Il caso
Bisceglie, spinge la moglie dal balcone e si uccide, le parole dei figli della coppia: «Si rifletta sul valore della vita»
Attraverso i loro avvocati i due ragazzi chiedono di «non ignorare le fragilità»
Chiedono che vengano" rispettati "riservatezza e silenzio» per il dolore che stanno vivendo ma allo stesso tempo «desiderano che una tragedia umana così profonda non resti soltanto una ferita privata, ma possa rappresentare un momento di riflessione collettiva sul valore della vita, sul rispetto della persona e sulla necessità di non voltarsi mai dall’altra parte di fronte ai segnali di sofferenza e fragilità altrui». È quanto sostengono Mauro ed Elia Gentile, figli di Patrizia Lamanuzzi, la 54enne uccisa dal marito da cui si stava separando, Luigi Gentile, lo scorso 15 aprile a Bisceglie. L’uomo avrebbe lanciato la moglie dal balcone e poi si sarebbe lasciato cadere nel vuoto morendo anche lui.
I due ragazzi, assistiti dagli avvocati Onofrio Musco e Adriana Moschetti, «in un momento di dolore così profondo e difficile», si legge in una nota, «sentono il dovere di esprimere un sentito e sincero "ringraziamento a tutti coloro che, in queste ore, hanno "manifestato vicinanza, affetto e rispetto». Un sincero ringraziamento che si «estende alle istituzioni, alla magistratura, alle forze dell’ordine, agli operatori intervenuti, alle realtà associative, ai cittadini, nonché a tutti coloro che, con discrezione e attenzione, hanno fatto "pervenire messaggi di cordoglio e partecipazione», aggiungono nella "nota inviata alla vigilia dei funerali della donna.
«In questo disumano accadimento - conclude la nota - i figli intendono custodire il ricordo della propria madre nella sua dimensione più autentica e personale, chiedendo il rispetto della loro «riservatezza e del silenzio che il lutto impone».