il caso
Omicidio Petrone, slitta a maggio la decisione sull'archiviazione. Il gip: «Comune e Anpi non possono opporsi»
Il giovane militante comunista ucciso nel 1977: secondo la Procura di Bari gli elementi raccolti a carico di sei indagati non sono sufficienti a processarli. Ma la famiglia chiede altri accertamenti
Il Comune di Bari e l’Associazione nazionale partigiani non hanno titolo per presentare opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nei confronti degli imputati per l’omicidio di Benedetto Petrone, il militante comunista ucciso a Bari la sera del 28 novembre 1977. Lo ha deciso il gup Gabriella Pede, accogliendo le eccezioni presentate dalla difesa di Luigi Picinni Leopardi, 66 anni (difeso dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto) e Carlo Montrone, 73 anni (difeso dall’avvocato Angelo Loizzi), due dei sei imputati insieme a Domenico Acquaviva, 67 anni, Michele Anselmo, 65 anni, Donato Grimaldi, 70 anni, Antonio Molfettone, 72 anni.
La Procura di Bari, che ha riaperto le indagini nel 2019, pur convinta di aver identificato i sei presunti concorrenti nel delitto (l’autore materiale Pino Piccolo, processato all’epoca e condannato in appello a 16 anni di reclusione, morì suicida in carcere alla vigilia della sentenza della Cassazione), ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione. Oltre ai familiari della parte offesa (rappresentati dall’avvocato e consigliere comunale Michele Laforgia) si erano opposti anche il Comune di Bari (avvocato Alessandra Baldi) e l’Anpi (avvocato Laforgia): per gli ultimi due, però, il gip ha escluso la legittimazione a partecipare all’udienza camerale.
Tutti gli imputati (tranne Acquaviva) tra il 1981 e il 1982 furono già processati per favoreggiamento personale dell’autore del delitto (Picinni venne assolto, gli altri condannati). Gli elementi raccolti durante la nuova indagine riaperta a seguito di un esposto della famiglia Petrone, secondo l’accusa, non sono sufficienti a formulare una previsione di condanna per un delitto politico. «Pur restando agli atti elementi quantomeno di fondato sospetto circa la partecipazione degli indagati» all’assalto, si legge nella richiesta di archiviazione, «non appare possibile allo stato formulare nei loro riguardi una fondata previsione di condanna all’esito del giudizio, non avendo l’attività di indagine svolta portato ad ulteriori elementi di prova a corredo e riscontro dei dialoghi trascritti».
Durante l’udienza il procuratore Roberto Rossi e la pm Grazia Errede hanno discusso insistendo sulla richiesta di archiviazione. La persona offesa ha invece insistito sulla richiesta di disporre nuove indagini o l’imputazione coatta. Il gip ha rinviato al 13 maggio per la discussione da parte delle difese.