serie b

Azionariato a Bari, una via d’uscita. Il presidente Fumai: «I tifosi aderiscano»

antonello raimondo

«Il modello Bayern conferma che si può» . Si chiama Barispac ed è un progetto di azionariato popolare legato al club biancorosso.

BARI - Erio Fumai è un giornalista di vecchio corso che negli ultimi mesi ha creato grandissima attenzione nel mondo dei tifosi promuovendo la nascita di Barispac, il progetto di azionariato popolare legato al club biancorosso.

Sui social si è ripreso a parlare dell’azionariato popolare per il Bari. Dall’annuncio della vostra iniziativa è passato più di un anno, Barispac è ancora in piedi?

«Certo, i promotori hanno costituito l’associazione sportiva e intendono andare avanti rinnovando l’appello di adesione a tutti i tifosi, piccoli e grandi. L’obiettivo è partecipare all’azionariato della società calcistica e ridarle una identità barese».

Intanto i tifosi, da quello che si legge e si sente, sono come smarriti, delusi e traditi dalla scelta fatta nel 2018, e che, allora, era stata accolta con favore ed entusiasmo.

«Si sono fatti abbagliare dal grande nome che preannunciava un periodo d’oro per tutti. La scarsa conoscenza, poi, di norme e regolamenti nazionali ed internazionali, sulla multiproprietà nel calcio, ha fatto il resto».

Già, la multiproprietà, le alternative in Italia sembrano essere solo due: il ricco imprenditore ed il fondo d’investimento estero.

«Queste sono le forme di proprietà a cui siamo abituati in Italia, ma in Europa si sta facendo strada, da anni, un terzo asset, quello dell’azionariato popolare o diffuso. In Spagna è noto il successo della formula partecipata che ha portato sia il Real Madrid che il Barcellona a primeggiare in campionato e nella Champions League. In Germania è stata varata, nel 1998, un’apposita legge che prevede almeno il 51% delle azioni delle Spa sportive nelle mani dei singoli soci sostenitori e solo il restante 49% nelle mani del singolo imprenditore. Il Bayern di Monaco con il suo attuale modello di proprietà, 75% ai trecentomila soci ed il 25% a tre grandi aziende del territorio, ha guadagnato l’attenzione generale per i risultati sportivi d’eccellenza e, soprattutto, per i floridi bilanci che si ripetono da più di quindici anni. Secondo Giovanni Malagò, presidente del Coni, questo è il modello da copiare senz’altro anche per il calcio italiano. L’esempio tedesco ha, d’altronde, spinto deputati e senatori dell’attuale maggioranza di governo a proporre un disegno di legge per favorire la “Partecipazione popolare alla titolarità di azioni e quote delle società sportive”. La legge è stata già approvata alla Camera dei Deputati ed è passata all’esame del Senato ad aprile del 2024».

Ma nessuno parla più di questa legge, come mai?

«Effettivamente è trascorso più di un anno e la legge è ferma in settima commissione del Senato. Speriamo prenda un andamento più spedito, ma le voci di corridoio in Parlamento raccontano di una forte resistenza da parte di qualche senatore legato al mondo del calcio che giudica “follia pensare di far entrare i tifosi nei consigli d’amministrazione delle società di calcio”. Una moderna forma giuridica di partecipazione societaria, dai promettenti risvolti finanziari per l’intero sistema, è finita tra le mani di chi vuole che tutto resti così com’è. La settima commissione è presieduta da un pugliese, il Senatore Marti, mi piacerebbe sentire la sua voce al riguardo».

Resistenze, mugugni, l’azionariato popolare rischia dunque un percorso lungo e difficile.

«Serve pazienza ed impegno accompagnato dal coinvolgimento di tutto il mondo sportivo locale. Avere una società calcistica ben organizzata e radicata nel territorio porta benefici a tutte le altre discipline sportive. Chi ha promosso Barispac si aspetta un sussulto barese di grande orgoglio, un salto di qualità che porti la nostra iniziativa ad avere connotati polisportivi. Personalmente immagino investimenti nel calcio che abbiano un importante ritorno sociale in economia, salute e socialità, aree significative per l’intera città metropolitana di Bari». 

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