serie b
Il Bari: oltre le assenze, il livello è da alzare a 360°
Pessime sensazioni. E pessima prestazione. Non esiste angolazione da cui si possa valutare diversamente il comportamento del Bari nella trasferta a Castellammare di Stabia
BARI - Pessime sensazioni. E pessima prestazione. Non esiste angolazione da cui si possa valutare diversamente il comportamento del Bari nella trasferta a Castellammare di Stabia. Le assenze, certo. Maita e Benali non puoi «regalarli» ad alcun avversario. A maggior ragione quando, poi, al loro posto sei costretto a schierare gente senza il «tagliando» (Maiello fin qui utilizzato quasi nulla, Maggiore ai margini del progetto della Salernitana e poco più di seicento minuti nelle gambe). Però certe partite restano inaccettabili. E non si tratta di rimarcare il risultato. Perdere è nella logica delle cose, capita anche alle squadre costruite per vincere... figurarsi se il Bari può mai fare eccezione. Quello che lascia un tantino perplessi è il divario espresso dal campo. Nettissimo, quasi imbarazzante.
Onore all’avversario, evidentemente. La Juve Stabia ha giocato una partita sontuosa. Per ritmo e organizzazione tattica. Però, e vale per chiunque, tu fai anche quello che l’avversario ti consente. Ecco, il Bari ha concesso quasi tutto. Finendo per ingigantire il livello dei campani. Che erano e restano una buonissima squadra, ci mancherebbe. Ma in cosa, realmente, i pugliesi sono venuti meno? Longo ha provato a spiegare che, per caratteristiche, i Galletti sono destinati a soffrire squadre con un così alto tasso di aggressività. Opinione rispettabile, evidentemente. Ma fa un po’ specie che, in un campionato storicamente «intenso» come quello di serie B, si poissa rimanere «intrappolati» in alcuni contesti tattici. Ci sta soffrire, cosa ben diversa è consegnarsi alla Juve Stabia senza riuscire a vincere nemmeno un duello. Puoi essere ricacciato all’indietro e perdere campo ma non «mangiato» su ogni pallone. Sì, la realtà è che il Bari si è fatto «mangiare» su ogni pallone. Con una facilità che deve indurre a profonde riflessioni.
Longo, ancora lui, ha spiegato le scelte di formazione. «Sapevo che non ce l’avremmo fatta a fare una partita di palleggio», le parole dell’allenatore in sala stampa. Ecco la rinuncia al trequartista e il varare un tandem offensivo «pesante». Il campo ha detto che la scelta non ha pagato, su questo non ci sono dubbi. E se davvero è successo che la partita l’ha sempre condotta la Juve Stabia è altrettanto vero che il Bari non è riuscito a produrre nulla in ogni altra situazione di gioco. Mal riforniti Favilli e Bonfanti, scarsissimo contributo degli esterni, centrocampisti sempre costretti a subire e mai in grado di alzare la testa. Ha ragione, l’allenatore, quando dice che se i subentrati avessero giocato dall’inizio avrebbero fatto la stessa «fine» dei titolari. Il problema è un altro. Perché si è fatto così poco? Perché non si è trovato il modo di eludere il calcio aggressivo della Juve Stabia, magari provando a proporne uno diverso? Certo, col senno di poi è tutto facile. Però non può nemmeno passare il concetto che tutto sia dipeso dalla bravura della squadra di Pagliuca. Che, poi, non è vero che punta quasi esclusivamente sulla ferocia. La Juve Stabia gioca bene a calcio. E lo fa con coraggio.
Una giornata così, tuttavia, non sposta di una virgola le prospettive del Bari. Il mercato ha portato in dote calciatori con valori, ora sta all’allenatore inserirli nel contesto tattico e farli rendere al massimo. Longo è un top per la B, qui è stato detto e scritto in tutte le salse. Però ora serve chiarezza, a parole e in campo. Arrivare ai playoff (ci va anche l’ottava, meglio ricordarlo) non può mai rappresentare un sogno e nemmeno una cosa «non normale». Perché se è vero che il Bari ha limiti strutturali... va ricordato che i competitors non hanno rose strabilianti. E parliamo di Catanzaro, Cesena, Juve Stabia. La classifica dice 33 punti, proprio come un anno fa. Finora sono state fatte buone cose, perché non pretendere che vadano meglio? Non è facile, certo. Ma quale obiettivo è semplice? Non lo è per chiunque e a qualsiasi livello. Però il gioco è questo. E va accettato. L’ottavo posto non sarà mai materia per festeggiamenti, da queste parti. E se resti fuori dai playoff si chiama fallimento. Un dato di fatto, una verità incontrovertibile.
VICARI CON LA FEBBRE Francesco Vicari ha vissuto un’altra giornata complicata in un campionato che, finora, non lo ha visto quasi mai esprimersi al massimo delle potenzialità. A Castellammare il capitano biancorosso ha sofferto tantissimo le sfuriate stabiesi. C’è un retroscena, però. Nei due giorni precedenti la partita al «Menti» l’esperto difensore è stato alle prese con uno stato influenzale abbastanza importante, compresi rialzi febbrili di una certa entità. Ma quando s’è trattato di dare la propria disponibilità il centrale romano non ha esitato a mettersi a disposizione dell’allenatore. Resta la prestazione negativa, certo. Ma gli va dato atto di aver mostrato grande attaccamento alla maglia, oltre a una forte dose di professionalità.