Il commento

Vitalizi, il privilegio che nel Mezzogiorno nessuno vuol perdere

Rossana Gismondi

Come si può parlare di assenza di favoritismi, quando proprio quello dei vitalizi viene considerato - non a torto dal popolo che bue almeno per una volta non è - il primo favoritismo?

Avrete letto: in Basilicata il consiglio regionale ha provato ad aggiungere al già congruo vitalizio di oltre 1400 euro, dopo 5 anni di mandato elettorale, altri 600 euro. Ovviamente tutto consentito dalla legge e dai regolamenti e, come hanno tenuto a precisare dalla Regione «senza favoritismi, né privilegi». È stato infatti applicato un meccanismo già in essere in quasi tutte le Regioni italiane.

Qualche riflessione: vale la pena ricordare quanto un lavoratore italiano (che non abbia avuto la possibilità di essere eletto senatore onorevole o consigliere regionale) debba schiumare gran parte della vita -altro che 5 anni- per arrivare ad una pensione stiracchiata? Vale la pena ricordare che in Puglia, durante il mandato di Emiliano gli eletti ci hanno provato più di una volta e quasi all’unanimità, a fare la stessa cosa degli omologhi lucani?

Accadde non a Natale quando si è più buoni specie con sé stessi, ma a Ferragosto quando si è più distratti. Peraltro non appare neppure questione politica- in Puglia il centrosinistra, in Basilicata il centrodestra- quanto una caratteristica del sistema che più autoreferenziale non potrebbe essere: per dirla in parole povere, se la cantano e se la suonano da soli.

Vale la pena -in questo caso senza punto di domanda- ricordare che non sempre tutto ciò che è permesso è altrettanto etico. O più semplicemente appropriato, adeguato, opportuno.

Specie in una Regione non ricca come la Lombardia, in decrescita demografica, con stipendi spesso insufficienti al decoro minimo, con giovani in fuga in altre regioni o in altri Paesi alla ricerca di un lavoro decentemente retribuito: a fine 2024 in Basilicata si è registrato un picco di perdita di 6,1 per mille di residenti (fonte CGIL).

Come si può parlare di assenza di favoritismi e privilegi, quando proprio quello dei vitalizi viene considerato -non a torto dal popolo che bue almeno per una volta non è- il primo favoritismo, il primo privilegio. Di cui godono solo i cosiddetti eletti di questo Paese a fronte di qualche anno di mandato ben pagato e ricco di ogni genere di beneficio, e vivendo di rendita per il resto della vita.

Senza dimenticare: il denaro che regge il sistema e gli apparati è pubblico. Preso dalle tasche degli italiani.

Diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca: val la pena quindi ricordare che, quando in Puglia si ventilò l’ipotesi di ridurre i consiglieri regionali, proporzionalmente al numero calante dei residenti pugliesi, vi fu un’alzata di scudi con tanto di legge nazionale approvata a tutela degli eleggibili.

Quelli che, con buona pace dell’astensionismo, portano voti. Sia mai che si perdevano dieci seggi, con relative ricche indennità e relativi ricchi vitalizi.

Risparmiati ai cittadini di oggi e di quelli non ancora nati – essi sì senza favoritismi e privilegi- che già avranno da pagare per mantenere gli eletti.

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