L'intervista
Nordio e la riforma della giustizia: «Tanti giuristi di sinistra a favore, dialogheremo sulle regole»
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Ministro Carlo Nordio, anche il filosofo Massimo Cacciari, che lei conosce per le frequentazioni veneziane, sostiene che la riforma punta a subordinare le toghe all’esecutivo. Dove sarebbe scritto nel testo questo indirizzo?
«Il professor Cacciari ha presentato nel 1997 a Venezia il mio primo libro, Giustizia, dove sostenevo la separazione delle carriere. Ed allora era d’accordo. Nella sua intervista non spiega perché essa dovrebbe costituire il primo passo verso la subordinazione della magistratura al potere esecutivo. In realtà la riforma dice esattamente il contrario. È diventato polemico, e gli manca quell’indulgenza benevola che dovrebbe esser la caratteristica di un filosofo. Del resto Pascal diceva che l’unico modo di filosofare è burlarsi della filosofia».
La campagna elettorale referendaria è sempre più accesa. Volendo soffermarci sui contenuti, partiamo dalla separazione delle carriere: perché il progetto che lei ha firmato completa questo iter?
«Perché è il naturale e logico epilogo di un percorso iniziato da Giuliano Vassalli, partigiano decorato e grande giurista socialista, che nel 1989 introdusse il processo cosiddetto accusatorio, modellato su quello anglosassone. E in questo sistema le carriere sono nettamente separate. Rilevo con disgusto che oggi si tende ad attribuire a Vassalli idee contrarie. È un'affermazione indegna, che dimostra quanto in basso siano caduti i nostri avversari».
È ipotizzabile che si prosegua con un concorso differente per giudici e pm?
«Questa problematica, se vincerà il sì, anzi, dopo che avrà vinto il si, sarà affrontata nelle leggi di attuazione, per le quali abbiamo già dichiarato la nostra disponibilità ad un dialogo con l’avvocatura, il mondo accademico, e la magistratura»...