la conferenza
Giorgia e la consapevolezza del valore strategico dell’acciaieria di Taranto
Chi gioca allo sfascia carrozze, si interroghi sull’opportunità di proseguire a strumentalizzare per un voto o un like in più, una vicenda che già così tanto ha infierito sulla carne viva di una città stanca, avvilita e rassegnata
Occupazione, sicurezza, trasparenza: la premier Giorgia Meloni usa la tradizionale conferenza stampa di inizio anno per affrontare la vertenza Ilva, ovvero «il dossier industriale più complesso che abbiamo ereditato. Noi abbiamo trovato una situazione compromessa da tutti i punti di vista. Sento parlare di impegno del governo, ma voglio tranquillizzare: l'impegno non è mai venuto meno. Al tema dell'Ilva abbiamo dedicato in questi tre anni più riunioni. L'obiettivo è conciliare tenuta della produzione, occupazione e sicurezza ambientale. È necessario che tutti lavorino per dare una mano: magistratura, Regioni, Comuni».
Meloni ha poi spiegato che, a differenza di quanto sostenuto dal gruppo Flacks, scelto dai commissari di Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria per la trattativa per la cessione del complesso aziendale ex Ilva, «al momento si è aperta una fase di negoziazione ma non ci sono e non ci saranno impegni vincolanti del governo fino a quando non ci saranno risposte chiare su un solido piano industriale, sull'occupazione e sulla sicurezza ambientale. Nessuna proposta che abbia un intento predatorio e opportunistico - ha aggiunto - potrà essere avallata da questo governo. Quando non ci sono gli annunci è perché ce ne stiamo occupando».
Nulla di risolutivo, sia chiaro ma parole che dimostrano la consapevolezza che ha la presidente del Consiglio sul valore, strategico e non solo, che la vertenza Ilva ha per l’economia italiana, pugliese e tarantina in particolare. Il seguito delle interlocuzioni con il gruppo Flacks dimostrerà se i capisaldi fissati da Meloni saranno e quanto discriminanti per la cessione del complesso aziendale ex Ilva.
Stando a quanto risulta alla Gazzetta, il governo sta ragionando su come formalizzare la presenza al 40% del capitale nella nuova società che si occuperà del siderurgico di Taranto. La precedente esperienza di Invitalia come partner di ArcelorMittal non è stata indimenticabile, a voler usare un eufemismo: per la diversità di fondo dei due partner, per l’assenza di un reale contraltare allo strapotere della multinazionale dell’acciaio, per il ruolo oggettivamente prevaricatore dell’allora numero uno Lucia Morselli.
Quindi da qualche giorno c’è chi propone di coinvolgere un gruppo italiano (Arvedi?) per tutelare gli interessi nazionali e avere così qualcuno dí competente alle leve di comando considerando che Flacks è specializzato nel risanamento di aziende, non nella produzione di acciaio.
Le parole forti e determinate pronunciate ieri da Meloni sono state immediatamente raccolte dal sindaco Piero Bitetti, che ha plaudito alla richiesta di chiarimenti della premier, sollecitando un incontro, e dovrebbero essere fatte proprie da chi intende lavorare sul serio per risanare la fabbrica di Taranto, tutelando la salute e l’occupazione dei tarantini. Chi invece gioca allo sfascia carrozze, si interroghi sull’opportunità di proseguire a strumentalizzare per un voto o un like in più, una vicenda che già così tanto ha infierito sulla carne viva di una città stanca, avvilita e rassegnata.