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A giudizio falsa avvocatessa

Produce un finto divorzio
«salta» il nuovo matrimonio

I due fidanzati hanno scoperto l'inganno solo pochi giorni prima delle nozze

Produce un finto divorzio«salta» il nuovo matrimonio

Avrebbe formato una falsa sentenza di divorzio, spacciandosi per avvocatessa - quando non lo era affatto -, inducendo in errore la persona offesa che, per le pratiche svolte le avrebbe corrisposto 1400 euro a titolo di compenso professionale - procurandosi un ingiusto profitto -, con l’aggravante di aver procurato un danno economico notevole. Il raggiro si è consumato ai danni di un 42enne brindisino che ha scoperto l’inganno qualche giorno prima di convolare a nuove nozze, che è stato costretto ad annullare, non essendo di fatto divorziato, pagando penali che si aggirano attorno ai 10 mila euro. A poche ore dal giorno più atteso... la doccia fredda quando il 42enne ha dovuto desistere dal contrarre matrimonio con una 38enne della provincia di Napoli all’epoca del fatto peraltro in dolce attesa. I due hanno dovuto dire addio al ricevimento fissato al ristorante, al viaggio di nozze, alle bomboniere, all’abito dello sposo e via dicendo pagando pesanti penali. Era l’ottobre 2014. L’amara scoperta al momento delle «pubblicazioni» quando è venuto fuori che l’uomo non era divorziato. Ad orchestrare la truffa sarebbe stata una falsa avvocatessa, la leccese Paola Pittini, di 49 anni, già condannata lo scorso settembre dal tribunale di Lecce con l’accusa di esercizio abusivo della professione di avvocato e false attestazioni sulla sua identità, per aver preso parte a diversi processi, nascondendo di non aver mai ricevuto l’abilitazione per esercitare la professione.
Per la vicenda del falso atto di divorzio la sedicente avvocatessa è stata raggiunta da un decreto di citazione diretta a giudizio emesso dal pm del tribunale di Lecce Angela Rotondano, per aver creato una falsa sentenza di divorzio in una causa civile di fatto inesistente. La Procura della Repubblica di Lecce ha citato in giudizio la falsa avvocatessa (per i reati  61 n. 2 e 10, 81 cpv, 348, 482 in relazione all'art. 476 e 640 c.p.), perché, «con più azioni esecutive di un identico disegno criminoso, al fine di procurarsi un ingiusto profitto con altrui danno, fingendosi un avvocato e dunque esercitando abusivamente la professione forense per la quale è richiesta una speciale abilitazione, formava una falsa sentenza di divorzio nella causa civile (di fatto inesistente) iscritta al nr. 1911/2012 del Tribunale Civile di Brindisi, ricevendo la somma di 1400 euro quale compenso per l' opera professionale. In particolare l'imputata, dopo aver ricevuto mandato dalla persona offesa al fine di istruire la pratica di divorzio dalla ex coniuge  innanzi al Tribunale Civile di Brindisi, formava una falsa sentenza di divorzio nella causa civile (di fatto inesistente) iscritta al nr. 1911/2012 del Tribunale di Brindisi, inducendo in errore la persona offesa che si determinava a corrispondergli la somma di 1400 euro a titolo di compenso professionale, così procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno. Con l'aggravante di aver commesso il fatto per eseguirne od occultarne un altro». I due si sono rivolti all’associazione dei consumatori Adoc di Brindisi. Gli avvocati Marco Masi e Marco Elia si sono costituiti parte civile per la coppia vittima del raggiro nel processo che si terrà al Tribunale di Lecce - Sezione Penale.
«La falsa avvocatessa - spiega l’avvocato Marco Masi - ha chiesto la somma di 1400 euro da corrispondere in due trance: 1000 euro tramite bonifico bancario, da versare sul conto di un’avvocatessa con la quale la Pittini diceva di collaborare (e che abbiamo scoperto essere una omonima di Surbo che realmente esercita la professione) e 400 euro in contanti. Dopo il pagamento i nostri assistiti hanno contattato la finta legale più volte per sapere se potevano disporre i preparativi del matrimonio, ricevendo rassicurazioni in tal senso». I due organizzarono le nozze per il mese di dicembre 2014.
Dopo aver scoperto il finto divorzio le ricerche degli avvocati Masi ed Elia hanno portato ad ulteriori colpi di scena. «Non solo era falsa l’atto nella sua formazione - spiegano i legali dell’Adoc - ma anche le firme del Presidente del Tribunale e del cancelliere oltre che del timbro apposto che non era più in uso da due anni almeno rispetto alla produzione dell’atto. I due fidanzati hanno provato anche a contattare più volte la finta avvocatessa sia telefonicamente che tramite sms. Singolare una delle risposte che la donna ha dato ai nostri assistiti esortandoli “Abbiate pazienza prendere una denuncia adesso vuol dire finire in galera a sto giro” facendo presente i guai pregressi».

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