavere pari al 66% può essere raggiunto “a seguito di una respirazione protratta in un ambiente saturo”. Qual è l’abitacolo della “Fiat 500”, sostiene l’accusa. Per il medico legale “si può affermare, in tema di diagnosi differenziale tra le varie modalità con cui può prodursi il quadro lesivo della Salcone, che numerosi elementi sembrano scarsamente compatibili con la dinamica di un incidente stradale con conseguente incendio del veicolo. Mal si comprende perché un soggetto” (la Salcone) “senza lesioni alle ossa e/o altri impedimenti apparenti che si trovi all’interno di un’auto in fiamme non esca dal veicolo”.
L’esito dell’autopsia va letto insieme alla relazione degli ingegneri La Porta e Padalino incaricati dal pm di ricostruire la dinamica dell’incidente. “Hanno concluso per un’assoluta incompatibilità con un sinistro stradale”, sintetizza la consulenza cinematica il gip nelle 89 pagine dell’ordinanza cautelare che all’alba del 23 febbraio ha portato in cella il presunto uxoricida, arrestato da Polstrada di San Severo e squadra mobile. Secondo i 2 consulenti la velocità con cui la Fiat 500 impattò contro l’ulivo era così bassa (“nella misura di 5/10 km/orari”) da non poter innescare l’incendio dell’auto; né cagionare stordimenti o perdita di coscienza temporanea; né procurare le 2 ferite lacero-contuse alla testa della Salcone, incompatibili quindi con un impatto da sinistro stradale; e nemmeno attivare gli airbags. E ancora “non vi è stata alcuna frenata o brusca sterzata come risulta dall’assenza di tracce sull’asfalto”. Caliendo disse alla Polstrada d’aver dovuto sterzare finendo così contro l’albero di ulivo, per non scontrarsi frontalmente con una macchina che viaggiava al centro della strada.
Inoltre “un’auto che brucia non arderà immediatamente” annotano i consulenti “ma subirà prima un riscaldamento generale delle lamiere; quindi la vernice della carrozzeria e componenti esterne tenderanno a ustionarsi e bruciare; sino a quando non risulteranno aggrediti pneumatici e componenti in plastica dando luogo all’incendio vero e proprio”. Allora come ha preso fuoco la Fiat 500? Esclusa dai 2 esperti l’ipotesi dell’autocombustione, resta “l’azione incendiaria dall’esterno”. Da qui le conclusioni: “una volta dato fuoco all’auto per mano esterna, la Fiat attinta al vano motore si sarebbe avviata a bassa velocità sino a toccare il tronco dell’albero”.
Il nome di Caliendo fu iscritto nel registro degli indagati dalle prime fasi dell’indagine per le perplessità della Polstrada nell’eseguire i rilievi per quello che era stato denunciato come un sinistro stradale con esito letale. All’imprenditore fu così notificata un’informazione di garanzia per omicidio volontario in occasione della fissazione dell’autopsia. E’ rimasto a piede libero per 17 mesi prima dell’arresto il 23 febbraio. Il gip ha motivato il carcere, parlando di Caliendo come “soggetto altamente pericoloso. Destano forte impressione il consolidamento dell’intenzione criminale; la volontà di perseguire il proprio obiettivo a qualsiasi costo, anche di uccidere. Una simile condotta è sintomatica di una capacità a delinquere”. Per il giudice non c’è il pericolo di fuga paventato dal pm; ma sussiste il rischio d’inquinamento delle prove - uno dei presupposti per adottare una misura cautelare - perché “Caliendo ha provato con alterne fortune a alterare prove. Ha cercato di distruggere le immagini del sistema di videosorveglianza” (fu filmato la sera del delitto mentre dal box di casa caricava in auto tanica di benzina e cannello che avrebbe usato per bruciare viva la moglie e dar fuoco all’auto); “e ha cercato di determinare false testimonianze di un meccanico e un bracciante”.