Violenza domestica

Maltrattamenti e minacce, la famiglia costretta a lasciare casa: 31enne del Brindisino finisce in carcere

Fabiana Agnello

Dai litigi d’estate all’escalation di gennaio: cinque mesi di paura in una famiglia, colpiti anche un fratello e altri parenti anziani. I genitori denunciano il figlio

Sarà interrogato domani il 31enne che dall’agosto del 2025 era tornato a vivere nella casa dei genitori dopo aver lasciato il lavoro e avrebbe instaurato in quella famiglia un clima sempre più teso, segnato da richieste di denaro, scatti d’ira e minacce. È in questo contesto che il gip Barbara Nestore ha disposto la custodia cautelare in carcere, eseguita dai carabinieri su coordinamento del pm Laura De Stradis. La difesa dell’arrestato - cui sono contestati i reati di maltrattamenti in famiglia, estorsione tentata e aggravata, nonché danneggiamenti- è affidata all’avvocato Raffaele Pesce.

Secondo gli inquirenti, le richieste di soldi erano quasi quotidiane, spesso nel cuore della notte, con toni aggressivi e intimidatori. In più occasioni l’uomo avrebbe svegliato i familiari pretendendo somme immediate e prospettando conseguenze gravi in caso di rifiuto. In un episodio, mentre la madre si trovava nella caserma dei carabinieri per formalizzare la denuncia, i militari avrebbero ascoltato in vivavoce una telefonata in cui il 31enne annunciava di star arrivando «per farvi del male a tutti quanti», frase che ha fatto scattare l’allarme immediato. Il 15 gennaio la situazione sarebbe degenerata. Dopo aver ottenuto una piccola somma dal padre, l’indagato avrebbe iniziato a insultare e minacciare entrambi, lanciando sedie e piatti e colpendo la porta di casa fino a danneggiarla. Avrebbe evocato la possibilità di colpire i genitori e di distruggere l’abitazione se non gli avessero consegnato altro denaro. I due, impauriti, avrebbero ceduto più volte, consegnando contanti e tentando ricariche sulla carta prepagata del figlio.

La tensione non avrebbe risparmiato neppure i parenti più vulnerabili. Una parente 86enne avrebbe riferito ai familiari che il giovane aveva suonato insistentemente alla sua porta chiedendo soldi. Il giorno successivo, non trovando più i genitori in casa, l’indagato avrebbe fatto irruzione nel negozio di famiglia, forzando la porta e rovistando nella cassa. Nel pomeriggio sarebbe tornato, pretendendo altre somme e devastando vasi e composizioni floreali. Anche il fratello sarebbe stato preso di mira: in due messaggi vocali, l’uomo avrebbe evocato la possibilità di colpirlo con le proprie mani e di sparargli in volto, lasciando intendere di avere accesso a un’arma.

Per il gip, il quadro è quello di una condotta abituale e incontrollata, aggravata dall’uso di sostanze stupefacenti e dal rischio concreto di nuove aggressioni. Da qui la decisione di disporre il carcere come unica misura idonea a tutelare le vittime.

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