Il caso
Sacchetti «intelligenti», nessuna mazzetta: imprenditore barlettano assolto 5 anni dopo l'arresto
La Corte d’Appello di Milano ha assolto il barlettano Cosimo Damiano Sfrecola «per non aver commesso il fatto», riformando la sentenza pronunciata dal Tribunale di Monza l’11 novembre 2024.
Si chiude con un’assoluzione piena la lunga vicenda giudiziaria legata all’appalto dei sacchetti Rfid (Identificazione a radiofrequenza) per la raccolta dei rifiuti in Brianza. La Corte d’Appello di Milano ha assolto il barlettano Cosimo Damiano Sfrecola «per non aver commesso il fatto», riformando la sentenza pronunciata dal Tribunale di Monza l’11 novembre 2024. Il dispositivo è stato letto all’udienza del 6 febbraio scorso dalla Seconda sezione penale: i giudici hanno accolto l’impugnazione proposta dalla difesa e fissato in sessanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni.
Sfrecola, imprenditore originario di Barletta che per questa vicenda nel 2021 era finito ai domiciliari, è stato assistito dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto (Studio Fps) e da Federico Cerqua. L’assoluzione definisce la posizione dell’imputato nel procedimento nato dall’inchiesta della Guardia di finanza di Monza denominata «Accetto o rifiuto», che aveva acceso i riflettori su un appalto pubblico in Brianza legato ai sacchetti «intelligenti» per la raccolta dei rifiuti.
Al centro della vicenda una gara bandita da Gelsia Ambiente, società a partecipazione pubblica con sede a Desio, per la fornitura triennale di sacchi per il rifiuto indifferenziato dotati di microchip Rfid e per l’avvio del sistema connesso alla tariffazione puntuale. L’appalto aveva un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione investigativa, la procedura - pubblicata nell’agosto 2015 - sarebbe stata condizionata da accordi tra soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di orientare l’aggiudicazione a un raggruppamento temporaneo di imprese. In questo contesto, Sfrecola era indicato come amministratore di fatto della Smp srl, società con sede a Barletta, ritenuta beneficiaria dell’affidamento. I rapporti con la stazione appaltante, secondo l’accusa, sarebbero stati curati da Gaetano Mario Giannini, dipendente della Smp, indicato come intermediario operativo e referente nei contatti con i vertici della società pubblica.
Sul versante della stazione appaltante, tra i soggetti coinvolti figurava Massimo Borgato, all’epoca presidente del consiglio di amministrazione di Gelsia Ambiente, indicato dagli inquirenti come uno dei pubblici ufficiali che avrebbero agevolato l’esito della procedura. Parallelamente, l’impianto accusatorio richiamava il ruolo di Fabrizio Cenci, imprenditore di Limbiate e amministratore di fatto della Cmb Service srl, società alla quale sarebbe stato affidato un subappalto per le attività di comunicazione e distribuzione dei sacchi Rfid, per un importo di 266mila euro.
Sul fronte delle utilità economiche, la procura aveva ipotizzato una tangente complessiva da 60mila euro. In particolare, secondo l’accusa, una prima tranche da 15mila euro sarebbe transitata attraverso una fattura ritenuta riferita a operazioni inesistenti emessa dalla Cmb Service e poi retrocessa in contanti, mentre ulteriori somme - in un importo non precisato - sarebbero state consegnate direttamente in contanti. A sostegno dell’impianto accusatorio venivano richiamati acquisizioni documentali, interrogatori e intercettazioni.
In primo grado, il Tribunale di Monza aveva già assolto Sfrecola dall’ipotesi di turbativa, ma lo aveva condannato a otto mesi di reclusione per un diverso reato, riqualificato da corruzione in induzione indebita. La pena era stata sospesa con la non menzione nel casellario; erano state inoltre disposte la confisca di 15mila euro, l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno e il risarcimento del danno in favore di Gelsia Ambiente, costituita parte civile.
Con la decisione del 6 febbraio la Corte d’Appello ha invece pronunciato l’assoluzione piena di Sfrecola. Nel procedimento, le posizioni di Borgato, Cenci e Giannini risultavano già definite con patteggiamenti intervenuti nella fase delle indagini.
«La sentenza della Corte di Appello di Milano ha autorevolmente “certificato” che Demi Sfrecola é assolutamente estraneo ad ogni ipotesi di rilevanza penale. Va però detto che la piena assoluzione non potrà certo cancellare le sofferenze patite: dalla ingiusta misura cautelare, fino agli estenuanti anni di processi», commenta l’avvocato Sisto.