L'analisi
Quel vasto movimento internazionale di giovani economisti nato grazie alla sua lezione sulla «falsa antropologia»
È la vicinanza, la preghiera e la commozione della gente che rendono davvero omaggio a papa Francesco
È la vicinanza, la preghiera e la commozione della gente che rendono davvero omaggio a papa Francesco. Guardiamoci bene intorno… Roma è invasa da una folla composta, che ha amato Francesco fin da quel primo «buonasera» pronunciato in piazza San Pietro, fra la folla che attendeva il nuovo pontefice, sotto una pioggia sottile. Guardiamoci intorno… Il papa argentino, colto gesuita, ha saputo scegliere il linguaggio franco, onesto, sorridente e duro al tempo stesso, e questo è stato amato e apprezzato da credenti e non credenti, negli anni. Guardiamoci intorno… La politica mondiale - che oggi, qui a Roma omaggia Francesco - non è stata e non è all’altezza di quel messaggio, né in termini di pace né per il tema dell’ambientalismo né per quello dei migranti né per la visione economica. Vorrei concentrarmi proprio su quest’ultimo aspetto: il difficile binomio economia e ambiente nella visione del movimento internazionale dal titolo «The Economy of Francesco». Come noto, il degrado della questione ambientale e il conseguente sfruttamento dei lavoratori nel nome della «massimizzazione» del risultato, ma anche il dominio del profitto perfino nell’ambito della sanità, e ancora… La guerra economica per l’accaparramento delle risorse, la folle corsa al riarmo sono i temi spesso denunciati da Bergoglio. È questo il mondo che crea «scarti»; è questo il mondo che crea sfruttamento minorile, disastri ambientali e migranti climatici. Tutto è tragicamente connesso, anche se la politica fa finta di non saperlo. Torniamo con la mente alla pandemia, avendo nel cuore le immagini di quei giorni, in cui papa Francesco pregava il crocifisso miracoloso della chiesa di San Marcello al Corso, nel cuore della Capitale. Per quelle strade desolate abbiamo visto, di ora in ora, i veri protagonisti delle città deserte, i figli della cosiddetta «gig economy», gli ultimi (non solo fra i lavoratori, ma anche rispetto alla considerazione sociale del loro lavoro): i riders. Ricordiamo, accanto a queste immagini, per un momento, la tre giorni dell’evento che ebbe come protagonisti giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo ad Assisi. La manifestazione si aprì con «Listen to the cry of the poorest to transform the Earth», un video a cura del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, di cui fa parte suor Smerilli. A iniziare le relazioni, per volontà di Francesco, fu il noto economista Jeffrey Sachs. «Grazie a San Francesco e a Papa Francesco è nato il più vasto movimento di giovani economisti a livello internazionale. È di queste notizie che oggi la società e la Chiesa hanno bisogno», dichiarò, in quel momento, il direttore scientifico della manifestazione, Luigino Bruni, docente dell’Università Lumsa. Quale era la strategia economica di Francesco? In quel contesto emerse, in maniera ancor più chiara, che, secondo Bergoglio, l’economia della società contemporanea si basa su una falsa antropologia: insegniamo che ciascun individuo dovrebbe massimizzare il profitto e dovrebbe pensare solo al proprio interesse. Questa visione è intrisa della perniciosa malattia dell’«ego». Questa devastante ottica, ovviamente, non è una vera antropologia, ma ha il sapore dell’ «auto-inganno» della realtà circostante, che poi causa emarginazione sociale (accanto al degrado ambientale). Proprio per via della falsa antropologia, di cui ci nutriamo, non possediamo il discernimento di correggere la rotta ed è per questo che, come affermava papa Francesco, occorre la riprogettazione profonda della visione economica attuale. Guardando alla storia dell’economia, sappiamo che la visione inglese diede vita alla grande economia moderna, generando tuttavia anche molti pericolosi fraintendimenti, come la caduta dell’eu-daimonia, rivolta al bene comune della polis, e del concetto cristiano di carità. Torniamo, allora, a quella strategia economica di Francesco, riassunta in questa frase: «Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della disuguaglianza, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema».