serie b

Bari -Modena, in campo al «San Nicola» alle 15: l’ultima chiamata la salvezza

antonello raimondo

Sembra tutto tranne che calcio. E a dirlo, per una volta, non sono soltanto i tifosi

Verrebbe facile, in periodi così complicati, tirar fuori la storiella dell’orgoglio. Antica come il calcio. A volte finanche stucchevole, quasi insopportabile. Quello dell’orgoglio è un concetto serio. Che parte da un dato: non si «allena». Non potrà mai essere Moreno Longo a far la differenza in tal senso. Il Bari sembra vicino al precipizio? Parliamo di tutto, ci mancherebbe. Ma lasciamo da parte l’orgoglio. Se non l’hai tirato fuori finora vuol dire che non ce l’hai dentro. Se, invece, ce l’hai significa che ci sono problemi ben più gravi. Che non lasciano spazio alla speranza.

A sei giornate dalla fine qualsiasi cosa è, ormai, cristallizzata. Anche e soprattutto la parte caratteriale. Il Bari è questo, signori. Divorato da evidenti limiti strutturali e sostanzialmente impalpabile se parliamo della sfera mentale. Le ultime dieci giornate di campionato, di solito, rappresentano il punto più alto sul piano dell’attenzione, della «fame», delle motivazioni. Ci si gioca tutto, ogni partita diventa davvero qualcosa di molto simile a una «finale». Succede, invece, che alla squadra biancorossa sia addirittura capitato di prendere due «schiaffi» come quelli a Pescara e contro la Carrarese (4-0 e 3-0). Perdere ci sta, fa parte del gioco. Ma qui parliamo d’altro. Sembra tutto tranne che calcio. E a dirlo, per una volta, non sono soltanto i tifosi. Ricordate le parole di Di Cesare in Abruzzo? E lo sfogo di Longo nell’ultima giornata di campionato? Se ce lo dicono loro che non è calcio... di cosa dovrebbe occuparsi la gente del Bari? Magari di leggere internet e sorbirsi i rumors che arrivano da Napoli in merito alla candidatura di Antonio Conte per la panchina della Nazionale. Aurelio De Laurentiis lo libererebbe in cambio di una proroga sulla multiproprietà, un obbrobrio giuridico che dovrebbe (il condizionale è più che mai d’obbligo) trovare la parola fine nel giugno del 2028. Sarebbe roba da «Scherzi a parte», nessun dubbio. Ma siamo in Italia. In un paese in cui può davvero accadere di tutto. Livello bassissimo. Niente più che la sacrosanta verità, conviene farsene una ragione.

Oggi, intanto, si torna in campo. Al «San Nicola» (fischio d’inizio alle 15) arriva un Modena che non ha messo da parte l’ambizione e punta a chiudere la stagione regolare nella migliore posizione possibile in vista dei playoff. Qui a Bari, invece, si cammina al «buio». Lo stadio sarà desolante, la fuga dei tifosi non conosce sosta. Cosa aspettarsi da una squadra così «leggera»? Salvarsi sarebbe come vincere al Superenalotto. Approfittando del livello, bassissimo, del campionato di serie B e di qualche botta di fortuna. Pensare cose diverse, allo stato attuale delle cose, sarebbe un esercizio acrobatico. Roba da sognatori folli. E assolutamente fuori dalla realtà.

La formazione? Scelga Longo. Non importa più a nessuno chi gioca e chi no. Conterebbe altro, qui a Bari. Poter tifare per una squadra vera, per esempio. Una squadra che, guardandola, trasmetta orgoglio, senso di appartenenza e un senso logico. Al di là del risultato, che pure non può mai essere un dettaglio. A Bari, già. Ormai s’è perso tutto, non solo il «priscio». Una città intera sta a guardare. Col terrore che il peggio debba ancora venire. In campo e fuori.

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