L'indagine
Ambulanza in ritardo di un'ora, l'Asl Bari condannata a risarcire: «Negate le cure alla paziente»
La donna si è sentita male per strada a Noci, il medico è arrivato quando non c'era più niente da fare. Il giudice: errore della centrale 118, ai familiari raccontate bugie
Una donna che si sente male mentre cammina per strada, l’ambulanza che arriva (con il solo infermiere) dopo un’ora. E quando arriva il medico, dopo un’altra mezz’ora, non c’è più niente da fare. Il caso, accaduto durante la pandemia Covid, ha avuto un epilogo davanti al Tribunale di Bari che ha riconosciuto la «nitida negligenza» del 118 e condannato la Asl a risarcire con 235mila euro i familiari della donna: un intervento tempestivo dell’ambulanza «avrebbe assicurato alla paziente maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto a quelle concretamente residuate all’esito del ritardo accumulato».
Il 7 novembre 2020 la donna si è sentita male mentre passeggiava con il marito in una piazza di Noci. Sia l’uomo che due agenti della Polizia locale, presenti sul posto, hanno immediatamente chiamato il 118: alla prima chiamata alle 19,05 non ha risposto nessuno, alle 19,11 l’operatore rispondeva avvertendo della «temporanea indisponibilità di mezzi». Una bugia, come hanno dimostrato l’acquisizione della documentazione di servizio e la registrazione delle comunicazioni tra l’operatore e il personale della ambulanza di Alberobello. «Ma è cosciente?», chiedono dal mezzo. «Sì, secondo me sì, è cosciente, si sarà già ripresa». «Prova a risentirli, che codice hai messo?». «Ti ho messo un giallo, vai lì tranquilla, vedi la signora, se è morta». «Vabbè noi intanto ci vestiamo, mi devi dare il tempo»...