Sanità

Al Giovanni XXIII dopo cinque anni è ripartita la cardiochirurgia pediatrica: già dieci bambini in lista d'attesa

massimiliano scagliarini

Bari, ieri il primo intervento su un bimbo di 8 anni: è riuscito. Il dg Sanguedolce: «Siamo partiti con i piedi di piombo, non servirà più andare fuori dalla Puglia»

L’attività era stata sospesa nel 2022, ma nei fatti gli interventi si erano fermati ai tempi del Covid. E così, ieri, il riavvio della cardiochirurgia pediatrica al Giovanni XXIII ha segnato un punto importante nel rilancio dell’«ospedaletto» di Bari, al centro di veleni incrociati che mascherano spesso interessi personali. Cinque ore per correggere un «cor triatriatrum», una malformazione congenita su un bimbo di 8 anni, pugliese, procedura a media complessità che ha richiesto una lunga preparazione. Non solo sul fronte medico.

L’intervento (perfettamente riuscito) è stato condotto dal professor Massimo Padalino, padovano, specialista delle cardiopatie congenite e dal 2024 associato di cardiochirurgia al Policlinico di Bari, affiancato dal personale della cardiochirurgia e degli anestesisti del Giovanni XXIII. Per arrivarci sono stati necessari oltre due mesi di lavoro coordinati dal direttore sanitario del Policlinico, Danny Sivo: retraining degli operatori, verifica della funzionalità delle attrezzature, recupero dei materiali fino ad arrivare - lunedì - a una simulazione di intervento che ha confermato la possibilità di procedere.

«Siamo partiti con i piedi di piombo - dice il direttore generale del Policlinico, Antonio Sanguedolce - ma ci auguriamo che questo sia stato il primo intervento di una lunga serie. C’è già una lista di bambini che possono essere operati in Puglia e che cominceremo a chiamare». Nei corridoi dell’ospedale pediatrico c’era - quasi ovunque - grande entusiasmo. L’attività era stata sospesa per il clima di terrore che si era creato tra l’allora direttore della Terapia intensiva e i chirurghi, con denunce incrociate e veleni versati anche sulla sicurezza di alcune procedure. Sullo sfondo la eterna guerra tra medici universitari e ospedalieri in base a cui il Giovanni XXIII è considerato una dependance del Policlinico.

Sanguedolce e Sivo hanno pazientemente ricostruito tutto da capo, nominando anche un nuovo direttore medico di presidio, Giuseppe Calabrese, e promuovendo riunioni con i capi dipartimento Nicola Laforgia e Marco Ranieri in cui sono state affrontate le principali criticità organizzative. «Registriamo - dice Sanguedolce - la grande soddisfazione dei nostri cardiologi, che aspettano da tanti anni di poter dare risposte ai pazienti senza mandarli fuori regione». Nella lista d’attesa ci sono dieci minori (sette pugliesi, due materani e uno straniero). Al Sud non esiste un centro di riferimento per la cardiochirurgia pediatrica, per cui gli interventi vengono normalmente dirottati verso il Bambin Gesù di Roma o il Gaslini di Genova creando - tra l’altro - quella mobilità passiva che la Regione cerca disperatamente di ridurre. Bari potrebbe aspirare a diventare centro di attrazione per la cardiochirurgia pediatrica nel Meridione, come già avviene per le patologie tumorali e malformative pediatriche: nel reparto del Policlinico di Bari diretto dal professor Francesco Signorelli arrivano pazienti da tutto il Sud, con esiti più che soddisfacenti.

Nei prossimi 12-24 mesi verranno eseguiti interventi a medio-bassa complessità per ricostruire una expertise che possa garantire il passaggio a procedure più complesse. «Nei prossimi giorni - aggiunge Sivo - annunceremo la ripresa programmata della cardiochirurgia. Questa attività è stata resa possibile unendo le risorse del Giovanni XXIII e del Policlinico, quindi dell’intera azienda».

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