dopo la squalifica

Nuoto, Tarantino fa un bagno d’umiltà: «Errare è umano, ora sono matura»

stefano palazzo

La salentina a cuore aperto dopo il caso del furto all’aeroporto di Singapore: il distacco dai social, la forza del gruppo e il ritorno in acqua con nuove consapevolezze. «Nessuno è perfetto»

«Errare è umano, ma ora so quanto valgo». Chiara Tarantino è tornata. Non solo fisicamente sul blocco di partenza, come accaduto recentemente in un meeting a Milano, ma soprattutto come persona. Dopo un periodo di assenza forzata e riflessioni profonde, la velocista azzurra ha deciso di aprirsi in un’intervista senza filtri, ripercorrendo i mesi che l’hanno cambiata per sempre. La 23enne nativa di Corato ma salentina di adozione, specialista dello stile libero, è una delle velociste di punta della Nazionale italiana di nuoto, tesserata per il team In Sport Rane Rosse e per le Fiamme Gialle. Già protagonista nelle staffette azzurre e medagliata a livello giovanile ed europeo, ha partecipato alle Olimpiadi di Parigi 2024 centrando la storica prima finale azzurra nella staffetta 4x100 stile libero. La scorsa estate è stata protagonista in negativo con la compagna di squadra Benedetta Pilato in uno spiacevole episodio nell’aeroporto di Singapore, quando le due atlete pugliesi furono sorprese a nascondere degli oggetti nello zaino prelevati in un negozio del duty free; cosa che ha comportato per le due ragazze pugliesi tre mesi di sospensione da tutte le attività sportive da parte della Federnuoto. Lo scorso weekend la Tarantino, dopo aver ripreso gli allenamenti a gennaio, è tornata a gareggiare per la prima volta, ad un meeting a Milano.

Cosa le ha lasciato questa esperienza così complessa?

«Parto col dire che sono una persona ottimista e abbastanza positiva. Questa esperienza, seppur veramente brutta, perché non trovo un altro aggettivo per descriverla, mi ha lasciato qualcosa di buono: mi ha fatto crescere tanto come persona e mi ha fatto mettere la testa a posto. Ho capito che il nuoto è veramente una parte di me. Mi è mancato tutto: la piscina, i compagni, persino gli stimoli della fatica quotidiana. Ma l’ho affrontata a testa alta, ritrovando subito lucidità e razionalità. Alla fine credo che a tutto ci sia sempre rimedio».

In questo periodo ha sorpreso molti chiudendo i suoi profili social. Perché questa scelta?

«Non sono una persona molto “social” e ho preferito chiudere tutto per ritrovare tranquillità. Oggi queste piattaforme sono troppo rilevanti, condizionano l’umore in base a come appari o a quello che dice la gente. Ho letto i commenti, ma non tutti, non mi toccavano particolarmente perché purtroppo, o per fortuna, al giorno d’oggi sono molto rilevanti i social, forse anche troppo. E basare il proprio umore, la propria vita su queste piattaforme, su quello che dice la gente, in base a come appari, per me non ha senso, non fa bene. Purtroppo ne siamo diventati tutti dipendenti, però posso dire che sono anche stata bene quei giorni in cui non ero “connessa”».

Com’è stato gestire lo stato di forma e la routine senza le gare?

«Mantenere la forma è stata dura. Il primo mese è stato molto difficile perché dovevo ancora realizzare tutto. Mi mancava la mia routine, anche se è tosta, con la sveglia alle 6:30 ogni mattina. Poi però ho deciso di non guardarmi più indietro, ho accettato le conseguenze e ho avuto pazienza. Sono andata avanti».

Chi le è stato più vicino tra le sue colleghe?

«Il rapporto con le altre ragazze si è addirittura fortificato. Sara Franceschi e Simona Quadarella, di cui sono molto amica, mi sono state molto vicine. E poi c’è Sofia (Morini, ndc), che per me è più di una migliore amica, è una sorella. È l’unica a cui racconto tutto, non mi sono mai sentita giudicata da lei. Ci sosteniamo sempre, qualunque cosa accada».

