LA citta che (non) ci piace
Bari, Torre a Mare quartiere abbandonato e pescatori disperati: «Senza dragaggio, il porto muore»
Mare in secca, sabbia tossica e il «giallo» dei camerini. Fino a circa 20 anni fa, qui i pescatori erano più di 50. Ora hanno ridotto l’attività ad appena sette famiglie
Sono davvero «gli ultimi dei Mohicani». E senza un miracolo, la pesca, che è sempre stata un simbolo di Torre a Mare, si concluderà con loro. Fino a circa vent’anni fa, i pescatori nel quartiere a Sud della città, erano addirittura più di cinquanta, ma la totale incuria del porto (che non viene dragato addirittura dal 1998) e le condizioni di lavoro ormai difficilissime, hanno ridotto l’attività ad appena sette famiglie.
Oggi ad andare per mare, restano i fratelli Francesco e Mimmo Biancofiore, i fratelli Mimmo e Vito Biancofiore, Giacomo Biancofiore, Pietro Fierone e Lorenzo Pezzolla che è anche il presidente della cooperativa dei pescatori. A loro, si unisce Vito De Nicola: è in pensione, ma nonostante i suoi 71 anni, continua il lavoro di una vita. Malgrado molti di loro abbiano lo stesso cognome, sono parenti soltanto alla lontana, ma condividono una missione che per tutti vive soltanto di una quotidianità precaria, senza una vera prospettiva.
Il porto in secca Quando soffia il Maestrale, resta soltanto la sabbia. E se invece il vento porta fuori, l’acqua è profonda tra i 20 e i 50 centimetri dove, invece, dovrebbe essere alta circa due metri. Il porticciolo di Torre a Mare si presenta così: in secca completa, spoglio, con troppe zone pericolosissime al passaggio e divorate dalla sporcizia. «Viviamo così da troppo tempo: stiamo male», le parole di Francesco Biancofiore. «Nell’ultimo mese, a causa delle mareggiate, siamo usciti a pesca appena due giorni. Le acque del porticciolo non sono solcabili. Siamo costretti a trasportare le attrezzature fino alle barche, andando a piedi in mare e bagnandoci del tutto. I tre pontili che erano allestiti ora sono chiusi, da dieci anni non funzionano nemmeno i fanali verdi e rossi che dovrebbero segnalare l’ingresso nel porto. Le banchine e i marciapiedi sono rotti: ogni giorno rischiamo di cadere noi, ma anche donne e bambini di passaggio. Vorremmo arrivare alla pensione in modo dignitoso, ma così saremo costretti a fermarci prima. L’ultimo confronto con il Comune risale ad un mese fa: date incerte, promesse prive di concretezza, nulla che possa prefigurare un futuro migliore».
«Non sembra un porto» Un luogo che potrebbe rappresentare una cartolina per la città è del tutto spoglio. «Ci vietano di ormeggiare le barche in quel che resta della riva, a meno che non avvenga una mareggiata», aggiunge Mimmo Biancofiore. «In caso di inadempienza, scattano sanzioni da oltre mille euro. Eppure, nel weekend, gli stessi spazi sono invasi dai motorini che, invece, a quanto pare possono sostare. Il nostro è un porto senza barche. Non solo. La sabbia è considerata tossica: è addirittura posto il divieto di balneazione. Tuttavia, la gente fa il bagno regolarmente. È tutta una contraddizione».
Il «giallo» dei camerini L’altra criticità riguarda i camerini che i pescatori utilizzano come deposito di attrezzature versando 3.700 euro per la concessione annuale. Delle 33 cabine, oggi ne funzionano appena 13 che, peraltro, devono essere accatastate dai concessionari. Gli altri venti, sono stati chiusi dall’amministrazione comunale per evitare usi abusivi, ma per sbarrare gli ingressi è stato utilizzato un trucciolato che in breve tempo è stato eroso dal mare. «Dal Comune - afferma ancora Francesco Biancofiore - avevano promesso 100mila euro per il restauro dei camerini, ma anche questa promessa è stata finora disattesa. Come possiamo sostenere noi anche il costo della riqualificazione di questi locali?». «Torre a Mare potrebbe essere meravigliosa», conclude Franco Virgilio, presidente della Pro Loco. «Ma siamo parte di Bari solo nominalmente. Siamo isolati sui trasporti, sfilacciati dalla vita cittadina e ora anche mortificati nella nostra essenza storica. Senza il dragaggio, il porto morirà a breve. I figli dei pescatori non voigliono nemmeno avvicinarsi al mare. La tradizione della pesca a Torre a Mare finirà con le famiglie che la praticano oggi, poi diventerà una pratica per diportisti». Gli ultimi dei Mohicani, appunto. Ma non si arrenderanno: continueranno a combattere per salvare il cuore di Torre a Mare.