L'intervista
Cassano torna a Bari: «Questi vicoli mi hanno fatto crescere. Paparesta provò a riportarmi in biancorosso»
L'ex fantasista della Nazionale: «Io per sempre legato alla città, meriterebbe di tornare nella massima serie. Porterò la mia famiglia a vedere la città vecchia»
Talento immenso, classe infinita, fantasia al potere. Ovvero, Antonio Cassano, 43 anni, «orgogliosamente di Bari vecchia», racconta l’ex calciatore che, con uno dei suoi dribbling, questa volta non lascia sul posto uno dei tanti difensori che provavano invano a toglierli il pallone, ma il cronista alle prese con un falso mito da sfatare: il presunto complicato rapporto con la città. «Non è così, semplicemente dal 2007 vivo a Genova con la mia famiglia, c’è anche mia madre lì. A Bari non ho più nessun altro a livello affettivo, la mia vita da 18 anni è in Liguria». Ecco perché, dopo una lunga astinenza, ha un sapore particolare il ritorno di Cassano nella città in cui è nato e che lo ha lanciato. L’occasione è “Viva El Tour”, la declinazione teatrale del progetto live Viva El Futbol, il seguitissimo podcast realizzato con Lele Adani e Nicola Ventola. La formula pensata per portare anche sul palco il talk sportivo fuori dagli schemi passerà dal teatro Team. Fischio d’inizio, lunedì 2 febbraio, ore 21. Davvero rare le sue interviste, ne approfittiamo.
Cassano, allora, che effetto le fa tornare a Bari?
«Sarà molto emozionante, sono legato alla città in cui sono nato, in particolare al mio quartiere, Bari vecchia. È stata la mia salvezza, mi ha fatto crescere velocemente tra quei vicoli dove da bambino prendevo a calci un pallone».
Segue ancora il Bari?
«Sempre, ci mancherebbe. La mia carriera è partita da lì, è il club che mi ha lanciato nel grande calcio».
Sono tante, troppe stagioni buie. Come le sta vivendo?
«Sono anni molto infelici, non c’è alcun dubbio. I De Laurentiis si possono criticare, però la proprietà è solida e non ci sono debiti. Ciò detto, è chiaro che devono arrivare i risultati. Bari è una di quelle città del Sud che meritano il grande palcoscenico. Quando accadrà? Non lo so, ma penso che se hai una proprietà importante prima o poi tutto viene di conseguenza».
Lei non hai mai avuto padroni, cosa pensa di chi è proprietario di due club?
«Mai avuto né capi, né padroni fatta eccezione per i miei figli e mia moglie, gli unici che possono dire quello che vogliono. Per quanto riguarda De Laurentiis, è fondamentale avere una società solida che paga puntualmente, aspetto importante per la tranquillità dei ragazzi. Poi però servono giocatori di un certo tipo. Io non so se i De Laurentiis vogliono andare avanti, che idea hanno. La certezza è che il Bari deve tornare in serie A dove merita di stare per il suo pubblico e per la sua città. Punto e basta».
Che messaggio sente di dare ai tifosi del Bari?
«Sono un loro sostenitore, il Bari è la squadra che ho nel cuore»...