Industria

«Impossibile investire qui», a Brindisi dopo la Standex va via anche la Senec

Andrea Pezzuto

Delli Noci: «C’è troppa incertezza». Il dl Agricoltura ha raccolto critiche perché impedisce l’installazione di pannelli fotovoltaici in aree agricole. Edison next propone intanto interventi su impianti pubblici

BRINDISI - Per Brindisi al momento è tecnicamente impossibile traguardare una transizione energetica giusta. Si parla spesso della carenza di aree da mettere a disposizione degli investitori a causa degli aggravi di costi che determinano l’abnorme perimetrazione del Sin e la mancanza di analisi di rischio e bonifiche. Ma pure i fortunati che riescono a reperire un’area, poi scappano via. Anche a causa di un sistema Paese che disincentiva gli investimenti. È il caso della Senec Italia, società che nel 2022 - a sentire il suo amministratore delegato, il brindisino Vito Zongoli - voleva aprire a Brindisi una fabbrica per la produzione di celle e moduli fotovoltaici da 300 lavoratori diretti e 1 giga di capacità prodotta. Come per la Standex, però, anche il percorso della Senec si è interrotto bruscamente. La società si rivolge ai consumatori domestici e alle imprese. L’incertezza del quadro normativo e le ultime leggi del Governo, però, hanno sconsigliato la Senec di avventurarsi in questa iniziativa.

L’investimento - a dire di Zongoli -, alla luce del taglio ai bonus edilizi e del Dl Agricoltura, è diventato insostenibile. Ciò, a causa di un conseguente, preventivato calo della domanda. In effetti, il Dl Agricoltura ha raccolto critiche da più parti. Nello specifico, l’articolo 5 limita l’installazione di impianti fotovoltaici in aree agricole, sulle quali sono consentiti solo gli impianti agrivoltaici avanzati. «Elettricità futura» ha avvertito che «lo stop al fotovoltaico mette a rischio i target sulle rinnovabili» e che «potrebbe innescarsi un effetto domino, con rialzi dei costi di realizzazione dei nuovi impianti e un aggravamento normativo e amministrativo». «Italia Solare» ha fatto notare, invece, che «con il blocco degli impianti si perdono circa 60 miliardi di euro: almeno 45 di investimenti privati diretti e 11 di imposte». Anche «Alleanza per il Fotovoltaico in Italia» ha osservato che «il testo del Dl Agricoltura, così come approvato dal Governo, rappresenta una vera e propria tagliola per il settore» e che «l’articolo 5 impatta in maniera significativa sul settore dell’energia rinnovabile, in quanto impedisce la messa a terra di circa l’80 per cento delle nuove iniziative di fotovoltaico e agrivoltaico su cui gli operatori del settore stanno lavorando da anni. Bisogna consentire il fotovoltaico sulle aree agricole prive di pregio agricolo, incolte e abbandonate, nonché in quelle prive di valore paesaggistico o culturale».

Incongruenze e criticità sono state rilevate anche dall’assessore allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci, che nel corso del roadshow organizzato ieri da Edison Next nel castello Svevo di Brindisi ha ricordato l’impegno della Regione sull’individuazione delle aree idonee e ha stigmatizzato il fatto che «il nostro Paese è ancora incerto nella pianificazione. La Puglia - ha proseguito - può essere un hub energetico ma dobbiamo anche produrre componenti per la filiera delle rinnovabili. La pianificazione energetica purtroppo viene disciplinata più dai tribunali che dalla politica. Non ci deve essere un contrasto tra dl Energia e dl Agricoltura, perché così non si farà mai nulla». L’importanza per la Puglia di assurgere al ruolo di grande produttore di energia da fonti rinnovabili, con l’asse Brindisi-Taranto di particolare interesse anche sul fronte dell’idrogeno verde, secondo Delli Noci potrà consentire di «attrarre investimenti abbattendo i costi dell'energia; ciò avverrà se produrremo energia in esubero. Così - ha concluso l’assessore - assumeremmo realmente un ruolo strategico nel Mediterraneo».

Ma Brindisi rischia di ritrovarsi già satura prima che entri nel vivo la transizione ecologica. «Tutti vogliono venire a investire qui - ha spiegato il sindaco Pino Marchionna - perché, essendoci la centrale a carbone, esiste già la rete di distribuzione energetica di Terna e quindi tutti vogliono allacciarsi qui. Va detto, però, che tra il 2010 e il 2012 abbiamo già subito assalti devastanti alle nostre campagne. Racconto un aneddoto: ci è stato presentato un investimento significativo nel settore dell’eolico offshore, ma abbiamo incontrato grandi difficoltà a individuare una particella catastale libera per fare arrivare a terra l'energia prodotta al largo. Questo dà l'idea del Far West prodotto nel nostro territorio. Adesso stiamo terminando le osservazioni al Pptr e stiamo cercando di mettere ordine su alcune destinazioni urbanistiche poco puntuali». Il riferimento di Marchionna è al periodo in cui era possibile installare campi fotovoltaici sotto un megawatt senza particolari autorizzazioni. Una normativa lacunosa che aprì la strada a maxi-investimenti di soggetti che eludevano la legge presentando più progetti di potenza inferiore a un megawatt. Una circostanza che portò l’allora presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, a sottolineare che il territorio brindisino «ospita la più grande estensione di impianti fotovoltaici d'Europa». «Gli investitori internazionali, che nulla lasceranno a questo territorio, sono attratti - spiegava all’epoca Ferrarese - dalle sottostazioni delle linee di infrastrutture elettriche già esistenti. Nella nostra regione si assiste a uno scempio determinato da una scelta infelice compiuta a suo tempo dalla Regione Puglia attraverso la legge che consentiva di avere un percorso estremamente facilitato per gli impianti fino a un megawatt». Ecco perché adesso gli attori istituzionali locali stanno alzando il livello dell’attenzione affinché il Brindisino e la Puglia non tornino a essere terreno di conquista.

Il sindaco Pino Marchionna, nel convegno organizzato da Edison Next, ha anticipato che nelle scorse ore è stato presentato un progetto tra pubblico e privato (A2a) per l'installazione di pannelli fotovoltaici su 25 tetti scolastici di proprietà comunale. Edison, dal canto suo, attraverso il ceo Giovanni Brianza ha prospettato che «con la riqualificazione energetica di edifici, illuminazione pubblica e diffusione della mobilità elettrica, nella sola provincia di Brindisi ogni anno si potrebbe evitare l’emissione in atmosfera di circa 70mila tonnellate di CO2, risparmiare energia per circa 90 gigawattora e ridurre la spesa energetica di 13 milioni di euro».

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