I dati

La bolletta si «gonfia» per 9,3 miliardi: Bari è sesta tra le città più colpite dai rincari

Leonardo Petrocelli

Il report dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre dedicato proprio all’andamento delle materie prime mostra lo scarto con febbraio 2022

La buona notizia è che la tenuta generale delle materie prime è piuttosto solida. Niente a che vedere con quanto accaduto dopo l’invasione dell’Ucraina. Tiene il nickel, restano bassi zinco e stagno, si difendono il rame e il piombo. Il problema è che ci sono due eccezioni: il petrolio, salito del 45,8%, e il gas, esploso del 62%. E questo potrebbe comportare un rincaro complessivo delle bollette degli italiani di ben 9,3 miliardi di euro con Bari al sesto posto fra le aree urbane più colpite.

È «agrodolce», se così si può dire, il report dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre dedicato proprio all’andamento delle materie prime. Lo scarto con febbraio 2022 è evidentissimo. Al tempo, ad esempio, il petrolio esplose del 93,8% ed anche il grano schizzò alle stelle. La ragione della differenza non sta nella gravità del conflitto o nelle dinamiche geopolitiche. Piuttosto, avverte l’analisi, «quella reazione dei mercati fu il riflesso della posizione centrale che Russia e Ucraina occupano nelle catene di approvvigionamento globali». Per quanto area critica da tanti punti di vista, il Golfo Persico è certamente più periferico sotto il profilo delle interdipendenze economiche. Da cui una sostanziale tenuta del sistema anche se molto, come ovvio, dipenderà da durata e dimensione del conflitto.

Naturalmente, per quanto circoscritto, l’aumento di gas e petrolio ha già ora un impatto drammatico. Nomisma Energia stima che le famiglie italiane potrebbero subire un aumento medio su base annua di 350 euro, da cui il balzo complessivo di 9,3 miliardi. La «botta» più forte si concentrerebbe nelle grandi aree metropolitane con Roma, Milano e Napoli sul podio rispettivamente con incrementi di spesa pari a 705,8, 554,5 e 406 milioni. Attenzione però, perché Bari non è molto distante (è sesta su 107) con 180,2 milioni di aumenti. Più staccate Lecce, 22esima con 119,8 milioni, Foggia, 29esima con 88,9 e Taranto, 34esima con 84,5. Chi fa meglio nel blocco apulo-lucano è Matera, 94esima con ricari stimati a 29,8 milioni, mentre il record positivo italiano è di Isernia, ultima (si fa per dire) con appena 12,7 milioni di rialzi. Il tutto, senza dimenticare i forti rincari su benzina (+8,7%) e diesel (+18,2%) che, oltre a vessare i comuni automobilisti, sferzano ogni giorno le categorie che lavorano con mezzi a motore, a cominciare da tassisti e autotrasportatori.

Come si esce da tutto questo? Nel breve e medio periodo, la Cgia suggerisce «una strategia articolata che combini interventi fiscali, regolatori e strutturali». Innanzitutto, l’intervento sulla componente fiscale muovendo dalla premessa che, in Italia, una parte rilevante del prezzo dei carburanti e dell’energia è composta da accise ed Iva: una riduzione, anche temporanea, darebbe «immediato sollievo a famiglie e imprese». E poi il fronte della regolazione del mercato con il rafforzamento dei poteri delle autorità di vigilanza per monitorare le speculazioni lungo la filiera energetica. Spostando più in là lo sguardo, diventa invece decisiva la diversificazione degli approvvigionamenti con investimenti più rapidi nelle rinnovabili e nelle infrastrutture di rete.

Privacy Policy Cookie Policy