le indagini
San Severo, simulò incidente per uccidere la moglie: un video immortala Caliendo nel box con una tanica di benzina
L'imprenditore dal 23 febbraio si trova in cella per l'omicidio premeditato di Lucia Salcone: ecco la ricostruzione dell'accusa
E’ l’1.30 di notte del 28 settembre 2024 quando l’ambulanza giunge sul luogo di quello che si pensa essere un incidente stradale, sulla provinciale 13 tra San Severo e Torremaggiore: il medico del 118 constata la morte di Lucia Salcone e scrive nel referto: “deceduta carbonizzata”. Secondo pm, gip, Polstrada e squadra mobile è stato Ciro Caliendo, 48 anni, noto imprenditore vinicolo di San Severo, dal 23 febbraio in cella per omicidio premeditato, a uccidere la moglie coetanea. Prima l’avrebbe stordita con due colpi inferti alla testa con un corpo contundente; quindi quando la donna è ancora viva, dandole fuoco con una miscela di benzina e gasolio all’interno della “Fiat 500”; poi inscenando un sinistro stradale sbattendo con l’utilitaria contro un albero di ulivo; infine appiccando dall’esterno il rogo dell’utilitaria. Secondo l’accusa, voleva lasciare la moglie restia a separarsi per andare a vivere con l’amante con cui intratteneva una relazione da tre anni.
Così Polstrada, pm e gip ricostruiscono, sulla scorta di video e: testimonianze, cosa accade tra il 17 e 28 settembre di due anni fa. Lucia Salcone dalle 19.20 alle 20.45 è alla scuola di ballo “Dance studio project” di via San Matteo a San Severo. Lì la raggiunge il marito Ciro Caliendo. La coppia a bordo della “Fiat 500” subito dopo raggiunge la pizzeria “La Viaggiante” per trascorrere il venerdì sera con alcuni amici. “Alle 21.45 Ciro ha ricevuto una telefonata” dirà agli investigatori un’amica della coppia “poi sono andati via perché lui diceva d’essere stanco e di dover andare in campagna a controllare dopo aver subito dei furti”.
La “Fiat 500” raggiunge la casa di famiglia in via Castelnuovo alla periferia di San Severo, dove ci sono 8 telecamere di cui 4 funzionanti. Alle 21.19 il video mostra l’indagato introdursi nel box. Alle 21.20, “Caliendo si dirige verso l’auto con una tanica nella mano sinistra contenente pochissimo liquido, e un cannello accendi fuoco che ragionevolmente ha lasciato nella macchina con una bottiglietta”, si legge negli atti d’indagine. Alle 21.22 viene filmato mentre fa la pipì vicino al trattore. Un particolare cui il gip dà importanza rimarcando come “Caliendo ha avuto la lucidità di omettere di raccontare” nel ricostruire l’incidente stradale ai poliziotti “d’essere passato da casa poco prima dell’evento, per poi trovare una ragione nella ‘necessità di fare pipì’, che però fa fuori dall’abitazione, nel cortile”. Alle 21.27 dopo aver immortalato Caliendo vicino al bagagliaio della “Fiat 500”, le immagini si interrompono. “In quel momento l’indagato è l’unica persona presente nel box, quindi l’unico a poter aver staccato intenzionalmente il digital video recorder dall’alimentazione dell’energia elettrica, provocando così un’immediata interruzione delle registrazioni video”. Il 4 ottobre 2024 i poliziotti acquisiscono i filmati. Intercettano Caliendo a colloquio con un familiare, annotano “il timore dell’indagato che gli inquirenti venissero in possesso delle registrazioni. La sua preoccupazione è stata compresa quando sono state visionate dagli inquirenti, essendo stato possibile verificare un segmento dell’azione criminosa, quella relativa alla preparazione dell’incendio dopo che la vittima era stata probabilmente solo tramortita”.
Proseguendo nella ricostruzione che fa l’accusa della serata del 27 settembre 2024, nel momento in cui Caliendo dopo le 21.27 - ultima immagine utile davanti casa dell’indagato - si rimette in auto, la moglie è già tramortita. Muore poco dopo bruciata viva all’interno della “Fiat 500” per le ustioni e per aver inalato monossido di carbonio sprigionato dal rogo. Caliendo fissa alle 22.30 l’ora dell’incidente, che l’accusa ritiene simulato. Racconta alla Polstrada che insieme alla moglie stava recandosi nel suo fondo a Coppa Porci quando un’auto che viaggiava a centro strada nel senso opposto, lo costringe a una brusca sterzata con la Fiat 500 che impatta contro l’ulivo e prende fuoco. Dice d’aver soccorso la moglie in fiamme; d’averla tirata fuori ancora vigile; d’aver spento le fiamme sul corpo della coniuge con del terriccio; lui stesso si ustiona a braccio, collo e volto. Poi non potendo allertare il 118 perché il telefonino è bruciato con l’auto, s’incammina in direzione di Torremaggiore, quindi tornando verso San Severo. Alle 0.43 del 28 settembre due coniugi in transito vedono Caliendo a dorso nudo chiedere aiuto, e allertano il 118. All’1.02 l’ambulanza raggiunge prima Caliendo (“disse di non aver chiamato perché non aveva il telefono, riferendoci che la moglie era ancora viva e lui aveva cercato di spegnere le fiamme” diranno gli infermieri ai poliziotti), poi il luogo dell’incidente. E’ l’1.30 quando il medico in servizio sull’ambulanza annota nel referto: “deceduta carbonizzata”.