L'analisi

Le parole carezzevoli di un grande simbolo di cristianità

Alessandra Peluso

Il nostro Papa: emblema di coraggio, speranza, misericordia, pietà, fratellanza. Papa Francesco ci ha lasciato, non nell’indifferenza, e non semplicemente perché rappresenta il simbolo sacro della Chiesa, bensì in quanto uomo cristiano

Il nostro Papa: emblema di coraggio, speranza, misericordia, pietà, fratellanza. Papa Francesco ci ha lasciato, non nell’indifferenza, e non semplicemente perché rappresenta il simbolo sacro della Chiesa, bensì in quanto uomo cristiano, francescano, che ha saputo incarnare con spontaneità e autenticità il pastore delle anime erranti, tutte, senza distinzioni. Ci ha lasciato il giorno dell’Angelo, la giornata dopo la Santa Pasqua, non un giorno qualunque. E perfino nell’anno giubilare Papa Francesco dopo una sofferenza corporale che non ha esitato a mostrare, nemmeno nel giorno della Pasqua. È stato insieme a noi: una presenza importante, incoraggiante, che ci ha donato gioia, nonostante la cagionevole salute.

Un simbolo cristiano che resterà nei cuori di ciascuno. Un uomo che è stato accanto a milioni di giovani. Durante la giornata della gioventù - ricorderete - ha incentivato al coraggio, alla fede, a credere in Dio Padre, al Figlio Gesù Cristo e ha raccomandato rivolgendosi a una folla immensa che pullulava di gioventù di non cedere agli scoramenti, di ricercare la luce nei momenti bui, di non aver paura delle fragilità, di non temere e lottare sempre per la pace e la giustizia. Ha adoperato parole di conforto, carezzevoli. Sono in tanti a nutrire fiducia in Papa Francesco, a confidare in lui. È essenziale soffermarsi sulle sue parole: devono in fondo costituire buoni propositi, caratterizzare un’etica cristiana; ma anche e nello specifico osservare la simbologia: un padre, i propri figli. La forza dell’unità. Il legame. La presenza. Il rispetto. Tutto questo è indice di grazia o di persone che si impegnano a seminare dei validi presupposti per generare legami autentici. Non utilitaristici.

È stato accanto agli ultimi, agli emarginati, ha infuso parole di speranza, di pace. Cosa resterà? Il suo esempio. La sua unicità. Il suo modo di essere sempre con noi anche in momenti difficili come la pandemia. Di lui non possiamo dimenticare la forza delle parole attraverso in particolare le Lettere sullaFratellanza o sul valore della letteratura e della poesia, si ricordi al riguardo: la letteratura è una «palestra di discernimento», che affina le capacità sapienziali di scrutinio interiore ed esteriore del futuro sacerdote. Il luogo nel quale si apre questa via di accesso alla propria verità è l’interiorità del lettore, implicato direttamente nel processo della lettura. Ecco dunque dispiegarsi lo scenario del discernimento spirituale personale dove non mancheranno le angosce e persino le crisi. Infatti, sono numerose le pagine letterarie che possono rispondere alla definizione ignaziana di «desolazione». La letteratura educa non soltanto chi persegue un percorso religioso, ma anche colui che segue il tragitto della vita, che compie il «viaggio» con coscienza e consapevolezza. Il suo esempio ci ha aiutato a credere, a comprendere il senso della vita, ad amare, accogliere, sostenere. A imparare a tessere relazioni, ad ascoltare l’altro, forse anche a saper comunicare rivolgendo cura alla parola da dire e a quella da non dire.

Papa Francesco è stato colui che ci ha insegnato a guardare con gli occhi dell’anima e a vedere l’invisibile, a riconoscere i valori e non gli oggetti. Resterà nella memoria di ciascuno, così come il lungo tragitto cristiano segnato in modo indelebile nei meandri del mondo. Al contempo resterà il sorriso confortante di un padre, di una madre, mentre «sora nostra morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scappare: guai a quelli che morranno nei peccati mortali; beati quelli che troverà nelle tue santissime volontà, ché la morte seconda non farà loro alcun male», lo ha preso con sé. Ma fa male, ci sentiamo più soli, più tristi, seppur il Santo Padre Francesco sarà il nostro «Angelo custode». Il nostro Messaggero di pace. Semper erit.

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