E dal punto di vista tecnico e istituzionale?

«Ho avuto un supporto incredibile da tutti, sia dal mio allenatore Alberto (Burlina, il tecnico che l’allena da due anni al Centro federale di Verona, città in cui Chiara si è trasferita per potersi allenare quotidianamente in una vasca da 50 metri, ndc), che dalla Federazione e, ovviamente dal mio Gruppo sportivo dalle Fiamme Gialle, che è diventato una seconda famiglia: mi hanno accolta nel loro centro, si preoccupavano per me. Non mi aspettavo tutto questo calore, è stato fondamentale».

C’è un legame particolare con il suo primo tecnico Borgia e le sue radici?

«Mauro è uno di famiglia. C’è sempre stato, dall’inizio a oggi, ed è stato molto premuroso in questi mesi. Da quando ha iniziato ad allenarmi fino ad oggi abbiamo sempre avuto un rapporto stupendo noi due. Si è preoccupato molto per me, mi è stato molto vicino preoccupandosi di sapere come stessi. Una persona molto premurosa. Gli voglio veramente un mondo di bene. Così come la mia amica Federica Toma (dorsista salentina della nazionale italiana, ndc) con cui ho un rapporto di grande fiducia. Quando scendo a casa, a Lecce, non vedo l’ora di rivederli».

Benedetta Pilato, dopo il «fattaccio di Singapore», scrisse un post sul suo profilo Instagram, in cui prendeva le distanze dichiarando di «essere stata indirettamente coinvolta in uno spiacevole episodio», post in seguito cancellato. Tutti hanno tratto la conclusione che fossi lei il bersaglio delle sue esternazioni. Ma quando ha avuto il colloquio con la giustizia sportiva la Pilato ha ammesso le sue colpe. Può spiegarci cosa è successo quel 14 agosto alla vigilia del rientro in Italia?

«Credo che entrambe sappiamo veramente quello che è successo. Io mi sono presa le mie responsabilità perché ho deciso di seguire questa linea, che è sempre la più giusta secondo me. Per il resto, ognuno decide quello che deve fare della propria vita e ne accetterà le conseguenze».

Ha mai temuto di aver rovinato tutto con i suoi errori?

«No, io non ho mai creduto di aver rovinato tutto. Ripeto, io sono una persona abbastanza ottimista. Purtroppo errare è umano, nessuno è perfetto. Noi l’abbiamo combinata abbastanza grossa, questo è vero, però evidentemente doveva succedere per farci capire che bisognava mettere la testa a posto. Oggi mi sento una persona più matura, più responsabile. So quanto valgo, non vedo l’ora di ritornare sul piano vasca per far vedere chi è Chiara Tarantino, sia come atleta che come persona».

Che messaggio vuol dare ad altri giovani atleti che potrebbero trovarsi in situazioni difficili o a dover affrontare delle conseguenze per i propri errori?

«ll consiglio che mi sento di dare ai più giovani è di non abbattersi mai, guardare sempre dritto. Mai ascoltare i giudizi degli altri, ascoltare solo se stessi. Ognuno di noi sa quanto vale».

Che sensazione ha provato tornando finalmente in gara e anche per la convocazione in Nazionale del prossimo 24 febbraio ad Ostia per il collegiale delle velociste azzurre?

«A Milano è stato strano trovarsi di nuovo davanti al blocco dopo tanti mesi: non credo nemmeno di aver realizzato, in realtà. Era un meeting per rompere il ghiaccio, il tempo non era importante, praticamente la mia prima gara della stagione. Mauro dice sempre che sono un “animale da gara” ed è vero: amo gareggiare e confrontarmi, nel bene e nel male. Sono molto felice della convocazione nel collegiale velocisti. Ringrazio la Federazione che mi ha inserita nelle convocate, mi piace l’idea di potermi confrontare anche con le nuove leve, le più giovani, è sempre un grande stimolo per me».

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