il caso

Bari, la truffa del bonus facciate e il rebus dell’attico in centro: Trerotoli condannato pure dalla Corte dei Conti

Il 52enne, ex segretario provinciale del Psi della Bat, è stato condannato a 4 anni per aver frodato lo Stato di 49 milioni di euro. Ora deve risarcire i crediti ceduti alla Reggina

Il sequestro dei crediti fiscali ottenuti con la truffa dei bonus edilizi non esaurisce le responsabilità patrimoniali del responsabile del raggiro. Ed è per questo che dopo i sigilli ai 49 milioni di euro che aveva accumulato in maniera fraudolenta tra maggio e dicembre 2022, l’imprenditore barese Alessandro Trerotoli è stato condannato anche dalla Corte dei conti: dovrà restituire al ministero dell’Economia altri 726mila euro.

Trerotoli, 52 anni, ex segretario provinciale del Psi nella Bat ed ex esponente del movimento dei forconi, è stato condannato nel 2023 a 4 anni di reclusione per riciclaggio, reimpiego, emissione di fatture inesistenti e indebita compensazione, e sta scontando la pena nel carcere milanese di Bollate. Secondo l’accusa del pm Lanfranco Marazia avrebbe infatti utilizzato falsi interventi relativi al bonus facciate, sfruttando le generalità di persone quasi sempre nullatenenti, per accumulare 49 milioni nel cassetto fiscale. E proprio l’indebita compensazione è il tema dell’azione portata avanti dalla Procura della Corte dei conti con il procuratore regionale Carmela De Gennaro. Prima dell’intervento dei finanzieri su delega della Procura di Bari, infatti, l’imprenditore era riuscito a usare una parte dei crediti sia per compensare esposizioni tributarie proprie, sia per cederli a terzi che li hanno portati in compensazione. Nel totale figurano anche i 703mila euro che la Unica, riconducibile a Trerotoli, ha ceduto alla Reggina 1914, e che la società calcistica ha utilizzato per compensare debiti tributari nell’aprile 2022 incappando a sua volta in problemi con gli organi di giustizia federali.

Trerotoli non si è costituito nel processo contabile. Anche i giudici della Corte dei conti pugliese (presidente Daddabbo, relatore Natali, De Corato) hanno stigmatizzato le «molteplici anomalie e incongruenze emerse nel corso delle indagini penali», ovvero il fatto che l’imprenditore e la ex moglie (pure lei condannata e ora ai domiciliari) avevano capacità reddituali minime eppure risultavano aver acquistato crediti per svariati milioni di euro senza che sia mai scattato alcun tipo di alert. È infatti emersa «l’assenza di una procedura amministrativa di approvazione preliminare sulla spettanza del credito o di controlli interdittivi a monte dell’operazione» di compensazione, cioè in sostanza l’assenza - almeno fino a un certo periodo - di qualunque tipo di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate che non verificava nemmeno l’esistenza degli immobili indicati come oggetto degli interventi edilizi. E non conta che l’imprenditore sia soggetto estraneo alla pubblica amministrazione, visto che la finalità solidaristica dei bonus edilizi fa ritenere esistente quel «rapporto di servizio» che consente l’intervento della Corte dei conti: la condotta di Trerotoli, ritenuta dolosa anche in virtù della condanna in sede penale, era infatti tesa al «conseguimento di un ingiusto profitto in danno dell’erario».

La vicenda che riguarda Trerotoli e la ex moglie non è del tutto terminata. Nel corso del tempo l’uomo era infatti riuscito a monetizzare parte dei crediti attraverso una catena di società, facendo arrivare alla ex consorte diverse centinaia di migliaia di euro. Una parte di queste somme, 400mila euro, era stato utilizzato per pagare l’anticipo sull’acquisto di un lussuoso attico nel centro di Bari valutato circa 2 milioni di euro: la Procura ne aveva chiesto e ottenuto il sequestro, tramutato in confisca dopo che la sentenza di condanna è divenuta definitiva.

A maggio davanti al gup Susanna De Felice è in programma un incidente di esecuzione chiesto dai costruttori dell’immobile (con l’avvocato Cristian Di Giusto), che vogliono ottenere la restituzione dell’appartamento: dichiarano infatti di aver trattato in buona fede con la moglie di Trerotoli, e di essere stati danneggiati dal fatto che l’acquisto non è mai andato in porto.[m.s.]

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