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Checco Zalone è immortalato da vivo nel mezzobusto del siciliano Giuseppe Marino, vincitore del concorso indetto dal Multiplex Teatro Fasano di Taviano (Lecce), nella cui hall verrà esposto. Ha prevalso sui 18 bozzetti presentati. A effettuare la scelta, una giuria composta da Gennaro Nunziante, il regista dei film del celebrato, dal prof. Paolo Pellegrino e da Antonio Mosticchio, direttore della multisala.
Luca Medici, da Bari, se lo merita un piccolo monumento. Ha svecchiato la solita caricatura pugliese. Non più il dialetto, i tic e i luoghi comuni di una regione utilizzati per suscitare la risata facile, bensì un attacco frontale al politicamente corretto, sferrato con il principio analizzato ed esplicitato da Henri Bergson in Le rire, l’ineludibile saggio sulla comicità: «L’indifferenza è il suo ambiente naturale. Il maggior nemico del riso è l’emozione». Non si può scatenare ilarità se non si rinuncia a ogni empatia. Quindi, giù contro tutto quanto adultera la visceralità dell’esistenza. Nessuna pietà per nessuno.
A modo suo, la formula di Checco Zalone non si rapprende in una maschera territoriale. Che parli pugliese è casuale. La sua satira non ha nazionalità, vale ad ogni latitudine, come si comprende bene in Quo Vado. Pur scaturendo da un disincanto tutto radicato.
La prevalenza mediatica ha cambiato il meccanismo dell’adorazione rituale. Non più riservata a figure ieratiche di un passato ormai obliterato dalla televisione, dal cinema e da Internet.
La statua di 175 centimetri a Porto Cesareo raffigurante Manuela Arcuri evoca addirittura un’epopea, che dal costume passa alle vicende giudiziarie. Fu «scoperta» il 19 luglio 2002, con l’epigrafe: «Il mare di Porto Cesareo a Manuela Arcuri simbolo di bellezza e prosperità». Non era ancora l’epoca dei selfie, ma già i turisti imperversano con pose sotto il monumento. A questo si aggiunge un vezzo osé: i pescatori prendono l’abitudine di palpare il lato B della statua prima di uscire in mare, e le loro consorti pretendono a gran voce la rimozione di questa… rivale in pietra leccese. Sono accontentate il 30 marzo 2010, quando l’allora sindaco Vito Foscarini e la sua amministrazione deliberano l’asportazione della statua. La quale torna al medesimo posto l’8 luglio 2011, per volere della nuova giunta comunale, quella di Salvatore Albano. Il lato B viene restaurato per l’usura precedente. Un anno dopo la Procura di Lecce indaga, fra gli altri, il nuovo sindaco per l’ipotesi di violazioni paesaggistiche. La scultura sorgerebbe in un’area demaniale, concessa dalla Capitaneria di Porto. Nel dicembre del 2012 l’inchiesta viene archiviata.
La statura guadagnata durante la permanenza terrena è proporzionale a quella delle statue celebrative. Perciò al metro e settantacinque della Manuela Arcuri di Porto Cesareo si contrappone la Marlyn Monroe di otto metri situata al centro di Michigan Avenue, l’arteria più importante di Chicago.
Viceversa, quasi nessuno si accorge del Charlie Chaplin che se ne sta nella Leicester Square della movida londinese. Quasi a richiamare l’apparente piccolezza del Grande Charlot, lo si è posto sommessamente nel mezzo dei giardini che adornano la chiassosa e animata zona delle notti allegre nella capitale inglese.
La passione per il lato B delle statue contagia anche le donne, verso gli uomini. Ne sanno qualcosa le natiche di Brad Pitt e le labbra George Clooney, ambedue di cera, esposti al museo londinese di Madame Tussauds. Nel 2007, il periodo di maggior trionfo cinematografico della coppia di divi, scoppia il caso da cronaca rosa. Dichiara un portavoce della struttura museale di Londra: «Le nostre statue di cera sono così verosimili che a volte il pubblico si lascia andare un po’ troppo e tocca dove non dovrebbe. Nel caso di Brad Pitt e George Clooney il successo è stato sensazionale e noi ne siamo molto contenti, ma non ci aspettavamo di dover rifare le statue dopo un solo giorno di esposizione».
Anche e soprattutto la musica ha i suoi idoli, la cui morte spesso precoce e inattesa ne esalta la persistenza nell’immaginario e si esprime con una venerazione ad memoriam fatta di statue. Si parla di erigerne una di Lucio Dalla in piazza Celestini, a Bologna, poco distante dall’abitazione del cantante.
Il complesso che ha fatto il sound del XX secolo è quello dei Beatles. Nessuna meraviglia, dunque che a Liverpool, la loro città di origine, vi sia un John Lennon poggiato all’angolo del Carvern Pub su Mathew St., il locale dove i Fab Four cominciarono a esibirsi. Tutti insieme, poi, li si ritrova in una composizione al centro commerciale Cavern Walks, dove i Beatles sono immobilizzati per sempre in una delle loro irripetibili esibizioni dal vivo.
Tutto questo, comunque, sbiadisce dinanzi all’oceanica massa di fedeli di Elvis Presley. Eccolo con la chitarra in spalla a Beale Street, nella natia Memphis. Il tempio ufficiale della sua religione è però Graceland, la casa museo al numero 3734 del Boulevard Elvis Presley, la seconda residenza più famosa e visitata degli Stati Uniti dopo la Casa Bianca.
Gli antichi avevano le divinità dei rispettivi regni ultramondani, i moderni li sostituirono con gli artefici umani del progresso, della scienza e dell’arte, i contemporanei volgono all’effimero dei media. Non li si sottovaluti. Totò rimarrà stampato nella memoria di tutti con le sue battute fulminanti. Checco Zalone, per alcuni, potrebbe essere candidato a succedergli. Ai posteri l’ardua sentenza; intanto, sia lui che gli altri compongono il nuovo Olimpo di luci, suoni ed elettronica.

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