motivi di ordine pubblico
Foggia, funerali blindati all’alba per Alessandro Moretti, il nipote del boss
Il questore ha vietato esequie pubbliche e corteo funebre per motivi di ordine pubblico. Alle 5 di sabato la Polizia ha scortato la salma dall’obitorio al cimitero per una cerimonia riservata ai familiari più stretti
In un istintivo, estremo, inutile tentativo di parare la morte, Alessandro Moretti ha frapposto il braccio tra sé e il killer. La gragnuola di proiettili calibro 7.65 ha attraversato l’arto, conficcandosi tra fianco e torace: 4 i colpi a segno. L’ha accertato l’autopsia eseguita venerdì su incarico della Dda, cui ha assistito un consulente nominato dall’avv. Gino Sauro legale dei familiari della vittima. L’esame autoptico sul mafioso ucciso a 34 anni alle 8 di sera del 15 gennaio in via Sant’Antonio angolo via Ciano, ha confermato quanto emerse dalla prima ispezione cadaverica che evidenziò una decina di fori d’entrata e uscita. Tre pallottole hanno trapassato il braccio sinistro; i 4 colpi a segno di cui uno vicino al cuore, tutti sul lato sinistro. Consegnate alla polizia le 4 ogive recuperate sul cadavere; s’aggiungono alle 2 e ai 7 bossoli repertati sul luogo dell’agguato. La consulenza balistica dirà se l’arma avesse già sparato per altri delitti.
Alessandro Moretti, detto “Sassolino”, era libero da oltre un anno, dopo una detenzione quasi ininterrotta tra fine gennaio 2016 e 2024 in seguito alle condanne a 3 anni e 2 mesi per armi nel blitz “Ripristino” contro il clan Moretti/Pellegrino/Lanza; a 7 anni e 4 mesi per mafia in “Decimazione”. Aveva firmato alle 18 in Questura perché sorvegliato speciale; in moto percorreva via Sant’Antonio in direzione cimitero quando un sicario solitario con casco su scooterone l’ha affiancato a sinistra e sparato a raffica. Avendo il questore Alfredo D’Agostino vietato esequie pubbliche e corteo funebre per motivi di ordine pubblico, alle 5 di sabato la Polizia ha scortato la salma dall’obitorio al cimitero per una cerimonia riservata ai familiari più stretti. Non c’erano lo zio Rocco Moretti, fratello maggiore del padre della vittima, storico boss della “Società”; non c’era il cugino, Pasquale Moretti, figlio di Rocco; né Rocco Moretti junior, nipote di Rocco senior e figlio di Pasquale; tutti detenuti a rappresentare 3 generazioni dei Moretti in cella.
Quanto a chi ha ordinato la morte di un Moretti, mai successo in 7 guerre della quarantennale storia della “Società”, forse bisogna ragionare che accanto ai 3 clan (Moretti/Pellegrino/Lanza; gli alleati Tolonese/Trisciuoglio; i rivali storici Sinesi/Francavilla) ci sarebbe un gruppo di scissionisti che non accetta patti tra le batterie, imposizioni, e spartizioni per loro al ribasso dei proventi. Il vento di scissione già soffiò sulla “Società”, e decretò il 15 novembre 2018 la morte di Rodolfo Bruno ritenuto cassiere del gruppo Moretti. Alessandro Moretti per il peso guadagnato negli ultimi anni come svelato da indagini, pentiti e intercettazioni; per il nome; e per essere uno dei luogotenenti del clan libero, potrebbe essere stato ucciso perché c’è un nuovo che avanza in città. E lo fa spargendo sangue.