la riflessione

Ma Bari e la Puglia rimangono civiltà dell'uomo

Pierfranco Bruni

Bari. Città Adriatica. Sul mare che ha le radici del Levante. Vento che incrocia il Mediterraneo. Anzi i Mediterranei. Una profonda religiosità che intreccia il mondo ortodosso (Bizantino) e quello cattolico

Bari. Città Adriatica. Sul mare che ha le radici del Levante. Vento che incrocia il Mediterraneo. Anzi i Mediterranei. Una profonda religiosità che intreccia il mondo ortodosso (Bizantino) e quello cattolico. Un vero «ponte naturale tra Occidente e Oriente» come ebbe a dire San Giovanni Paolo II nel 1984 nella sua visita a Bari e soprattutto nel suo incontro al quartiere San Paolo. E precedente a Otranto nel 1980.

Otranto e Bari. Un confronto con le civiltà e i popoli in eredità di memoria e identità. Credo che la Puglia debba recuperare questo afflato religioso che è stata e dovrebbe essere la vera espressione dei processi comunitari in un territorio che guarda con molta attenzione alle economie e ai mercati di un Mediterraneo diffuso. Non soltanto sul piano di una strategia di investimento dei commerci ma in termini esistenziali.

L’uomo con le sue dinamiche al centro del divenire di uno sviluppo che riguarda tutto il Sud senza però dimenticare in una tale visione che soprattutto Bari è terra e luogo di San Nicola. Ovvero degli Orienti diffusi. Se c’è una economia in sviluppo e una ricerca scientifica determinata lo si deve proprio a quelle radici che sono giunte dalla presenza devozionale a San Nicola.

Come l’altra terra di confine che è la Calabria la cui devozionalità è legata a San Francesco di Paola che con Otranto ha avuto molti contatti. Si può essere credenti o meno ma non si può prescindere dal fatto che le regioni del sud restano legate a una archeologia della religiosità. Ciò vuol dire che quando si parla di Mediterraneo non si può prescindere da fatti coerentemente legati a una antropologia della cristianità. Ovvero a una dimensione di un umanesimo in cui il senso del tempo non può essere soltanto ora e domani. Bensì ieri e l’altro ieri.

L’idea di commercio, ovvero di economia del progresso, è un messaggio «missionario». Quindi alla base devono esserci le strutture mentali culturali per comprendere questo nostro presente che si sta affidando alla intelligenza artificiale.

Se non si parte dall’intelletto non può crearsi una società che abbia coscienza della propria storia e delle dinamiche che la storia ha introdotto nella civiltà di un popolo. Questo significa legare il culto tra le pareti del quotidiano. Una città è comprensibile se ha nel suo interno una memoria e una identità. Oltre c’è il rischio di ridurre il tutto a sola ragione.

Il Mediterraneo non è solo geografia della ragione. È anche coscienza di una geopolitica del Sacro. Gli uomini sono fondamentali. Le radici delle fedi sono espressione di rendere tutto all’interno della umanizzazione del lavoro. Bari e la Puglia nella complessità sono una «Nazione» e un territorio che se dimenticano il senso dell’appartenenza perdono il senso del futuro. Non è una regione di confine. È una terra aperta che si confronta con le economie e con le culture. Attenzione a non ridurre il tutto a sola economia.

Non si capirebbe la valenza di un Mediterraneo che lega e non separa. Ciò bisogna che lo si capisca con un «meridiano» delle radici diceva Albert Camus. Scavandole. Proponendole. Interpretandole anche alle politiche che avanzano. Le radici chiedono di essere ascoltate. Non si può fare finta di creare un mediterraneo visibile. C’è un mediterraneo invisibile che è quello del pensiero. A questo bisogna oggi necessariamente rendere un abbraccio. Ponte naturale. È un concetto forte. Applichiamolo con intelligenza e severità. Bari e la Puglia sono state e restano civiltà dell’uomo. Non soltanto di una geo-economia.

Privacy Policy Cookie Policy