La carenza

Brindisi, giudice di pace al collasso: «Così si rischia la chiusura»

fabiana agnello

Gli avvocati: «Sul personale scopertura del 70 per cento». Su 14 magistrati previsti, 5 in servizio; su 16 unità di cancelleria previste, 8 operative

«La carenza di organico sta ledendo il principio costituzionale del giusto processo». L’Ordine degli avvocati di Brindisi non usa mezzi termini e chiama direttamente in causa il ministero della Giustizia: servono interventi immediati, strutturali e non più rinviabili, altrimenti si rischia «la chiusura di fatto di un presidio di legalità» come l’ufficio del Giudice di pace. È un appello frontale, scandito durante l’incontro istituzionale tenutosi ieri mattina al Palazzo di giustizia, dove la delegazione forense ha denunciato una situazione ormai fuori controllo e destinata a peggiorare senza un’azione politica tempestiva.

Il nodo è duplice: magistrati onorari e personale amministrativo. «Senza personale di cancelleria - ribadiscono gli avvocati - l’attività giurisdizionale rimane materialmente impossibilitata a tradursi in provvedimenti e sentenze». E i numeri confermano l’emergenza: su 14 magistrati previsti, 5 in servizio; su 16 unità di cancelleria previste, 8 operative. Una scopertura del 70 percento, denunciano gli avvocati, che paralizza l’ufficio e che stride con quanto accaduto a Taranto, dove - pur con un carico di 9.000 cause - l’organico è stato portato a 20 magistrati. «Una sproporzione priva di logica organizzativa», denuncia il Foro, che parla apertamente di disparità di trattamento.

Il caso brindisino si inserisce in una crisi nazionale: secondo le rilevazioni dell’Organismo congressuale forense, in Italia è operativo poco più di un terzo dei giudici di pace previsti, con città come Roma, Napoli e Milano che lavorano con organici ridotti a un quarto del necessario. Nel frattempo, la recente riforma della magistratura onoraria (Legge 51/2025) ha rivisto compensi e inquadramento, ma non ha previsto un piano straordinario di assunzioni né fondi immediatamente utilizzabili per colmare le scoperture, lasciando irrisolto il problema più urgente: la mancanza di personale negli uffici giudiziari di prossimità.

Da qui, la richiesta del Foro brindisino: «Attingere subito ai cosiddetti riservisti, circa 40 professionisti pugliesi già formati e dichiarati idonei dai consigli giudiziari di Lecce e Bari, pronti a prendere servizio nel brevissimo tempo ma, di fatto, inutilizzati». Una soluzione rapida che eviterebbe i tempi lunghi dei concorsi e permetterebbe di evitare il collasso dell’ufficio, restituendo continuità a un servizio essenziale per cittadini e avvocati.

A guidare la mobilitazione per Brindisi è l’avvocato Christian Gemma, referente della delegazione. L’interlocuzione con la magistratura è avviata, ma la pressione resta alta: senza risposte dal ministero, la protesta non si fermerà perché il territorio rischia di perdere uno dei suoi presidi di giustizia più vicini alla comunità.

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