SERIE B

Angelozzi: «Bari, vietato mollare. E comunque l’importante è non retrocedere direttamente»

pierpaolo paterno

Lo sguardo esperto di Guido Angelozzi, oggi direttore dell’area tecnico-operativa del Cagliari: «L’anno scorso la Reggiana, data per morta, si è salvata vincendo le ultime quattro partite. Spero che Longo possa compiere l’impresa»

C’è chi cambia per dare una scossa e chi prova a resistere fino all’ultimo respiro. La volata salvezza in serie B si annuncia feroce, compressa in pochi punti e destinata a decidersi negli incroci diretti. In questo scenario si inserisce lo sguardo esperto di Guido Angelozzi, oggi direttore dell’area tecnico-operativa del Cagliari, ma con un passato significativo in Puglia, diviso fra Lecce e Bari (2010-2014). Una voce autorevole per leggere un finale di stagione che non concede appelli.

Il quadro è chiaro: cambi in panchina a sei giornate dalla fine - dallo Spezia alla Reggiana fino al Padova - raccontano la tensione di una corsa senza rete. Ma funzionano davvero queste scelte così tardive? E quanto incide invece la qualità degli innesti, come dimostra la rimonta del Pescara trascinato da Insigne?

E poi c’è il Bari, sospeso tra numeri che preoccupano e flebili speranze che resistono. Quindici sconfitte e dieci pareggi su trentadue gare pesano come macigni, mentre l’ombra di un gruppo destinato in larga parte a cambiare a fine stagione apre interrogativi su tensione e motivazioni. Il calendario non aiuta. Tra corse promozione e lotta playoff, gli spazi si restringono e resta un solo scontro diretto, quello del primo maggio contro l’Entella. In una classifica cortissima, con nove squadre in nove punti e ben venticinque incroci da dentro o fuori, ogni dettaglio può fare la differenza. Angelozzi torna a Bari - oggi ospite ad Anche Cinema per celebrare i 50 anni di carriera di Michele Salomone - con la lucidità di chi conosce bene la piazza e la freddezza di chi sa che, ora più che mai, servono nervi saldi e scelte giuste.

Direttore, partiamo dal presente. Domani (oggi, ndr) torna a Bari per festeggiare i 50 anni di cronache del giornalista Michele Salomone. Un piccolo tuffo nel suo passato professionale.

«Michele lo conosco dai tempi di Andria, da una vita. Poi, ci siamo ritrovati a Bari dove torno spesso perché sono amico della famiglia Vasile».

Nei giorni scorsi, intanto, in B diversi suoi colleghi hanno fatto scelte drastiche in panchina. Lo Spezia richiama Luca D’Angelo. La Reggiana Pierpaolo Bisoli. Il Padova punta, invece, su Roberto Breda. Ha senso cambiare a sei giornate dalla fine?

«Se cambi vuol dire che qualcosa non va bene. Vogliono dare una scossa mentale, più che tecnica. È solo una questione motivazionale».

A volte cambiare serve. Al Pescara sono bastati tre innesti di esperienza e qualità, Insigne su tutti, per rimontare una situazione che sembrava compromessa sino a due mesi fa.

«A Pescara sono stati bravi. A parte i rinforzi, hanno impostato una nuova mentalità con mister Gorgone. Tecnico bravissimo con cui ho lavorato a Frosinone. Ha dato una mentalità abbinata a innesti di qualità».

Il Bari, invece, ha cambiato tanto con risultati diversi.

«Ha cambiato anche tre allenatori. Come feci io l’anno scorso a Frosinone. Può succedere. Nel calcio non c’è mai una regola fissa. Ci sono tante componenti che si creano. Spero che il Bari e Longo riescano a compiere l’impresa».

Una squadra che perde 15 partite e ne pareggia 10 su 32 può realisticamente ambire a vincerne almeno quattro nelle ultime sei per salvarsi?

«Ci si può anche salvare passando dai playout, come due anni fa. Non è facile perché i numeri sono impietosi. Le ultime parole di Longo nel post Carrarese vogliono essere una scossa alla squadra. Un modo per smuovere l’ambiente. Longo sa come portare punti a casa».

Fragorose le recenti cadute contro Pescara e appunto Carrarese. Due suicidi sportivi in piena regola.

«Trovare i colpevoli non serve. Devi solo giocarti ogni partita cercando di fare risultato. Ad oggi il Bari è nei playout e può giocarsela con tutti. L’importante è non retrocedere direttamente».

Dodici calciatori tra quelli utilizzati da Longo nelle ultime gare andranno via a fine campionato. Ci può essere un inconsapevole calo di tensione e attenzione per questo?

«Non penso. Retrocedere non piace a nessuno. Ti rimane una medaglia negativa sul petto. Ognuno darà il massimo per avere possibilità l’anno prossimo. Un professionista mantiene l’orgoglio, al di là dei contratti. Altrimenti non è degno di indossare la maglia per cui gioca».

Ora, l’ultimo tratto del cammino è in salita. In ordine sparso si sfideranno Venezia e Monza che volano verso la A, Catanzaro, Modena e Avellino in lotta per i playoff. Resta solo lo scontro diretto con l’Entella.

«Nel calcio, devi essere sempre fiducioso sperando che accada l’imponderabile. Anche quando non te l’aspetti. L’anno scorso la Reggiana, data per morta, ha vinto le ultime quattro e si è salvata».

Dai 29 punti del Pescara ai 36 dell’Empoli ci sono nove squadre in ballo per evitare la C. Il Bari è a metà strada con tre formazioni alle spalle e cinque davanti. Numeri complicati.

«La matematica tiene in vita i biancorossi. Il Bari deve essere bravo a trasformare la speranza in certezza».

Nei bassifondi sarà bagarre di scontri diretti: il Pescara, l’Entella e il Padova ne avranno 4, lo Spezia e il Mantova 2, la Reggiana, l’Empoli e la Sampdoria 3, il Bari 1. Per un totale di 25 incroci ad eliminazione diretta.

«Questo abbasserà la quota salvezza. Per il Bari, il tempo per salvare l’annata c’è».

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