il fenomeno

Mafia a Bari, l'allarme della Dia: «Le nuove leve dei clan sono armate e sempre più violente»

viviana minervini

L'intervista al capo centro Giuseppe Giulio Leo. I nodi cruciali: narcotraffico, assalti ai bancomat e ai portavalori, infiltrazioni nell’economia legale e nella politica

Un quadro lucido sullo stato della criminalità organizzata in Puglia e in particolare nel Barese. A delineare il quadro è il capo centro della Direzione investigativa antimafia di Bari, il colonnello della Guardia di Finanza Giuseppe Giulio Leo, che nel dialogo con il direttore della Gazzetta Mimmo Mazza, ieri in redazione, ha affrontato i nodi cruciali: narcotraffico, assalti ai bancomat e ai portavalori, infiltrazioni nell’economia legale e nella politica. E ancora il ruolo dei social nella costruzione del consenso criminale e il problema della tenuta del sistema carcerario.

Colonnello, la droga resta il motore economico principale della criminalità organizzata, con il Barese che continua a rappresentare uno snodo centrale, ma i traffici, oggi, si muovono su rotte mutate rispetto al passato.

«Non arriva più tutto via mare, con barchini e mezzi veloci come eravamo abituati a vedere tra il 2010 e il 2018. Dal 2019 in poi c’è stato un calo di quel tipo di approvvigionamento. Oggi la sostanza stupefacente raggiunge la Puglia soprattutto attraverso le rotte balcaniche, via Spagna e Marocco, oppure passando dai porti del Nord Europa, come Rotterdam. In Puglia arriva dal Nord, da Brescia, da Milano, dall’Abruzzo».

L’emergenza è legata alla capacità di alcuni gruppi stranieri di inserirsi come partner sempre più solidi nei grandi traffici.

«Riteniamo che il punto sia questo: grandi canali di interazione con l’Albania, con gruppi albanesi che hanno rapporti diretti con i cartelli più forti del narcotraffico internazionale. Tra questi, al momento, metterei in testa l’Ecuador. In sostanza, la criminalità albanese non avrebbe soppiantato le organizzazioni mafiose storiche sul territorio, ma si sarebbe ritagliata un ruolo d’interlocutore privilegiato».

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