Il riconoscimento
Fisica e progetti da Oscar, anche 68 scienziati baresi nella ricerca d’eccellenza
Condividono il premio con gli oltre 13.500 ricercatori da più di 70 Paesi che hanno contributo all’avanzamento della conoscenza sulle interazioni fondamentali delle particelle elementari
BARI - Un pezzo del prestigioso «Breakthrough prize in fundamental Physics» è dei 68 scienziate e scienziati del Dipartimento interuniversitario di Fisica di Bari e della Sezione barese dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Condividono il premio con gli oltre 13.500 ricercatori da più di 70 Paesi che hanno contributo all’avanzamento della conoscenza sulle interazioni fondamentali delle particelle elementari. Considerato l’Oscar della scienza e assegnato a Hollywood in una cerimonia simile a quella della famosa statuetta ambita da registi e attori, è il premio più grande mai assegnato collettivamente nella storia della fisica.
L’eccezionale riconoscimento da 3 milioni di dollari è stato attribuito per 4 grandi esperimenti del Large Hadron Collider (Lhc), il potente acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, tre dei quali hanno visto l’attiva collaborazione scientifica del Dipartimento di eccellenza di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari e dell’Infn barese: Cms (Compact Muon Solenoid), Alice (A Large Ion Collider Experiment) e Lhcb (Large Hadron Collider beauty). Il quarto progetto di ricerca è Atlas (A Toroidal Lhc ApparatuS).
Cms è uno dei due grandi apparati sperimentali protagonisti nel 2012 della scoperta del bosone di Higgs, la particella coinvolta nel meccanismo di creazione della massa delle particelle elementari. Ben 38 i fisici baresi coinvolti: Marcello Abbrescia, Anna Colaleo, Donato Maria Creanza, Brunella D'Anzi, Nicola De Filippis, Mauro De Palma, Giuseppe De Robertis, Adriano Di Florio, Walaa Mohamed Abdelaziz Elmetenawee, Luigi Fiore, Michele Franco, Giuseppe Iaselli, Nicola Lacalamita, Flavio Loddo, Luigi Longo, Magdy Louka, Giorgio Maggi, Marcello Maggi, Ilirjan Margjeka, Sabino Martiradonna, Vincenzo Mastrapasqua, Antonio Mongelli, Salvatore My, Salvatore Nuzzo, Antonello Pellecchia, Alexis Pompili, Gabriella Pugliese, Raffaella Radogna, Dayron Ramos Lopez, Giovanna Selvaggi, Lucia Silvestris, Federica Maria Simone, Ümit Sözbilir, Anna Stamerra, Donato Troiano, Rosamaria Venditti, Piet Omer J. Verwilligen, Angela Zaza.
Alice è dedicato allo studio del plasma di quark e gluoni, lo stato della materia che caratterizzava l’universo nei primissimi istanti dopo il Big Bang. Ad esso hanno partecipato 22 scienziati e scienziate dei due centri di ricerca baresi: Shreyasi Acharya, Francesco Barile, Giuseppe Eugenio Bruno, Fabio Colamaria, Domenico Colella, Angelo Colelli, Giacinto De Cataldo, Domenico Di Bari, Benedetto Di Ruzza, Domenico Elia, Shyam Kumar, Vito Manzari, Annalisa Mastroserio, Marianna Mazzilli, Eugenio Nappi, Nicola Nicassio, Antonio Palasciano, Rajendra Nath Patra, Arkaprabha Saha, Cristina Terrevoli, Triloki Triloki, Giacomo Volpe.
Lhcb si concentra sull’asimmetria tra materia e antimateria, cercando di capire perché l’universo sia composto quasi esclusivamente da materia. Hanno collaborato 8 fisici: Liliana Congedo, Francesco, De Bernardis, Marilisa De Serio, Rosa Anna Fini, Giuliana Galati, Marco Pappagallo, Saverio Simone, Alessandra Pastore.
Il gruppo barese ha preso parte a tutte le fasi dei progetti: dalla progettazione e costruzione dei rivelatori, fino all’installazione, raccolta e analisi dei dati. Il contributo non si è limitato al supporto tecnico o all’attività di analisi, ma ha assunto ruoli di responsabilità nel coordinamento scientifico e nella gestione delle attività sperimentali. Una presenza autorevole, costruita nel tempo attraverso l’impegno di docenti, ricercatori, assegnisti, dottorandi e studenti, molti dei quali lavorano in importanti centri di ricerca in Italia e all’estero.
«Siamo felici e orgogliosi di questo importante riconoscimento che premia un impegno collettivo e duraturo. È un risultato – ha detto il direttore del Dipartimento di Fisica Roberto Bellotti, dopo oltre 25 anni di lavoro in cui Bari ha saputo ritagliarsi un posto di rilievo nella fisica delle alte energie a livello mondiale – che ci sprona a continuare con entusiasmo su questa strada, rafforzando il nostro contributo alla ricerca e alla formazione scientifica a livello internazionale».
I 3 milioni di dollari del Breakthrough Prize saranno devoluti alla Cern & Society Foundation, per finanziare borse di studio a favore di giovani dottorandi provenienti dagli istituti coinvolti, per offrire loro l’opportunità di svolgere un periodo di ricerca al Cern. Una scelta che sottolinea la volontà di investire nelle nuove generazioni, nella circolazione della conoscenza e nella costruzione di una comunità scientifica sempre più globale e interconnessa.