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L'editoriale di Bepi Martellotta: «Puglia, finita la festa: il consiglio regionale ora volti pagina»

bepi martellotta

La «prima comunione» è andata. Ora, finiti festeggiamenti di rito, la speranza è che il consiglio regionale pugliese si metta di buona lena a lavorare (anzi legiferare)

La «prima comunione» è andata. Ora, finiti festeggiamenti di rito, la speranza è che il consiglio regionale pugliese si metta di buona lena a lavorare (anzi legiferare) e far dimenticare in fretta - con i fatti - la brutta china presa nella precedente legislatura, quando non c’era mai il numero legale nemmeno per approvare la tutela dei salami pugliesi.

Grande festa ieri nell’assise di via Gentile. In aula, un’orda di familiari, vestiti di tutto punto come si conviene ai...matrimoni. Dentro solo posti in piedi, fuori - nell’agorà centrale - i malcapitati che non sono riusciti a prendere posto manco fosse un film di Checco Zalone. Inizia la XII legislatura e a suonare la campanella è Gigi Lobuono, il consigliere più anziano. Da gentleman a gentleman, sarà il presidente Antonio Decaro a riconoscergli quel ruolo di «voce» dell’opposizione garbata che proprio i sodali di Lobuono (le forze di centrodestra) non hanno voluto dargli col ruolo di capogruppo, tanto da spingerlo ad aderire al gruppo Misto. Si procede così alle votazioni di rito, mentre i familiari, tutti «azzimmati», aspettano con ansia che finisca tutto per scattare qualche selfie col parente-consigliere nell’emiciclo.

Tocca così a Decaro presentare la squadra di governo ed enunciare le linee programmatiche dei prossimi cinque anni (che tanto, si sa, diventeranno 10). Lo aveva fatto a pochi metri, anzi al piano terra del palazzo, non più di due settimane fa, ma questa volta ha deciso di raccontare la Puglia con tanto di slides. Eccola, dunque, la prima «discontinuità» decantata dal neo-governatore: non i sermoni di rito, ma un discorso sul merito dei temi da affrontare, col piglio da amministratore e l’idea comunicativa della «scuola» Proforma. Sulla comunicazione - lo ammettono anche i suoi oppositori - niente da dire: è Sinner. Sui fatti saranno i tempi (o il contatore dei famosi primi 100 giorni che vengono assegnati ai governi di turno) a dire l’ultima.

Liste d’attesa, ritorno dei cervelli in Puglia, crisi industriali, lotta alle diseguaglianze, agroalimentare etc. Scorrono via le tappe dell’imminente cammino, nel quale c’è da sperare si trovi anche il tempo - con la collaborazione dei neo-insediati consiglieri regionali - di rimettere mani ad una legge elettorale e ad uno Statuto pieni di lacune. Ma intanto è già un bene che, mentre si prova l’ardimentosa impresa di smaltire le liste d’attesa negli ospedali, nel «palazzo» il frustino del capo di gabinetto Davide Pellegrino abbia già sortito i primi effetti, rivoluzionando il modello «Maia» dell’organizzazione interna per dare una scrollata alla «polvere» dei burocrati rintanati negli uffici e chiudendo il rubinetto delle consulenze esterne.

Quindi il neo-presidente dell’assise regionale, Matarrelli, giura fedeltà e impegno come il governatore e, memore dei trascorsi nell’era vendoliana, si appella alla memoria di Guglielmo Minervini per richiamare la «politica generativa», quella cioé che non deve limitarsi a registrare i disastri e metterci su una toppa con i fondi di Bilancio, ma disseppellire le risorse che restano sottoterra. Quindi gli interventi dei capigruppo, più per rito di «posizionamento» e annuncio che altro. Con, sullo sfondo, le laceranti diatribe in casa centrodestra, alla quale evidentemente non bastava l’ennesima batosta presa alle regionali e si è voluta attorcigliare pure sulle elezioni provinciali naufragando a Lecce.

Anche qui: un’opposizione compatta, meno litigiosa sugli «strapuntini» delle presidenze di commissione o delle vicepresidenze d’aula, potrebbe avere la speranza di far passare qualcosa di suo in una regione vocata a sinistra da oltre vent’anni.

Di più, se entrambe le parti - maggioranza e opposizione - lasciassero un segno di sé, verrebbe certamente un bel segnale da questa legislatura: senza rinunciare ai propri orientamenti ideologici, leggi a misura della Puglia e dei suoi problemi (e non dei «piatti di lenticchie» con cui coccolare il proprio elettorato) sarebbero auspicabili.

Le premesse, a giudicare dal clima cordiale respirato ieri nell’emiciclo (magari condizionato dalla «festa» d’inizio) e dall’appello all’unità d’intenti e all’impegno comune invocati da Decaro a tutto il consiglio, ci sono. In un sistema delle Regioni dove i presidenti diventano «governatori» perché decidono tutto in beata solitudine, tenendo in attività i consigli solo per i passaggi legislativi di rito, non è cosa da poco. Per ripartire e salutare il quinquennio trascorso, dove l’agorà dei pugliesi assomigliava di più a una cantina di provincia.

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