l'analisi
Meno bimbi nel bosco, la lotta da vincere contro la dispersione scolastica
La dispersione scolastica indica l’abbandono, l’interruzione, la frequenza irregolare o il ritardo negli studi che impediscono agli studenti di completare il percorso formativo scolastico
Quando un bambino va a scuola, è come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi e li buttano per terra, in modo da saper ritrovare la strada di casa anche di notte, alla luce della luna. Ma ci sono altrettanti bambini che non riescono a far provvista di sassolini, e lasciano delle briciole di pane secco come traccia per tornare a casa. È una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla. E quei bambini si perdono.
Così scriveva qualche anno fa Andrea Canevaro con parole che sapevano dire poeticamente un fenomeno duro da abbattere (sino ad oggi) e che in un gergo tecnico ha un nome urticante, difficile da memorizzare: «dispersione scolastica». La dispersione scolastica indica l’abbandono, l’interruzione, la frequenza irregolare o il ritardo negli studi che impediscono agli studenti di completare il percorso formativo scolastico. Da qualche anno in qua, la dispersione va mutando alcune delle sue caratteristiche: in particolare oggi essa risulta associata anche a contesti in cui è diffuso un elevato benessere economico e risulta fortemente legata alle dinamiche comunicative e collaborative che possono innescarsi o meno fra insegnanti e genitori. Inoltre il fenomeno sta mutando pelle anche in ragione della rilevante presenza di giovani immigrati, soprattutto in contesti già tipicamente affetti in misura maggiore dalla dispersione.
Ebbene, per quantificare la dispersione scolastica si usano vari indicatori ma quello che è stato misurato dall’Istat per aggiornare il Bes (Bilancio equo e solidale) ha calcolato la percentuale degli Elet (Early Leavers from Education and Training), ovvero dei 18-24enni che non hanno conseguito un titolo di studio superiore alla terza media. È facile intuire che tale indicatore misura anche le sofferenze e le inefficienze dei sistemi educativi. Una scuola che perde i suoi studenti ha qualche falla nel sistema. Senza contare che il fenomeno degli Elet impatta in modo grave nella vita dei giovani che «si perdono» perché la mancata frequenza della scuola si associa alla scarsa maturazione di competenze essenziali per lavorare e per vivere, quando non a forme diversificate di disagio. Insomma, meno scuola, meno possibilità di essere felici.
Perché parlarvi degli Elet? Per darvi una buona notizia che riguarda l’Italia. Ancora una volta, nel campo dell’istruzione, il nostro Paese ha incamerato un risultato storico nel confronto con gli altri Paesi dell’UE. Partendo da una percentuale dell’ 11,5% nel 2022, l’Italia con le sue politiche dell’istruzione ha conseguito il 10,5% nel 2023, il 9,8% nel 2024 per arrivare al dato attuale dell’8,2% in controtendenza positiva rispetto ad altri Paesi. La Puglia rientra nei ranghi della media nazionale con una dispersione scolastica lievemente superiore (8,6 contro 8,2). Il Nord conferma un trend in calo ma molto meno rapido rispetto al Mezzogiorno. E il confronto fra macroaree dimostra la progressiva chiusura del divario Nord-Sud. Nel 2018 questo divario era di 5,1 punti percentuali. Nel 2025 si è ridotto a 1,5 punti. Il cambiamento è, dunque, non contingente ma strutturale. E l’Italia transita da un sistema che nel 2018 era stabilmente sopra la media europea a una situazione che oggi addirittura supera gli obiettivi comunitari con 5 anni di anticipo sul previsto.
Questi risultati confermano che, in campo educativo, l’investimento di contrasto alla dispersione paga e i ritorni, qui la novità del nostro Paese, sono arrivati perché le misure impostate sono state concrete e molto «targettizzate» sulle scuole più in sofferenza. Insomma, il MIM ha agito con visione strategica e scelte inedite. Mi riferisco in modo particolare all’introduzione di Agenda Sud e Agenda Nord, con lo sviluppo di didattiche innovative, al Decreto Caivano, che ha previsto norme e procedure più serie e rigorose per contrastare la violazione dell’obbligo di frequenza scolastica. Solo nell’anno scolastico 2024/2025 sono stati recuperati dal bosco in cui si erano perduti circa 8.000 studenti. Certo permane un gap fra studenti di cittadinanza italiana (che si collocano tra le migliori performance in Europa) e studenti di cittadinanza straniera, che registrano nel 2025 il 26,2% di abbandoni. Ma comunque, rispetto al 2022 (quando il dato era del 30,1%) si è registrato un miglioramento oggettivo. Il che significa una sola cosa: che è stato fatto un lavoro ottimo per evitare lo spreco intellettuale che la dispersione comportava e comporta, liberando risorse latenti e promuovendo con intelligenza il nuovo e l’inedito.
Ma non solo. È stato fatto quello che uno Stato di diritto dovrebbe avere all’apice del proprio interesse nazionale. Battere le mafie, le camorre, la criminalità organizzata che coopta i bambini che si perdono nel bosco. Educazione alla legalità è anzitutto prevenzione strutturale della dispersione. Volere è potere. E se qualcosa si vuole fortemente per la scuola, evidentemente, si fa. Ottenendo i risultati che ha ottenuto il ministro Valditara. Che ha voluto tutto questo fortemente, consapevole del nesso inestricabile che lega la dispersione scolastica e i mondi criminali. Chapeau.