il caso

Ferrovie Sud-Est, ennesimo pasticcio: i gestori privati chiedono 67 mln di danni allo Stato. «L'azienda doveva essere venduta a noi»

Massimiliano Scagliarini

Cotrap, Arriva e Fnb fanno causa al ministero delle Infrastrutture e al gruppo Fs. E intanto va avanti il processo di appello per il crac

Respinte tutte le eccezioni preliminari, ma anche la gran parte delle richieste delle difese che miravano a ripetere l’istruttoria già svolta in primo grado. Il processo di appello per il crac di Ferrovie Sud-Est potrebbe dunque avere un iter molto rapido ed arrivare a sentenza entro l’estate. La Seconda sezione della Corte d’appello di Bari (presidente Gozzo, relatore Defraia, Mattei) ha infatti ritenuto che non serva risentire i testimoni relativi alla posizione di Angelo Schiano, l’avvocato romano tra i principali imputati per la bancarotta della principale ferrovia concessa italiana che ha visto in primo grado la condanna a dieci anni dell’ex amministratore unico Luigi Fiorillo.

L’inchiesta della Finanza ritiene di aver accertato che Ferrovie Sud-Est fosse virtualmente fallita dal 2010, ma ha continuato ad operare fino all’avvio del concordato preventivo sperperando oltre 220 milioni di euro di fondi pubblici attraverso consulenze inutili e appalti d’oro. Un’impostazione accolta dal Tribunale in primo grado, seppure con alcuni distinguo circa le responsabilità, in particolare di quelle degli appaltatori che sono stati ritenuti inconsapevoli dello stato di decozione in cui versava la società.

Ora la parola passa ai giudici dell’appello. Nell’udienza di marzo verranno risentiti soltanto due consulenti tecnici dell’accusa in relazione alla posizione dell’imprenditore romano Ferdinando Bitonte, titolare di alcune società appaltatrici di Fse, condannato in primo grado a quattro anni e mezzo: dovranno chiarire - in sostanza - se i servizi affidati dal 2006 al 2015 alle società Eltel, Bit e Centro calcolo siano stati svolti a prezzo di mercato e se abbiano portato un vantaggio a Ferrovie Sud-Est.

Il processo di primo grado aveva visto anche la condanna a quattro anni di Schiano e a due anni (pena sospesa) degli ex dirigenti Francesco Paolo Angiulli e Nicola Di Cosola. L’accusa (con il procuratore Roberto Rossi e il sostituto pg Bretone) ha impugnato la sentenza, comprese le sette assoluzioni disposte con diverse formule, insistendo per la condanna a 12 anni di Fiorillo e a 10 anni di Schiano in quanto ritenuto amministratore di fatto di Fse (circostanza esclusa dal Tribunale). L’ordinanza emessa la scorsa settimana dalla Corte barese (che ha anche rigettato la richiesta di sospendere le provvisionali disposte in primo grado) lascia ipotizzare un processo molto veloce.

Nel frattempo, dopo la sentenza con cui il Consiglio di Stato ad agosto 2024 ha ritenuto illegittimo il trasferimento della proprietà di Fse al gruppo Fs e l’erogazione di 70 milioni per il salvataggio accogliendo il ricorso di Cotrap, Arriva e Ferrotramviaria, il consorzio pugliese che gestisce i servizi su gomma e le altre due società hanno avviato una richiesta di risarcimento danni da 67 milioni davanti al Tribunale di Roma. Il 12 febbraio verrà nominato un consulente tecnico, mentre la causa verrà discussa nel 2028. I giudici di Palazzo Spada devono invece esprimersi sulla richiesta di ottemperanza alla sentenza del 2024 avanzata da Cotrap, Arriva e Fnb: chiedono in sostanza che Fse torni al ministero e venga poi ceduta tramite gara pubblica. Il ministero e Fs ritengono invece che il salvataggio-bis (con la creazione di una bad company e il ri-trasferimento) abbia già nei fatti dato esecuzione alla sentenza.[m.sc.]

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