Declino e futuro

Bari, via Manzoni tra speranze e paure: «Ora serve un piano di rilancio». L’appello di residenti e commercianti

Davide Lattanzi

Un cantiere che procede malgrado qualche rallentamento, una comunità che attende con trepidazione. «Sì alla strada pedonale, ma non basta»

Un cantiere che procede malgrado qualche rallentamento, una comunità che attende con trepidazione il nuovo volto di una strada iconica per porre fine ad un declino inesorabile. Via Manzoni è stata per anni il simbolo del commercio locale: la chiamavano «la via Sparano dei poveri» perché era una delle anime pulsanti della città, pur offrendo l’opportunità di comprare a buon mercato. Negli ultime vent’anni, però, degrado, abbandono e incuria hanno preso il sopravvento: oggi si cerca di riconsegnare alla zona l’antico splendore con un nuovo volto.

I lavori per la riqualificazione di via Manzoni sono partiti all’inizio di ottobre anche gli interventi in via Manzoni: 750 metri della strada saranno ripensati con un unico piano calpestabile, nuova illuminazione, filodiffusione, videosorveglianza, vegetazione ad alto fusto. Il primo isolato a partire dall’altezza di corso Italia inizia a prendere forma con le basole apposte fino all’altezza di via Rossani. Attualmente sono tre gli isolati su cui sono contestualmente attive le lavorazioni, arrivando fino a via Garruba: entro il prossimo giugno le opere dovranno essere completate fino a piazza Garibaldi. Eppure, oggi a preoccupare gli abitanti della zona non sono tanto gli eventuali disagi derivanti dai cantieri, quanto l’incertezza su quanto accadrà dopo.

Il viaggio in via Manzoni è emblematico: sono addirittura 57 le saracinesche abbassate in piena mattinata: alcuni esercizi sono in completo abbandono da anni, altri si sono arresi più recentemente, ma l’impressione di una zona completamente svuotata è evidente. Almeno una decina sono le attività in vendita o in affitto, peraltro a condizioni decisamente più convenienti rispetto a quelle del murattiano.

Sembra risentirne anche il mercato immobiliare: rispetto ad altre zone della città, sono di più le insegne con gli «affittasi» o «vendesi», eppure molti appartamenti sono disponibili ormai da mesi senza trovare acquirenti o inquilini interessati.

Gli esercenti «storici» si contano ormai sulle dita di una sola mano: resistono alcuni negozi di abbigliamento, un paio di gioiellerie che poggiano su una clientela costruita nel tempo, mentre nel tratto finale verso corso Italia, si fanno largo attività etniche, gestite da stranieri. Nel complesso, però, si tratta di piccoli riferimenti in metri e metri di vuoto.

«Per anni siamo stati dimenticati dalle amministrazioni comunali», afferma Carlo paolini, presidente del comitato di via Manzoni. «Sono state privilegiate altre zone, non è stato curato nemmeno un puntuale transito dei mezzi pubblici. Gli esercenti più attrezzati magari si sono trasferiti altrove, non è stato garantito un adeguato ricambio. La pedonalizzazione è un’idea valida: una strada aperta e frequentata ritrova vita, ma è imprescindibile una cornice che la sorregga. Occorre attrarre nuovi investitoti, diversificare le attività, soprattutto riempire i troppi vuoti che si sono creati nel tempo».

«Dobbiamo ritrovare luminosità», afferma Alessio Caserta, titolare del negozio d’abbigliamento «Pupe». «Per troppo tempo siamo stati una zona buia: ora occorre dinamismo, freschezza, idee. Chi ha avuto il coraggio di investire in via Manzoni ora ne attende l’evoluzione: ben venga il restyling perché altrimenti non ci sarebbe stato futuro. Il cantiere sicuramente ha ridotto il passaggio, ma non ci scoraggiamo: compensiamo un po’ con la vendita on line o con il passaparola sulla nostra clientela. Sopportiamo il disagio sperando di goderne il beneficio».

«La riqualificazione è un’opportunità da non perdere», aggiunge Nicola Milella, titolare del negozio «Glam». «Non solo lavoro, ma abito in via Manzoni: ne ho vissuto i fasti e provato a combatterne la decadenza. Occorre un rinnovamento: nuovi imprenditori, concetti diversi, probabilmente anche l’inserimento di grandi marchi o di attività di food & beverage che rendano la zona più attrattiva».

«Da noi i lavori arriveranno tra qualche mese», conclude Angela Colaianni, titolare della boutique «Angel’s» vicino piazza Garibaldi. «Temiamo l’arrivo del cantiere, ma più ancora quanto avverrà dopo. La strada è già stata chiusa in passato, ma il progetto non decollò. Ora si lavora su un concetto innovativo, ma senza un piano complessivo di rilancio non supereremo le attuali difficoltà».

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