Il protocollo ha un nome suggestivo: «Ripresa delle celebrazioni con il popolo» e allude alla riapertura delle chiese fissata dal governo per lunedì prossimo 18 maggio. Luoghi di culto di nuovo accessibili, dopo la chiusura imposta per evitare il propagarsi dell’infezione da coronavirus. La pandemia poteva colpir duro approfittando di messe, matrimoni, funerali (un allentamento in quest’ultimo caso c’era già stato) e tutte le altre funzioni religiose che prevedevano la partecipazione dei fedeli e una inevitabile concentrazione di persone a rischi contagio.
Ma come si sta preparando la Chiesa barese alla riapertura?
«Agli anziani suggerirò di stare a casa. Lo so, è difficile ma dobbiamo riaprire con cautela. È bene che si confrontino con i figli e che valutino insieme la possibilità di recarsi in chiesa». Don Gaetano Coviello, parroco del Buon Pastore e direttore amministrativo e dei beni culturali dell’arcidiocesi Bari-Bitonto segue da qualche giorno le attività di «igienizzazione» di chiese e luoghi di culto. «CI regoliamo – racconta alla “Gazzetta” – sulla base del protocollo del Governo. Prepariamo un manifesto con le informazioni da dare ai fedeli. Sarà pronto la prossima settimana, alla vigilia della riapertura e verrà affisso lunedì 18 maggio all’ingresso di ogni chiesa della diocesi. Regole indispensabili – aggiunge don Coviello - per ripartire in piena sicurezza».
Don Gaetano Coviello ricorda che le indicazioni contenute nel protocollo preparato dal ministero dell’Interno, disponibile sul sito internet dell’Arcidiocesi, non prevedono obbligo di sanificazione da parte di società specializzate ma contemplano la igienizzazione frequente di ambienti e suppellettili. A proposito di queste ultime, le indicazioni del protocollo relative a immobili o beni di pregio storico-artistici sono state condivise con le Soprintendenze ai Beni archeologici, al Paesaggio e alle Belle Arti. Sarà cura delle stesse Soprintendenze valutare e concedere l’autorizzazione alle operazioni di igienizzazione dei beni che hanno valore archeologico, storico, artistico.
Il protocollo distingue gli interventi su arredi moderni, arredi storici (non di pregio o per i quali comunque non è necessario il via libero delle Soprintendenze), maniglie e superfici metalliche o in vetro prevedendo una serie di attività di pulizia specifiche accompagnate da precauzioni come l’uso di prodotti chimici, la ventilazione degli ambienti, l’uso di mascherine, guanti, camici, la decontaminazione delle attrezzature usate per l’igienizzazione. Nel protocollo è contemplata l’igienizzazione dell’area in cui si svolge la funzione religiosa almeno una volta al giorno, alla fine delle celebrazioni. Ci sono, infine, le indicazioni relative alle misure igienico-sanitarie - dal lavarsi le mani al distanziamento tra persone – divenute prioritarie in tempi di pandemia.
«Per immobile di pregio da igienizzare con il via libera delle Soprintendenze pensiamo, ad esempio, a un coro ligneo» puntualizza don Gaetano. «Alcune indicazioni del protocollo – aggiunge il sacerdote – erano già seguite dopo il via libera, qualche settimana fa, ai funerali con ingresso in chiesa limitato a 15 persone. Nessun problema nel seguire tutti i dettami del protocollo, con le particolari attenzioni prescritte per gli oggetti».
Il sacerdote torna a insistere sulla necessità di tutelare gli anziani. «Dobbiamo riaprire con cautela ed è bene, ripeto, che stiano a casa e che valutino insieme ai figli, ai parenti, l’opportunità di recarsi in chiesa. Lo dico anche se sarà difficile che ascoltino, lo so. Ma è giusto – conclude il parroco – valutare ciò che è accaduto non limitandoci a pensare a noi del sud, fortunati perché il virus ha colpito poco per una serie di circostanze. Dobbiamo valutare ciò che è accaduto in altre parti del Paese e ribadire il primato della salute. Chiudere le chiese è stata ritenuta una misura necessaria, di protezione per tutti. Riapriamo non dimenticando i morti, i malati. È importante».
















