La storia

Bari, invalida al 100%: da 4 anni in lotta con l'Inps per indennità accompagnamento

Valentino Sgaramella

Il figlio della donna è stato condannato per mafia: «Per questo mi sequestrarono il mio misero conto corrente»

Una anziana di 76 anni con una invalidità al 100% già riconosciuta dalla commissione medica non riesce a ricevere l’indennità di accompagnamento. Vive con 700 euro di pensione e altri 600 euro le consentirebbero di pagare una collaboratrice domestica. La signora è costretta a letto da una serie di gravi patologie. In questa vicenda c’è una storia nella storia perché la signora ha un figlio già condannato con sentenze ormai definitive perché riconosciuto essere in passato uno dei boss del San Paolo. Oggi l’uomo è malato di Aids e a causa delle sue precarie condizioni di salute è stato scarcerato: vive anch’egli ormai quasi perennemente a letto in un suo appartamento.

La signora parla a fatica ed è difficile seguirla nel suo discorso. Cominciamo dicendo che ha subito 2 infarti del miocardio. Dall’ospedale San Paolo viene trasferita al Policlinico dove le praticano uno stent coronarico ed un’angioplastica. In seguito le diagnosticano un nodulo polmonare di natura benigna che le rimuovono ma che si ripropone successivamente. Ha subito diversi interventi chirurgici agli arti inferiori, cammina in effetti con estrema difficoltà. Infine, il diabete le ha prodotto una cataratta ad un occhio mentre all’altro le diagnosticano un glaucoma in fase iniziale.

«Dall’occhio sinistro non vedo per niente», dice. Ha un’ernia del disco intervertebrale su cui non si può intervenire chirurgicamente perché si temono ripercussioni cardiache. Vive 24 ore al giorno a letto con 16 compresse. I farmaci le hanno provocato un risentimento gastrico per cui attualmente è in attesa di effettuare una gastroscopia. Da 4 anni la signora lotta per ottenere un’indennità di accompagnamento di circa 600 euro dall’Inps. Un giudice e una commissione medica provinciale le hanno riconosciuto il 100% di invalidità. Il 16 maggio scorso finalmente tutte le pronunce sono emesse a suo favore. Sta di fatto che l’indennità le viene ancora negata. «Non ho nessuno, devo pagare una persona che venga in casa mia perché sono sempre a letto, mi hanno comunicato che l’indennità non potrò percepirla prima di dicembre prossimo, ho urgente bisogno perché sono in uno stato pietoso».

La signora vive da sola. Suo figlio, come già detto, ha scontato alcune condanne per mafia poi gli hanno diagnosticato l’Aids e ora anche lui è costretto a letto, non riesce a camminare da solo e vive in un’abitazione a Palese. Sua madre, anni fa, dopo aver lavorato nell’ospedale San Paolo, dovette licenziarsi e ricevette una piccola liquidazione che fu depositata in banca. «Mi chiamarono dall’istituto di credito per dirmi che il mio conto corrente era stato bloccato e tramite un legale riuscimmo a scoprire che quei soldi erano sequestrati per via delle vicende giudiziarie di mio figlio - ricorda -. Mio figlio per campare aveva un locale con dei biliardi e andava gente a trattenersi finché la polizia non fece degli arresti ed è rimasto parecchio tempo in carcere». In quel periodo lo Stato blocca anche i soldi della pensione della signora. «Hanno detto che quei soldi erano in realtà di mio figlio ma non è così. I soldi me li tolsero a febbraio e ad agosto fui costretta ad andare in Procura a parlare con i magistrati e feci molto chiasso quel giorno. Alla fine me li restituirono per fortuna a settembre».
Oggi vive con una pensione Inps di 700 euro. Non può pagare una badante che l’aiuti. «Io ho tutti i requisiti per ottenere quell’assegno, la mia invalidità è stata certificata dalla commissione medica, non posso continuare così».

Privacy Policy Cookie Policy