il commento
L’asfalto della «A14», terra di conquista dei predoni dei blindati
L’A14 diventa un’arteria post apocalittica alla Mad Max o, più indietro, un Far East contrapposto al Far West degli assalti ai treni di Butch Cassidy e del suo Mucchio Selvaggio?
L’A14 diventa un’arteria post apocalittica alla Mad Max o, più indietro, un Far East contrapposto al Far West degli assalti ai treni di Butch Cassidy e del suo Mucchio Selvaggio? Non allarmismi ma fatti. Uno recente fra Cerignola e Canosa al bivio per l’A16 Bari-Roma. Il 5 gennaio da Ortona a Pescara. Stessa tecnica. Una vettura in fiamme per bloccare il traffico, chiodi a tre punte per forare le gomme della polizia, esplosivo per svellere la porta dell’automezzo. Dopodiché gli assalitori si danno alla fuga su macchine già pronte, abbandonate più avanti. Le si cambia con altre o semplicemente si prende la via dei campi.
La riproposta di un film non di rado con uguali interpreti, malgrado a volte vengano catturati questi eredi postmoderni dei banditi on the road che infestano le vie di comunicazione.
Si ricordi un anno fa l’assalto spettacolare, cinematografico, a un furgone portavalori sulla superstrada garganica nel tratto che conduce da Apricena a Sannicandro. Una fotocopia di quanto avvenuto sulla Brindisi-Lecce il 4 luglio del 2024. Ancora l’A14, venerdì, 7 luglio 2023, fra Pescara Ovest e Pescara Nord. È il primo fine settimana di esodo per le ferie. In sette bloccano un veicolo di trasporto valori, armi alla mano, e impongono alla scorta di scendere e consegnare i 30 mila Euro che si trovano a bordo. I vigilantes rifiutano, i banditi reagiscono impiegando sostanze chimiche per sciogliere le serrature e spari. Dalle auto di passaggio arriva una telefonata al 113 e sopraggiungono pattuglie della polizia, con un elicottero. Una guardia giurata in transito sulla carreggiata opposta interviene per dare manforte ai colleghi e riceve due proiettili ad altezza d’uomo. Dopodiché gli assalitori dànno fuoco ad alcuni veicoli per coprirsi la fuga. Malgrado la latitudine abruzzese dell’evento, le indagini portano in tempi brevi su una pista pugliese.
Collaterale alle imprese nefaste dei rapinatori sull’asfalto, c’è l’epopea deprecabile dei contrabbandieri salentini. Blindati in corsa su strade dissestate e riarse dal sole mediterraneo come l’Australia del dopobomba. Nella realtà il degrado non scaturisce da un conflitto di portata planetaria, bensì dall’estinzione di identità ed etica per avidità monetaria. Gli emuli attualizzati dei predatori sopravvissuti al giorno del giudizio sono parodie tragicomiche di un futuro nel quale il crimine, il teppismo e la maleducazione convivono con Internet e le nuove tecnologie. Sottosviluppo che acquisisce una modalità costante, cronica, della specie umana. Permacrisis viene definita. Jacques Callot, il «pittore dei pezzenti», raffigura nella Fiera dell’Impruneta una folla di derelitti, mostri, buffoni, lestofanti e meretrici. È l’iconografia di un collasso periodico della civiltà. Il quadro viene citato da Nino Casiglio, che nel 1979, un anno prima de Il nome della rosa, pubblica il romanzo La strada francesca. Si riferisce all’arteria che conduceva da Roma alle coste adriatiche, lungo la quale il giovane protagonista vaga alla ricerca di uno zio fuggitivo dall’Inquisizione. Si ambienta in un’età barocca che evoca la fine del mondo, con l’impazzare di malfattori e bande armate. Già allora sicurezza zero.
La globalizzazione ha funzionato al contrario. Anziché distribuire benessere e ed evoluzione sociale dagli strati avanzati a quelli retrogradi, ha realizzato l’opposto. La capillarizzazione tecnologica assorbe in circolo nella quotidianità dell’occidente il selvaggio (mai buono, come credevano gli illuministi) insito dall’altra parte. Così nella rete stradale come in quella informatica trova spazio per circolare il peggio di un’umanità retrocessa all’homo homini lupus di Thomas Hobbes. D’altronde è difficile tenere sotto controllo migliaia di chilometri lungo i quali scorre interminabile un traffico variamente assortito. Che sovente si compatta con lunghissimi rettili di lamiere nei periodi delle festività, come quelle appena trascorse, d’estate o allo scoccare fatidico dei ponti. Jean-Luc Godard li aveva narrati per lo schermo in Week End, Luigi Comencini in L’ingorgo. Due diversi modi di rappresentare l’apocalisse sull’autostrada.
Il disdicevole folclore dei briganti della foresta riemerge nella delinquenza contemporanea lungo la frontiera dell’asfalto. Dove si arriva a rapinare con troppa impudente ripetitività. I predoni odierni tendono a impadronirsi delle infrastrutture di comunicazione, avvalorando indebitamente l’iconografia del degrado associata alle basse latitudini.