La riflessione
Una carta docente «estesa» non è più solo un benefit ma uno strumento di welfare
L’idea di fondo è quella di distinguere i costi della formazione, che dovranno essere sempre più a carico dei fondi europei e quindi gestiti dalle scuole, dai costi inerenti alla Carta docente che si trasformerà sempre più in una Carta di servizi estesa in prospettiva anche al personale amministrativo
Sabato sera Peter Gomez ha intervistato Erri De Luca. A un certo punto gli ha posto questa domanda: cosa ne pensi dei fatti di Torino e del poliziotto ferito a martellate? E De Luca, pur di non riconoscere il fatto che gli aggressori sono dei delinquenti – cioè pur di non distinguere il bene dal male – ha risposto a Gomez con un’altra domanda: ma perché il poliziotto picchiato era solo? Vi sembra una risposta normale? A me no. A me sembra una risposta al di là del bene e del male. E la spiegazione è presto detta: Erri De Luca è affetto da cecità ideologica e i suoi paraocchi sono un ostacolo insormontabile al riconoscimento della verità dei fatti. Fatti evidenti, indiscutibili.
Come obnubilato ideologicamente è anche tal Raimo, di professione insegnante, critico seriale di Valditara sin dai tempi in cui questi si è insediato al dicastero dell’Istruzione e del Merito.
Raimo dedica alle politiche dell’istruzione pensieri di sobria delicatezza veicolati o via social o (vi ricordate?) dai palchi di festival politici. L’ultimo strale Raimo lo ha lanciato contro la riforma della Carta docente. Cosa francamente incomprensibile visto che il MIM sta riformando la Carta docente secondo una prospettiva di equità e di welfare a supporto del professionismo docente che Raimo e CGIL dovrebbero apprezzare moltissimo. E invece no.
E allora urge qualche precisazione per dire ai lettori le cose come stanno. E anche per diradare le nebbie della disinformazione in cui gli insegnanti vengono gettati ogni volta per ragioni di pura strumentalizzazione ideologica.
La Carta docente è un benefit istituito col governo Renzi per l’acquisto di libri, materiale per l’aggiornamento professionale, hardware e software, biglietti per teatri, musei, concerti e cinema.
Ma Renzi pensò solo ai docenti di ruolo. Con Valditara la platea dei fruitori si è allargata ed è questo che ha determinato l’abbassamento da 500 a 400 euro della Carta docente. Quello che Raimo e CGIL non dicono è che dal 2021 ci sono state delle sentenze della magistratura che hanno condannato lo Stato per non aver esteso la carta docente anche agli insegnanti precari. E che queste sentenze non erano mai state adempiute. Dallo scorso anno si è cominciato ad ottemperare affinché anche gli insegnanti precari – giustamente – comincino a godere di questo benefit. La riduzione, tuttavia, è stata intelligentemente compensata dal MIM con l’erogazione alle scuole di 270 milioni di euro da fondi europei che potranno essere spesi acquistando ciò che è possibile già acquistare con la Carta docente. Peraltro da quest’anno la Carta docente potrà essere usata anche per coprire spese di trasporto e abbonamenti sui mezzi pubblici. L’idea di fondo è, infatti, quella di distinguere i costi della formazione che dovranno essere sempre più a carico dei fondi europei e quindi gestiti dalle scuole, dai costi inerenti alla Carta docente che si trasformerà sempre più in una Carta di servizi estesa in prospettiva anche al personale amministrativo. La Carta docente, cioè, si trasformerà sempre più in una Carta di servizi sulla scia del percorso già avviato con l’assicurazione sanitaria per tutto il personale della scuola, con l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e in itinere da casa a scuola. La direzione strategica è sempre quella: supportare con strumenti concreti la valorizzazione della professione docente. E a questo punto due domandine le farei io. Merita o no una professione intellettuale qual è quella dell’insegnante di essere sostenuta con misure del tipo di quelle che il MIM sta mettendo in campo? Si è capito o no che con i 270 milioni di euro dati alle scuole si è largamente compensata la riduzione della Carta docente e si è ampliata la possibilità di formazione e acquisto beni per valorizzare la docenza di ruolo e non?
Lo so, si tratta di domande puramente retoriche. Ma mi gioco un milione di dollari che Erri De Luca e Christian Raimo sarebbero contro a prescindere.