Serie A
Lecce, all’orizzonte tre partite cruciali: Torino, Udinese e Cagliari
L’area salvezza si sta sempre più delimitando, i giallorossi devono accelerare per non rimanere impelagati. Contro i granata si gioca in trasferta domenica alle ore 12,30
Sul cammino del Lecce, nei prossimi tre turni, si profilano tre gare-chiave per le prospettive di salvezza della formazione allenata da Eusebio Di Francesco: la sfida esterna contro il Torino di domenica (ore 12,30), quella casalinga contro l’Udinese (8 febbraio, alle 15) e quella in trasferta contro il Cagliari (con data ed orario da stabilirsi, nel week end del 14 e 15 febbraio).
In palio ci saranno 9 punti fondamentali per la causa della squadra salentina e questa volta, dopo il triplice fischio dell’arbitro, servirà a poco dire che la prestazione è stata solida. Bisognerà mettere fieno in cascina, anche in considerazione del fatto che, nelle sette giornate seguenti, fatta eccezione per il confronto interno contro la Cremonese, i giallorossi dovranno fare i conti con Inter (al «Via del Mare»), Como (in riva al Lario), Napoli, Roma (al «Maradona» ed all’Olimpico), Atalanta (tra le mura amiche) e Bologna (al Dall’Ara). Sei partite ad elevatissimo coefficiente di difficoltà che non sono certo da considerare perse in partenza, ma che si preannunciano complicatissime, soprattutto se il Lecce dovesse arrivarci senza slancio.
Sia chiaro, i confronti con il Torino, l’Udinese ed il Cagliari non sono affatto semplici, ma la situazione di classifica richiede qualche successo che permetta di effettuare un balzo in avanti.
In 22 turni, il complesso salentino ha messo da parte 18 punti, con una media di 0,82 a match. Se il trend restasse questo, dopo gli ultimi 90’, i giallorossi si attesterebbero a quota 31, massimo 32, un bottino che, dati delle ultime dieci stagioni alla mano, significherebbe retrocessione quasi certa.
Nel 2024/2025, l’Empoli è sceso con 31 punti. Nel 2022/2023 la medesima quota ha portato allo spareggio tra Spezia e Verona con ruzzolone in B dei liguri, mentre nel 2021/2022, con 31 punti, appaiata al Cagliari, la Salernitana è rimasta in A ed i sardi sono finiti tra i cadetti perché messi peggio nello scontro diretto.
Nelle restanti sette annate agonistiche, però, la quota-permanenza è stata più alta, in taluni casi anche di parecchio rispetto ai 31 punti. Nel 2015/2016 e nel 2018/2019, rispettivamente il Carpi e l’Empoli sono retrocessi con 38 lunghezze al proprio attivo. Nel 2017/2018, nel 2019/2020 e nel 2023/2024, nell’ordine, il Crotone, il Lecce (all’epoca guidato da Fabio Liverani) ed il Frosinone (che come nocchiero aveva Di Francesco) hanno pagato dazio pur avendo conquistato 35 punti. Nel 2020/2021 il Benevento è finito giù con 33 lunghezze, mentre nel 2016/2017 analoga sorte è spettata all’Empoli, che di punti ne ha raggranellati 32.
Insomma, per restare in massima serie, nelle 16 gare ancora da giocare, il Lecce dovrà trovare il modo di accelerare, nel tentativo di risucchiare verso il basso almeno una tra Genoa, Cremonese, Parma e Torino, formazioni che sono a quota 23, o Cagliari, che di punti ne ha 25. Il tutto per allargare la zona minata, che in questo momento coinvolge, oltre al team giallorosso, Pisa, Verona e Fiorentina.
Un gruppetto troppo striminzito per non avere gli incubi la notte, soprattutto perché, sulla carta, la rosa della «Viola» vanta ben altra caratura e potrebbe uscire fuori dalla bagarre prima di trovarsi del tutto con l’acqua alla gola e rischiare grosso non essendo preparata ad una simile eventualità.
Per accrescere il proprio ritmo di marcia, però, al Lecce servono le reti e forse anche un pizzico di spregiudicatezza in più, in quanto il vero problema è che le occasioni create dai salentini sono troppo poche. Contro la Lazio, che nel primo tempo è stata in costante soggezione, l’unica vera palla-gol nell’area avversaria è coincisa con una girata di Santiago Pierotti terminata alta. La traversa clamorosa centrata da Ylber Ramadani è scaturita da una «sventola» dal limite ed il medesimo discorso vale per la parata più importante compiuta da Ivan Provedel, alla quale il portiere biancazzurro è stato chiamato da una conclusione di Lassana Coulibaly dai 18/20 metri.
I gol naturalmente saranno benvenuti anche se arriveranno su tiri da fuori ma, per fare «centro»”, occorrerà, con i giusti inserimenti, riempire meglio e con più uomini l’area rivale, effettuare traversoni precisi ed insidiosi, sfruttare qualche palla inattiva, saltare l’uomo nell’uno contro uno (per la qualcosa servirà magari anche chiedere agli esterni alti una corsa in meno a sostegno della retroguardia, onde evitare che giungano sfiancati e poco lucidi negli ultimi 20/25 metri). Se ciò accadrà, il Lecce potrà salvarsi.