politica
«Referendum sui vitalizi, la protesta contro il muro di gomma della Regione Basilicata»
Le parole di Angelo Summa, promotore del Comitato per il referendum abrogativo degli articoli 16 e 17 della legge regionale 57 che ha introdotto l’indennità differita per i consiglieri regionali
“Continueremo a batterci affinché non ci siano ulteriori costi della politica, perché la verità vera è che i costi ci sono anche con la legge modificata che ha reintrodotto i vitalizi e determina variazione di spesa, contrariamente a quanto affermato nello stesso testo”. È nelle parole di Angelo Summa, promotore del Comitato per il referendum abrogativo degli articoli 16 e 17 della legge regionale 57 che ha introdotto l’indennità differita per i consiglieri regionali, e segretario regionale del sindacato dei pensionati della Cgil, la strada che il movimento vuole percorrere per consentire ai lucani di esprimersi su questa vicenda.
Il Comitato ha presentato alla Consulta regionale i quesiti referendari per l’abrogazione della norma lo scorso 19 gennaio sperando di essere convocato al più presto. Da allora, però, nessuna convocazione è arrivata e così, nei giorni scorsi, gli aderenti hanno inviato alla Consulta regionale per le garanzie statutarie e all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Basilicata “una nota di diffida a procedere circa l’ammissibilità dei quesiti referendari presentati alle stesse affinché si possa proseguire con l’iter referendario così come regolarmente previsto”.
In particolare, per il Comitato, non solo “il Consiglio regionale continua ad ignorare le istanze e l’indignazione di migliaia di lucani sulla reintroduzione dei vitalizi” ma “ignora le regole democratiche previste dallo Statuto regionale”. “Non è solo il Consiglio che non procede ma anche la Consulta che ci dovrebbe rispondere sui quesiti da noi presentati, dicendoci se sono ammissibili o meno. Noi abbiamo posto un ulteriore elemento di valutazione giuridica perché è ancora vigente la legge 40 del 1980 che disciplina l’istituto del referendum – continua Angelo Summa –. Poi, c’è stata l’approvazione dello Statuto nel 2017 ed a distanza di nove anni la Regione non ha ancora approvato i regolamenti attuativi. Questo è il vuoto che c’è”. Un vuoto che si somma alla “nostra indignazione che rimane inalterata”, ripete l’esponente del Comitato che ricorda come a distanza di oltre un mese dall’invio della richiesta dalla Consulta sia arrivata solo “una pec di avvenuta protocollazione”. “Essendo scaduti i termini stabiliti sul responso di ammissibilità e poiché nella seduta del Consiglio regionale della Basilicata, che avrebbe dovuto discutere ed eventualmente approvare la proposta di legge dell’opposizione sulla disciplina di attuazione degli strumenti di partecipazione popolare quale il referendum abrogativo, c’è stato un nulla di fatto, - viene messo in luce dagli esponenti del Movimento - come Comitato referendario diffidiamo la Consulta e l’Ufficio di presidenza, intimando la Consulta a rendere ad horas il suo giudizio sull’ammissibilità del quesito referendario presentato il 19 gennaio e all’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale a dare atto dell’avvenuto deposito del quesito e dell’avvio del procedimento referendario con il processo verbale previsto dall’articolo 6, comma 1, della Legge regionale 40 del 21 maggio 1980, o altra idonea attestazione”. “In mancanza di riscontro, ci riserviamo di difendere i suoi diritti di partecipazione politica avverso il silenzio dell’amministrazione regionale in ogni sede opportuna, non escluse quelle legali”, conclude il Comitato, confermando che la battaglia sulle indennità differite va avanti.